Microbioma cutaneo o microbiota?

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

Quanti microbi abbiamo sulla pelle?

C’è vita sulla pelle? Sì, moltissima. Da un punto di vista microbiologico, la pelle è un luogo affollatissimo e pieno di Vita, immensa riserva naturale di ospiti tutt’altro che indesiderati. Da milioni di anni, la popolosa microflora cutanea è abitata da pacifici acari, miceti, batteri e virus, tra l’altro molto ben conservati nel corso dell’evoluzione, e dunque preziosi sul piano funzionale. Essi costituiscono il cosiddetto microbioma cutaneo o microbiota. Se facessimo un censimento, osserveremmo che in alcuni distretti del corpo umano ci sono fino a dieci volte più batteri che cellule umane. Siamo dunque fatti di microbi? Soltanto sulla pelle abitano stabilmente oltre mille miliardi di batteri, che sommati agli altri comuni residenti di cute e mucose (es. acari, miceti, virus) raggiungono cifre astronomiche. Sulla pelle di una singola persona sana e pulita c’è un numero di batteri di almeno 140 volte il numero totale degli esseri umani che popolano l’intero pianeta Terra. Il nostro corpo è un ecosistema dissipativo in continuo adattamento, costituito da cellule umane e soprattutto microbiche, che vivono tra loro in perfetta simbiosi, traendo vantaggio reciproco da questa vita in comune. I circa due chilogrammi di batteri che vivono abitualmente nel tratto intestinale, permettono di digerire il cibo che ingeriamo grazie alla produzione di sostanze utili (es. enzimi, vitamina K, vitamina B12, aminoacidi essenziali), di neutralizzare i cataboliti tossici per le nostre cellule, e di ottimizzare l’assorbimento delle sostanze nutritive. Senza questi microscopici inquilini molti importanti processi biochimici non potrebbero aver luogo.

Una cute infiammata o una ferita che sta guarendo sono ecosistemi totalmente diversi rispetto alla pelle in condizioni ordinarie, e anche il microbioma è diverso, poiché a quello residente o stanziale si aggiunge talora un microbioma transitorio o di emergenza

I microbi della pelle

Nella biodiversità del microbioma cutaneo Staphylococcus epidermidis è tra i batteri maggiormente presenti e in alcuni distretti cutanei costituisce oltre il 90% della flora aerobica residente. In alcune aree cutanee più seborroiche troviamo il Cutibacterium acnes (batterio presente soprattutto negli individui con acne), il Demodex folliculorum (acaro presente perlopiù in alcune persone con rosacea) e la Malassezia restricta (lievito riscontrabile principalmente negli individui con dermatite seborroica e pitiriasi versicolor). Una stima dell’attività di alcuni batteri che compongono il microbioma cutaneo (per esempio il Propionibacterium acnes recentemente riclassificato come Cutibacterium acnes) può essere rilevata illuminando i distretti cutanei interessati con raggi ultravioletti lunghi (es. lampada di Wood, microcamera UV-A, etc), con il riscontro di una fluorescenza rosso-arancione proporzionale alla produzione di porfirine batteriche (fluorescenza follicolare). Nelle regioni cutanee più aride predominano invece i flavobatteri e i proteobatteri, mentre i corinebatteri sono presenti nei distretti cutanei più umidi. Le colonie di microrganismi che costituiscono il microbioma cutaneo producono uno speciale biofilm gelatinoso, che crea una barriera protettiva intorno a essi, costituita essenzialmente da acqua, polisaccaridi, glicolipidi e glicoproteine. Sia la cute che le mucose (es. cavo orale, tratto gastrointestinale, area anogenitale) sono un immenso giardino zoologico, che resterà abitato per tutta la vita da miliardi di microrganismi. Al prezioso microbioma cutaneo prendono parte anche alcuni piccoli animali (es. dermatofagoidi, Demodex folliculorum, Demodex brevis), dando luogo a una vera e propria microfauna cutanea. Nel lungo elenco dei virus, normalmente presenti sulla cute sana, ci sono persino alcuni ceppi di beta e gamma papillomavirus (HPV). Una delle funzioni più utili svolte dal microbioma cutaneo consiste nell’eliminazione delle cellule morte (es. turnover epidermico, cicatrizzazione, processi infiammatori). Grazie alle loro attività enzimatiche (es. lipasi, proteasi, idrolasi, ialuronidasi), questi microrganismi ottimizzano alcune reazioni biochimiche, nel ruolo di spazzini extracellulari. Per ora non sono ancora noti i meccanismi molecolari che consentono all’asse PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) di comunicare con il microbioma cutaneo e di estrapolare informazioni da esso (asse cervello-microbioma), così come sono ancora allo studio le influenze epigenetiche tra microbioma e genoma umano (espressione genica). Recenti studi hanno invece ipotizzato una forma di comunicazione tra il microbioma presente sulla pelle e il sistema immunitario. Analogamente alla flora microbica intestinale, anche il microbioma cutaneo è influenzato dal complemento, il ramo più antico del sistema immunitario. I probiotici (impropriamente noti come fermenti lattici) sono microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, possono apportare benefici alla salute. Tra i moderni cosmeceutici di nuova generazione vi sono anche dermocosmetici a base di probiotici e prebiotici per uso topico. Esistono persino dispositivi medici di classe II a base di probiotici per uso topico, e la presenza al loro interno di determinati ceppi di lattobacilli è in grado di modulare sulla pelle la colonizzazione del microbioma cutaneo da parte di alcuni lieviti, come quelli appartenenti al genere Malassezia. Il microbioma riveste una tale importanza per la salute che negli ultimi anni si inizia a parlare di batterioterapia e di trapianto di microbioma. Il microbioma cutaneo è costituito da miliardi di microrganismi, raggiungendo un peso e un volume complessivo tali da poter essere considerato un vero e proprio organo, o quanto meno un annesso cutaneo metabolicamente attivo. L’uso di dermocosmetici e detergenti biologici, privi di conservanti sintetici e di prodotti di scarto del petrolio, consente di mantenere la pelle in buone condizioni rispettando la biodiversità del suo meraviglioso e raffinato ecosistema.

Articolo estratto dal libro: «Ascoltando la pelle»