Vulvite irritativa e altre cause di prurito vulvare

Principali cause di vulvite venerea e non venerea

Il termine vulvite è utilizzato in dermatologia genitale per definire un vasto gruppo di patologie cutaneo mucose localizzate a livello vulvare. In questo caso il suffisso -ite serve a indicare un processo infiammatorio a carico vulvare, che non sempre è di natura infettiva. Infatti oltre alle forme infettive di vulvite (per esempio vulvite da Candida, herpes genitale, vulvite da gonococco, sifilide primaria, ulcera molle, linfogranuloma venereo, granuloma inguinale, condilomi acuminati, condilomi piani, tricomoniasi, vulvite da clamidia, vulvite da micoplasma, scabbia genitale, ftiriasi, micosi, impetigine, molluschi contagiosi) esistono anche forme di vulvite non infettive (per esempio vulvite plasmacellulare di Zoon, vulvite psoriasica, vulvite seborroica, vulvite atopica, vulvite da pannolino, vulvite eczematosa da contatto, lichen simplex genitale, lichen scleroatrofico, lichen planus, afte vulvari, dermatite erpetiforme genitale, malattia di Darier, acanthosis nigricans, tricomicosi, intertrigine, idrosadenite suppurativa). Ci sono anche manifestazioni vulvari di interesse dermatologico ma a carattere non infiammatorio come ad esempio i nei, la melanosi genitale, il melanoma e la vitiligine. Oltre che per problemi di vulvite, in dermatologia genitale femminile vengono comunemente riscontrate anche situazioni fisiologiche (tra cui angiomi rubini, nevo blu, nevo di Unna, nevo di Meyerson, nevo di Sutton, cheratosi seborroica, angiocheratomi vulvari, grani di Fordyce e papillomatosi vestibolare). Un’altra condizione di frequente osservazione è la secchezza dei genitali esterni, la cui disidratazione (vulvite xerotica) può esporre la donna a ripetuti episodi di vulvite irritativa da contatto (VIC). La paziente con vulvite cronica (cioè persistente, resistente alla terapia o comunque con infiammazione intima di lunga durata) va seguita in maniera multidisciplinare sia dal dermatologo che dal proprio ginecologo di riferimento. Al momento della visita venerelogica non è raro che la paziente abbia richiesto tale visita a causa di una vulvite persistente, e venga fuori magari un problema di altra natura, come nel caso dei nevi melanocitici genitali, raramente controllati forse anche per motivi di imbarazzo da parte di alcune pazienti.

Immagini di papillomatosi vestibolare (in alto) e melanoma genitale in paziente con vulvite (in basso)

Anatomia della vulva e dei genitali esterni femminili

La vulva è il tratto più esterno degli organi genitali femminili. Essendo rivestita di cute, la maggior parte delle manifestazioni cutanee dermatologiche e veneree possono avere localizzazione in questo distretto corporeo. La vulva si estende dalla sinfisi pubica fino a un centimetro dall’orifizio anale, ed è costituita da due pliche cutanee esterne chiamate valve o grandi labbra (ricoperte di peluria) e da altre due pliche cutanee interne chiamate ninfe o piccole labbra, prive di follicoli piliferi. Mentre le grandi labbra si congiungono in alto nel cosiddetto monte di Venere, le piccole labbra delimitano il vestibolo della vagina e si congiungono in alto a formare la clitoride, organo erettile della donna chiamato anche glande femminile. L’infiammazione di questo distretto corporeo, cioè del vestibolo (dal latino vestibŭlum = ingresso) prende il nome di vestibolite vulvare, e quando si associa a bruciore intimo o dolore prende il nome di vulvodinia. La cute vulvare risente anche dell’attività ormonale della donna, e cambia a seconda della fase del ciclo mestruale e dell’epoca della vita. Una vulvite pediatrica può avere origini e sintomi anche molto diversi rispetto a una vulvite dell’età geriatrica (per esempio vulvite atrofica). Si parla invece di vulvovaginite quando oltre alla vulva, il processo infiammatorio si estende anche al canale vaginale. Capita abbastanza spesso che al momento della visita venerea richiesta per una comune vulvite, emergano invece piccole formazioni verrucose poco visibili a occhio (per esempio microcondilomi), e visualizzati con metodiche rapide e non invasive come ad esempio la vulvoscopia. In queste situazioni è possibile distinguere eventuali condilomi da formazioni fisiologiche come le papille fisiologiche dei genitali (hirsuties papillaris genitalis), gli angiocheratomi genitali e i granuli di Fordyce.

I condilomi anogenitali possono presentarsi a livello vulvare, vaginale e anale

Vulvite cronica resistente alla terapia

Essendo molteplici le possibili cause di vulvite, in presenza di un processo infiammatorio persistente (per esempio prurito intimo) è importante consultare il proprio medico di famiglia per valutare a seconda dei sintomi presenti, la possibilità di una consulenza presso il proprio ginecologo o il proprio dermatologo di riferimento, così da giungere a una diagnosi sulla quale orientare una terapia farmacologica mirata. In determinati tipi di vulvite e vulvovaginite possono essere talora richiesti determinali esami (per esempio esami ematochimici per malattie veneree, esame delle urine con urinocoltura, esame colturale, ricerca acaro, patch test). In presenza di una vulvite persistente, la negatività di tali esami non vuol dire che la paziente non ha nulla, ma semplicemente che le cause della sua vulvite non sono di origine infettiva (per esempio tampone negativo, esami ematochimici negativi) né di natura allergica (nel caso dei patch test negativi). È importante ricordare che in dermatologia genitale non vi sono solo le vulviti infettive e allergiche, ma anche numerose forme di vulvite infiammatoria (per esempio psoriasi genitale, vulvodinia) che meritano la stessa attenzione di una malattia venerea, in quanto generano nella paziente un enorme disagio, sia dal punto di vista dei sintomi (per esempio arrossamento, prurito, bruciore, dolore, secrezione) sia dal punto di vista emotivo, che nei casi più estremi può essere vissuto come una sorta di venereofobia, nel timore di aver contratto una malattia contagiosa o di poterla trasmettere al proprio partner. Anche quando di natura non venerea, una vulvite persistente può creare non pochi disaggi alla donna all’interno del proprio rapporto di coppia. Per quanto riguarda la cura della vulvite, essa dipenderà dalle cause scatenanti. Ad esempio una vulvite da Candida sarà curata con farmaci antimicotici, che saranno invece del tutto inutili in presenza di una vulvite psoriasica, che richiederà invece farmaci spercifici (per esempio steroidi topici, analoghi della vitamina D). Le terapie con farmaci topici (per esempio creme cortisoniche, antibiotici topici, tinture antimicotiche, farmaci antivirali) vanno effettuare per il periodo indicato al momento della visita medica, evitandone l’abuso. Anche la detersione intima è molto importante, ma con il trascorrere del tempo l’abuso di disinfettanti troppo aggressivi potrebbe interferire con il prezioso microbiota intimo (per esempio lattobacilli) che invece andrebbe rispettato, in quanto rappresenta la prima difesa nei confronti dei più comuni agenti patogeni. L’applicazione di gel naturali (per esempio gel di aloe, olio di mandorle, lipogel di vitamina E) privi di parabeni e altre sostanze sensibilizzanti, è un buon modo per idratare la cute vulvare quando vi è un’eccessiva secchezza come ad esempio in presenza di vulvite irritativa.

Immagini di piattole genitali (in alto) e di follicolite genitale (in basso)