Protezione solare: quale scegliere?

Protezione solare con cappello, occhiali e maglietta

La protezione solare (fotoprotezione) è importante per proteggere la pelle da un’eccessiva esposizione a radiazioni solari UVB, UVA, VIS e IR. In estate è molto importante evitare di esporsi eccessivamente nelle ore centrali della giornata, soprattutto nella fascia oraria compresa tra le ore 11 e le ore 15. Oltre alle creme dermatologiche ad alto fattore di protezione solare è importante soprattutto per bambini e anziani, indossare cappello, occhiali da sole e maglietta.

Fotoprotezione topica e i moderni solari biologici

La fotoprotezione topica viene effettuata solitamente mediante speciali cosmeceutici solari, che spalmati sulla pelle, sono in grado di proteggerla dai danni indotti dalle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti di sole e sorgenti artificiali di raggi ultravioletti. Esistono in commercio diversi tipi di protezione solare, suddivisi per composizione chimica, fattore di protezione solare e fascia di età. Le creme solari tradizionali possono contenere sia filtri chimici (sostanze chimiche in grado di assorbire la banda dell’ultravioletto che si desidera bloccare e convertirla in energia termica), che filtri fisici (minerali in grado di riflettere i raggi ultravioletti). I moderni cosmeceutici ad alto fattore di protezione solare sono disponibili in crema, gel, emulsione, schiuma, latte, olio e spray invisibile. I solari di ultima generazione sono quasi del tutto trasparenti, consentono una buona pigmentazione e possono contenere rimedi idratanti, opacizzanti, vasoprotettori, seboregolatori o schiarenti a seconda delle necessità del paziente.

Protezione solare di nuova generazione (crema trasparente a sinistra) e di vecchia generazione (crema biancastra a destra)

Alcune creme ad alto fattore di protezione solare sono resistenti all’acqua (water resistant) o addirittura impermeabili a essa fino a 80 minuti dall’immersione (water proof). Alcune protezioni solari di vecchia generazione potevano contenere al loro interno sostanze potenzialmente sensibilizzanti (per esempio nichel, parabeni, profumi) o inquinanti per l’ambiente marino (per esempio petrolati, siliconi, acrilati e paraffine). A parità di fattore di protezione e spalmabilità, una buona protezione solare dovrebbe anche essere dermocompatibile (assenza di interferenti endocrini e di sostanze sintetiche o sensibilizzanti), ecocompatibile (assenza di agenti inquinanti dentro e fuori la confezione) e cruelty free (non testata su animali). È auspicabile in un prossimo futuro, l’uso di solari biologici al 100%, intesi come cosmeceutici naturali con un certificato di qualità in grado di garantire l’origine delle sostanze naturali impiegate e una buon fattore di protezione UVA e UVB. Le creme ad alto fattore di protezione solare (quelle moderne sono quasi trasparenti e consentono una tintarella omogenea e duratura), vanno applicate più volte soprattutto ai primi giorni di esposizione, almeno fino a quando la pelle non produce una buona pigmentazione. Alcune di esse sono dei veri e propri dispositivi medico chirurgici contenendo al loro interno oltre ai classici filtri solari, anche sostanze in grado di favorire la riparazione del DNA fotodanneggiato, di potenziare importanti attività enzimatiche cutanee (per esempio enzima fotoliasi) e di stabilizzare l’azione antiradicalica sulle membrane cellulari. Alcune creme solari contengono ectoina un aminoacido idrofilo ad azione citoprotettiva, antinfiammatoria e fotoprotettiva, prodotto naturalmente da alcuni batteri estremofili (es. Halomonas elongata) per difendersi dall’azione tossica di una quantità eccessiva di raggi ultravioletti. Nonostante l’ampia scelta di prodotti solari, si raccomanda anche quest’anno un’esposizione graduale al sole e l’uso di creme con fattore di protezione adeguato al fototipo e alla fascia di età, suggerite dal proprio dermatologo.

Fotoprotezione sistemica, nutraceutici e fotoimmunoprotezione

La cute si difende dai radicali liberi prodotti dall’interazione con i raggi ultravioletti, attraverso uno straordinario meccanismo di difesa (fotoprotezione naturale), grazie a un progressivo ispessimento dell’epidermide, alla produzione di eumelanine e all’azione coordinata di speciali antiossidanti endogeni (per esempio coenzima Q, vitamina C, glutatione, vitamina E, superossido dismutasi, catalasi). In alcuni casi, al momento della visita specialistica, possono essere consigliati in aggiunta alle buone regole di fotoesposizione (ad esempio maglietta, occhiali, cappello, creme solari), alcuni rimedi naturali in grado di potenziare tale sistema e di consumare alimenti freschi tipo carote (carotene), pomodori (licopene), patate (acido lipoico), spinaci (luteina e zeaxantina) e uva (resveratrolo). In estate è importante bere abbastanza acqua e consumare regolarmente frutta, ortaggi e verdure ad alto contenuto di vitamina C e polifenoli ad azione antiossidante (per esempio agrumi, ananas, kiwi, papaia, melone, pesca e albicocca). Alcuni nutraceutici di interesse dermatologico, comprendono fotoprotettori sistemici in grado di modulare l’interazione tra radiazioni solari e sistema immunitario cutaneo e in questi casi si parla di fotoimmunoprotezione. La fotoprotezione sistemica può, in alcuni casi selezionati al momento della visita, rappresentare un utile supporto alle buone regole di fotoesposizione, ma non sostituisce le creme solari consigliate dal proprio dermatologo.

