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Dermatologo Dott. Del Sorbo

DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI IN DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA (FAQ)

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

001 QUANDO ASPORTARE I NEI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazza di 23 anni, ho la pelle piuttosto chiara, molto delicata, che si ustiona facilmente al sole, e soprattutto ho molti nei, che tengo sotto controllo. Mi sono sottoposta recentemente alla nevoscopia completa di tutti i miei nei, che risultano sani e non destano preoccupazioni. Tra questi ce ne è uno, situato appena sotto l’ombelico, piatto, di forma tondeggiante, marrone scuro, di circa 1 cm di diametro, che desidererei farmi asportare per motivi estetici. Il dermatologo tuttavia, me lo ha sconsigliato, dicendomi che i nei piatti non possono essere tolti col laser, ma vanno necessariamente asportati chirurgicamente, per poi poter essere analizzati. Rischierei quindi di ritrovarmi con una cicatrice più brutta da vedere del neo. Vorrei però ascoltare anche il suo parere. Devo davvero rinunciare a toglierlo solo perché sano? Non è possibile asportarlo con il laser in modo da non avere cicatrici, o comunque un segno meno evidente rispetto al neo? La ringrazio anticipatamente e le porgo i miei più cordiali saluti.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Salve, ho appena letto la Sua mail. I nevi melanocitici piani (nevi comuni, non rilevati sul piano cutaneo) al contrario dei nevi rilevati (es: nevi dermici, nevi verrucosi, etc) non possono essere eliminati con il laser per un motivo molto semplice. L’eliminazione diretta, non consentirebbe una verifica istologica. In poche parole non sapremo mai se abbiamo tolto un nevo benigno o un nevo che si stava trasformando. Infatti l’iter dermatologico che osserviamo quando controlliamo i nevi piani è il seguente:

1) Esame obiettivo (osservazione diretta);

2) Dermatoscopia ad epiluminescenza (cosiddetta mappatura dei nei); e se il Dermatologo ha ancora dei dubbi, si programma il terzo step:

3) Asportazione chirurgica con esame istologico.

Chiaramente la scelta di togliere un nevo con l’intervento chirurgico tradizionale, va valutata attentamente da caso a caso. Questi nevi infatti non vengono rimossi con la gomma cancellabile, ma con un normale bisturi e talora la cicatrizzazione potrebbe dare degli esiti estetici meno piacevoli del nevo stesso. Infatti il dermatologo propone l’escissione del nevo, solo quando le caratteristiche cliniche e dermoscopiche dello stesso, fanno pensare a un rischio “melanoma”. In quel caso si può accettare anche il rischio di una piccola cicatrice rispetto al rischio “melanoma”. Il discorso cambia invece per i nevi rilevati. La maggior parte di essi, vengono riconosciuti dal dermatologo al momento della visita specialistica come nevi dermici o verrucosi (per definizione sono nevi benigni) e in quel caso l’eliminazione può essere anche diretta (es: laser, elettrobisturi, etc). Chiaramente anche i nevi rilevati non sono tutti di natura benigna, pertanto la valutazione di rischi e benefici, varia da persona a persona e da nevo a nevo. Per questo consigliamo di rivolgersi sempre al proprio dermatologo per un’attenta valutazione dermatoscopica e per un controllo ambulatoriale periodico di tutti i nevi. Le invio un mio recente articolo sull’argomento in questione. Si raccomanda di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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002 UNGHIE DEI PIEDI ISPESSITE

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, la mia bambina di 29 mesi ha le unghiette dei piedini specie i mignoli, di forma strana e piuttosto spesse, tanto che quando le devo tagliare piange perché le fanno male. Naturalmente circa un anno fa, quando si è presentato il problema l’ho portata dal pediatra, il quale mi ha detto che poteva essere mancanza di calcio, pertanto mi ha dato una cura. Purtroppo persistendo il problema sono ritornata e a questo punto mi ha detto di farla vedere da un dermatologo. Visto che mio marito è affetto da psoriasi, che a quanto so è ereditaria, il problema della bambina potrebbe essere un inizio della patologia? Grazie (Utente dalla Regione PUGLIA).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente dalla regione Puglia, ho appena letto la Sua mail. Confermo quanto affermato dal collega pediatra sulla necessità di effettuare una visita dermatologica. Proprio per il motivo da Lei descritto, essendoci casi di psoriasi in famiglia è importante poter escludere un’onicopatia psoriasica (unghie aumentate di spessore, sotto la cui lamina si accumula talora una concrezione biancastra friabile e molliccia). Attraverso una visita accurata il collega Dermatologo della Sua zona potrà escludere la presenza di un’eventuale infezione (es: onicomicosi) o di una carenza temporanea di sali minerali (onicodistrofia). Al momento della visita è importante però ricordare al collega che il papà della piccola è affetto da psoriasi. Prima di recarsi dal Suo dermatologo di zona è ancora importante evitare di applicare farmaci o creme sulla zona interessata per almeno una settimana, in modo da non influenzarne le caratteristiche cliniche in previsione di un eventuale tampone da fare al momento solo se il Suo dermatologo lo riterrà utile. Troverà un articolo completo sulle malattie delle unghie su www.ildermatologorisponde.it (sezione download). Restiamo a Sua disposizione per qualsiasi chiarimento. Cordiali saluti. Risposta pubblicata sul sito medicinaealtro e su www.ildermatologorisponde.it.

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003 IL FUMO E LA PELLE


DOMANDA: Buongiorno, a ottobre sono andata dal mio medico per alcune vescicole che mi erano venute in viso, lui mi aveva detto che si trattava di semplice herpes e mi aveva dato una pomata a base di cortisone. Visto che questo herpes peggiorava ho fatto una visita dermatologica e mi hanno detto che invece si trattava di impetigine facciale, curata con pastiglie e pomata antibiotica. È da ottobre che continua periodicamente a comparirmi ogni circa 15 giorni, anche se in forma più leggera ed è da una settimana che mi sono comparsi anche punti rossi su alcune dita delle mani e così ho deciso per la seconda visita dermatologica. Può trattarsi di un’allergia? Può essere dovuto al fatto che fumo da più di 2 anni? Dalla visita può uscire il fatto che fumo, e non solo sigarette? Vorrei evitare ogni problema con i miei genitori. (Utente da Genova).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gentile utente da Genova, il fumo provoca davvero tanti problemi, dalla dipendenza psico-fisica a problemi più seri di tipo organico e non ultimo problemi economico-sociali, ma quelli da Lei riferiti hanno sicuramente un’origine dermatologica e almeno in questo caso il fumo non c’entra. Se La può tranquillizzare, dalla visita dermatologica non emergerà se fuma ne tanto meno cosa fuma, quindi si rivolga con fiducia al collega dermatologo a Lei più vicino. Se questo messaggio può servire invece a farLa cambiare idea in merito al fumo, allora per noi medici di questo forum sarà una vittoria. Apprezzerà queste nostre parole quando tra qualche anno diventerà mamma e Sua figlia si preoccuperà unicamente se il suo Dermatologo potrà in qualche modo rivelare ai genitori sulle proprie abitudini al fumo. Per quanto riguarda il problema di pelle invece... l’ipotesi allergica non è da escludere e il Suo dermatologo la valuterà al momento della visita. In bocca al lupo per tutto. Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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004 LASER Nd:YAG NEODIMIO YAG

DOMANDA: Sono una ragazza di 24 anni e da qualche mese ho notato la comparsa spontanea di piccoli angiomi stellari nella regione zigomatica. A seguito di una visita dermatologica mi veniva confermata la presenza di teleangectasie sparse, seppure di dimensioni molto ridotte, e angiomi rubini. Inoltre, mi veniva consigliata terapia con laser Nd:YAG a 532 nm. È un approccio terapeutico corretto, oppure nel mio caso è più indicato il laser Nd:YAG a 1064nm? È necessario sottopormi ad anestesia? Esistono rischi o controindicazioni associati a tale pratica? Ringrazio tutti e saluto cordialmente. (M. dalla provincia di Cesena).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Sig.na M, i laser di nuova generazione sono oggi macchine abbastanza sicure. Sia il dye-laser che il neodimio:YAG sono selettivi per il colore “rosso” delle teleangectasie (capillari) e degli angiomi rubini e stellati, producendo un buon effetto estetico fin dalle prime sedute. L’importante è che il trattamento sia effettuato da un medico, possibilmente uno specialista in Dermatologia. Si informi sempre sul tipo di laser che viene utilizzato, questo è molto importante. Questo perché si sente parlare sempre più spesso di “luce pulsata”, macchina sicuramente innovativa per alcuni trattamenti estetici (es: fotoepilazione duratura, fotoringiovanimento, etc), ma di efficacia inferiore ai laser cosiddetti “vascolari” di cui sopra. La diatermocoagulazione (elettrobisturi) è invece un metodo sempre meno utilizzato a causa dei risultati deludenti. Il trattamento laser è ben sopportabile e dura pochi minuti. Informi il medico che esegue il trattamento, se nei giorni che precedono la seduta, ha assunto farmaci fotosensibilizzanti (es: antibiotici, antinfiammatori, etc). Rischi e benefici di qualsiasi trattamento medico, vanno spiegati dal medico al momento della visita, per valutare insieme con il paziente, se data la situazione in atto vale la pena procedere con una certa metodica, alla luce di altre eventuali alternative terapeutiche. Cordiali saluti, Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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005 CHEILITE: LE LABBRA DALLA A ALLA Z