Fotoprotezione selettiva o fotoprotezione controllata

Alcune creme ad alto fattore di protezione sono considerati veri e propri dispositivi medici di nuova generazione, in grado di consentire una fotoprotezione selettiva, favorendo unicamente il passaggio di radiazioni ultraviolette con lunghezza d’onda terapeutica (per esempio UVB con una lunghezza d’onda prossima ai 311 nm) utili durante la fototerapia a banda stretta o durante l’eliobalneoterapia effettuata dai pazienti affetti da problematiche dermatologiche come la psoriasi, la vitiligine.

Perché il sole fa bene alla pelle?

Il sole è indispensabile alla vita ed è un prezioso alleato della nostra salute. I raggi ultravioletti solari, convertono il 7-deidrocolesterolo dell’epidermide in provitamina D3 (colecalciferolo), che viene in seguito attivata in vitamina D (calcitriolo). Alle nostre latitudini, una corretta esposizione al sole può assicurare una quantità di vitamina D per tutto l’anno (una parte di essa verrà immagazzinata come riserva nel tessuto adiposo e tornare disponibile nei mesi invernali). La produzione di vitamina D «rafforza» le ossa (prevenzione del rachitismo) e la pelle (la vitamina D in crema è utilizzata nella terapia topica di alcune forme di psoriasi).

Alcune forme di acne (in alto) e dermatite atopica (in basso), possono migliorare durante la stagione balneare

Quando il sole fa male alla pelle?

Nel periodo estivo solitamente migliorano molte patologie dermatologiche (per esempio acne, psoriasi, ittiosi, dermatite atopica, lichen planus, pitiriasi lichenoide, eczema nummulare, prurigo nodulare) grazie all’azione sebo e immunoregolatrice dei raggi ultravioletti, mentre tra quelle che invece possono peggiorare al sole ricordiamo la rosacea, l’herpes, l’acne di Majorca, la malattia di Darier, la porocheratosi attinica, l’acanthosis nigricans e il cloasma. In seguito all’esposizione al sole, la pelle attiva una cascata mediatori, in grado di modulare la bilancia immunologica Th1/Th2 (es. citochine, neurotrasmettitori, etc), di migliorare la risposta allo stress (es. serotonina, dopamina, etc) e le reazioni infiammatorie (es. cortisolo). Tuttavia un’errata esposizione al sole può predisporre nel tempo a un vasto gruppo di patologie denominate fotodermatosi, che vanno dal comune eritema solare fino a reazioni più importanti come l’orticaria solare, la dermatite polimorfa solare, le reazioni fototossiche e le reazioni fotoallergiche. Un uso irragionevole del sole «invecchia la pelle» e aumenta l’incidenza di alcuni tumori cutanei (tra cui basalioma, cheratosi attinica, spinalioma e melanoma). In assenza di patologie, non è il sole che fa male alla pelle, ma lo sono di certo le ripetute scottature solari.

Cheratosi attiniche (foto in alto) e basaliomi (foto in basso) sono correlati a una fotoesposizione cronica, anche involontaria

Come si calcola il fattore di protezione solare?

Il fattore di protezione solare delle creme viene calcolato in laboratorio con diversi metodi e scale di misurazione. Uno tra questi è il cosiddetto metodo COLIPA proposto dall’European Cosmetics Trade Association. Su un’area cutanea utilizzata come test (area A), viene applicata e massaggiata una quantità standard di crema solare (2 mg di crema per centimetro quadrato). Quest’area viene esposta ai raggi ultravioletti emessi da un simulatore solare, un’apparecchiatura simile a una lampada, che funge da sorgente artificiale di raggi ultravioletti. Con lo stesso sistema viene irradiata anche un’area cutanea in cui non è stata applicata la crema solare (area B). La quantità di raggi ultravioletti necessaria a scatenare una minima reazione di arrossamento alla pelle è chiamata MED (Minimal Erythema Dose = minima dose eritemigena). Il fattore di protezione solare di una crema (SPF = Sun Protection Factor) è un numero che deriva dal rapporto tra due grandezze, e precisamente tra la MED dell’area protetta dalla crema solare, e la MED dell’area non protetta. Anche la resistenza all’acqua di una crema solare waterproof, viene calcolata con lo stesso sistema, con la ripetizione del test dopo che la pelle è stata immersa per venti minuti e poi asciugata. Se dopo due immersioni in acqua la crema solare conserva un’efficacia di almeno il 50% si parla di crema resistente all’acqua (water resistant). Una volta aperta la confezione, con il trascorrere del tempo la crema solare perde gradualmente la sua efficacia nel tempo per motivi che dipendono dalla fotostabilità e dalla fotodegradazione dei filtri solari in essa contenuti.