DOMANDA: Salve, è da molti anni che ho il labbro inferiore marcato da profondi tagli (ragadi) costantemente aperti. Avverto sempre prurito e nei periodi più freddi sanguinano non riuscendo a cicatrizzare. Ho preso per un lungo periodo vitamina A per via orale e pomata prescrittami da dermatologi senza alcun risultato. Ho provato diversi tipi di emollienti ma tuttora non ho avuto riscontri positivi. Mi hanno ricoverata in dermatologia per degli accertamenti più approfonditi, esami del sangue e tutti i tipi di herpes, iniezioni di cortisone e infine una biopsia. La diagnosi finale è stata “cheilite cronica”. Purtroppo continuo ad avere questo problema con conseguente grave disagio, chiedo perciò un aiuto a un medico che mi possa aiutare in qualche modo a risolvere il mio problema. Grazie. (Utente da Belluno).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Sig.ra, con il termine “cheilite” vengono indicate normalmente un gruppo molto vasto di patologie infiammatorie delle labbra e le cause possono essere veramente tante. Parliamo infatti di cheilite atopica, cheilite da candida, cheilite angolare, cheilite da contatto, cheilite attinica, cheilite factitia, cheilite da farmaci, cheilite esfoliativa, cheilite ghiandolare, cheilite granulomatosa, cheilite plasmacellulare, cheilite psoriasica, cheilite nutrizionale, cheilite amiloidosica e potremmo continuare così per ore. Questi nomi non li elenchiamo per confonderLa ulteriormente, ma per sesibilizzarLa all’importanza della visita specialistica anche quando si tratta semplicemente di labbra screpolate. “Cheilite” quindi è un termine generico (letteralmente significa infiammazione delle labbra) ed è un po’ come quando utilizziamo il termine aspecifico di “Dermatite” per indicare un’infiammazione cutanea, senza però fornire alcuna spiegazione sulla causa. Non sempre è semplice chiarire le cause di tali patologie, anche perché essendo il viso una zona esteticamente importante un eventuale esame istologico sarebbe effettuato solo quando il dermatologo lo ritiene estremamente necessario. Le cheiliti del labbro inferiore spesso sono scatenate da cause ambientali (vento, freddo e sole che prendiamo anche involontariamente, visto che il viso è sempre esposto) e un infiammazione cronica se trascurata e non trattata può predisporre con gli anni a una degenerazione (epitelioma spinocellulare del labbro inferiore detto anche spinalioma). Una visita dermatologica aiuterà a capire se ci sono fattori scatenanti (irritanti o allergeni in grado di determinare una cheilite da contatto) e il modo migliore per gestire nel tempo tale situazione. Oggi sono disponibili in tutte le farmacie degli ottimi lucidalabbra a base di antiossidanti. Si tratta di “cosmetici” in stick (tipo burro di cacao) che vengono utilizzati per proteggere le labbra e il loro potere antiossidante viene spesso sfruttato anche in dermatologia estetica (effetto antirughe). Chiaramente si tratta solo di un cosmetico (non è un farmaco) e va utilizzato come protettivo fino al momento della visita dermatologica che farà al più presto. Data la Sua situazione e il periodo dell’anno in cui siamo, l’uso di tale protettivo può essere di aiuto, anche se non sarà di certo la risoluzione definitiva al Suo problema, anche perché probabilmente la terapia che effettuerà con il collega potrebbe almeno inizialmente essere di tipo farmacologico. Il collega che la visiterà nella Sua zona, potrà in base alla situazione clinica, formulare una corretta diagnosi e praticare la terapia più opportuna. Cordiali saluti. Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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006 INFEZIONE DA CLAMIDIA

DOMANDA: Buongiorno, sono una ragazza di 30 anni, al mio partner è stata diagnosticata la Clamidia. Il suo medico di base gli ha prescritto un antibiotico: la tetraciclina. Nel foglietto informativo però non c’è indicato esattamente che è contro la clamidia. Può essere stato un errore? O può essere lo stesso valido come antibiotico? La stessa clamidia poi è stata diagnostica anche a me, ma con un valore (metodo elfa) molto inferiore a quello del mio partner. Tali valori possono essere indicativi di quanto tempo è che abbiamo tale infezione senza accorgersene? Grazie. (Utente dalla provincia di Treviso).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: le due classi di antibiotici maggiormente utilizzate oggi per il trattamento delle infezioni da clamidia sono le tetracicline (es: doxiciclina) e i macrolidi (es: azitromicina). In genere viene effettuata una terapia “di coppia” secondo le modalità indicate dallo specialista al momento della diagnosi. Recatevi dal collega a controllo dopo aver eseguito il ciclo di terapia da lui consigliato al momento della visita. Stiate sereni e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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007 CONDILOMI SUL GLANDE