Il fattore di protezione solare di una crema viene calcolato in laboratorio

Dopo quanto tempo una protezione solare perde di efficacia?

L’efficacia di una crema solare già utilizzata in precedenza, può essere inferiore a quella garantita dal prodotto appena aperto. Prima di applicare una protezione solare, è importante controllare non solo la data di scadenza riportata sulla scatola, ma anche la Pao (Period after opening), cioè il periodo di tempo durante il quale la protezione solare può essere utilizzata con la stessa efficacia, a partire dalla prima apertura della confezione. Una protezione solare aperta 2 anni fa, potrebbe non essere ancora scaduta, ma possedere un fattore di protezione nettamente inferiore a quello riportata sulla confezione, cioè a quello riferito a quando la crema era ancora sigillata.

Ma il sole è veramente cambiato negli ultimi anni?

Quando a causa delle variazioni climatiche di lungo periodo, il clima diventa un po’ bizzarro, sentiamo dire che il sole è “malato” o comunque cambiato negli ultimi anni. Da recenti studi, si è osservato che l’irradianza dell’ultravioletto B solare al suolo, non è poi cambiata molto negli ultimi anni. Quelle che invece sono cambiate radicalmente in questi anni, sono le nostre abitudini di esposizione al sole. Negli anni ’80, le vacanze estive della famiglia media, duravano anche 2 mesi. Nella nuova era della globalizzazione, quasi tutte le attività commerciali sono aperte tutto l’anno e la vacanza si riduce a quei famosi “7 giorni all inclusive”. Non essendo ancora la pelle pronta a ricevere un tale carico di ultravioletti, ci si scotta, attribuendo la causa a un sole malato anziché a un cambio generazionale di usi e costumi. Sono convinto che alla base di molte fotodermatosi vi è un fenomeno di discordanza evolutiva tra il nostro genoma e le “nuove” cattive abitudini. In questi ultimi 40 anni si è venuto a creare un profondo gap, tra le nostre abitudini attuali (tintarella a tutti i costi) e il mondo per cui eravamo programmati da un punto di vista evolutivo. In questi ultimi anni le nostre abitudini di esposizione ai raggi UV (es. lettini solari, solarium, vacanze invernali al sole senza adeguata preparazione, ispirazione a nuovi modelli mediatici, etc) sono cambiate troppo in fretta, rispetto alla capacità adattativa del nostro DNA. Negli anni in cui trascorrevamo più tempo all’aperto, vi erano meno problemi di pelle legati al sole. Nel terzo millennio, osserviamo invece che nonostante gli enormi passi avanti della ricerca in tema di prevenzione (es. lampade UV vietate ai minori, dermatoscopia, epiluminescenza a luce polarizzata incrociata, fotoprotezione sistemica, fotoprotezione topica di ultima generazione, etc), alcune malattie della pelle in qualche modo legate al sole (es. melanoma) continuano ad aumentare sotto gli occhi di tutti. Da un punto di vista genetico, l’ultimo importante adattamento evolutivo dell’uomo risale a oltre 100.000 anni fa (periodo molto breve sul piano filogenetico), ma da allora il nostro programma genetico è rimasto grosso modo lo stesso di oggi. Non possiamo dire lo stesso del nostro stile di vita, che ha subito da allora enormi cambiamenti, specie in questi ultimi anni. Dalle nostre parti, l’irradianza UVB al suolo raggiunge il picco massimo non ad agosto (mese più caldo dell’anno), ma a metà giugno, quando i sistemi di fotoprotezione naturale della pelle non sono ancora al top, dopo un anno di ufficio, casa o scuola. Una produzione efficace di melanina si verifica dopo almeno 24–48 ore dall’esposizione e pertanto bisogna stare attenti soprattutto alle prime esposizioni, quando la pelle non è ancora sufficientemente preparata a ricevere tanto sole. Al momento del controllo periodico dei nei, il dermatologo potrà fornire al paziente dei consigli personalizzati sulle modalità di esposizione al sole, in base al proprio profilo di rischio, che tenga conto del fototipo (es. predisposizione alle scottature, capacità di pigmentare, etc), della fascia di età, dall’assunzione di medicinali e dalla presenza di eventuali patologie fotomediate o fotoaggravate. Le buone regole di fotoprotezione valgono sia per gli individui di carnagione chiara (es. rischio scottatura) che per gli individui che si abbronzano bene (es. rischio cloasma per alcune donne, per chi assume farmaci o effettua trattamenti estetici).