DOMANDA: Buongiorno. Ho un sospetto di condilomi sul glande (piccolissimi puntini bianchi, grandezza spillo) o magari si tratta di una semplice irritazione. A scanso di equivoci ho prenotato una visita dermatologica per sapere di cosa si tratti esattamente. Il problema è che questa visita dermatologica non la farò a breve (i tempi di attesa li conoscete anche voi, non mi hanno messo un urgenza breve, quindi la visita la farò a metà marzo), ma io sono assillato da alcune domande a cui spero voi possiate rispondere. Chiedo scusa per alcune domande che magari sembreranno stupide. 1) Come si possono prendere i condilomi? 2)Cosa fa il virus papilloma che mi pare sia collegato ai condilomi? Quanto è pericoloso questo virus? 3) I condilomi quanto sono pericolosi? Cosa fanno alla salute? 4) I condilomi si trasmettono col bacio? 5) Se il partner mi pratica un rapporto orale può infettarsi la bocca di condilomi? Oppure i condilomi si manifestano sono nelle zone anogenitali? 6) Quali sono i rischi per me e per gli altri a parte il fatto che ci si possa infettare? 7) I condilomi quanto sono distanti dal virus HIV? 8) Si possono eliminare definitivamente e soprattutto con una cura è possibile eliminare il virus che causa i condilomi per poi fare l’amore tranquillamente? 9)Visto che non so di che si tratta è giusto parlarne col mio partner (sottolineo che da quando ho questo sospetto non pratico nessuna attività sessuale)? Se si, in che termini mi consigliate di parlarne? Non vorrei creare al mio partner inutili allarmismi magari per un qualcosa che non c’entra affatto con i condilomi. 10) Il rischio di infezione è alto? Se si viene a contatto diretto con i condilomi è inevitabile l’infezione o c’è la possibilità di non prenderli? 11) Se i condilomi sono sul pene e il pene viene a contatto per esempio con le mani del partner i condilomi potrebbero spuntare sulle mani? Spero mi possiate rispondere presto perché queste domande, magari stupide, mi assillano da qualche giorno e non ce la faccio più. Grazie dell’aiuto. Cordiali saluti. (Utente da Reggio Emilia).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Reggio Emilia, dal numero di domande che ci pone su questo forum si evince il grado di preoccupazione che ha suscitato in Lei anche il solo sospetto di condilomi. In termini pratici la cosa migliore è effettuare quanto prima una visita dermatologica per poter giungere innanzitutto a una diagnosi precisa e soltanto dopo a un’eventuale terapia. Mi rendo conto che se da una parte internet fornisce un valido orientamento alla specialistica medica, d’altra parte può confondere i pazienti proprio come una volta avveniva con le cosiddette enciclopedie mediche tanto di moda negli anni ’80. Infatti basta digitare il termine “condilomi” su quasiasi motore di ricerca e nelle donne affette comincia subito il “panico” dell’associazione tra alcuni ceppi di papillomavirus e cancro della cervice uterina. Per questo è insostituibile l’importanza di una visita dermatologica. Provo a dare una risposta alle Sue domande con lo scopo di “tranquillizzarLa” in attesa dell’insostituibile visita specialistica. Non necessariamente il quadro da Lei descritto corrisponde a condilomi, ma sarà il collega al momento della visita a stabilirlo. In calce c’è il titolo di alcuni libri che ho pubblicato anni fa sui condilomi. In bocca al lupo. 1) I condilomi (genital warts in inglese) sono delle verruche localizzate al distretto genitale e sono causate da alcuni tipi di HPV papillomavirus; 2) Nel maschio tale virus è la causa dell’infezione e della trasmissibilità della stessa; 3) Il rischio è quello di trasmettere alla partner tale infezione. Nella donna invece sussiste un certo rischio oncologico (ceppi di HPV cosiddetti ad alto rischio); 4) Il rischio di contagio con il bacio è rarissimo, ma non impossibile; 5) Veda risposta n.4; 6) Nessuna; 7) Non ci sono relazioni dirette tra i due virus. Nei rapporti occasionali con persone “a rischio” la probabilità di infezione da HPV o da HIV è più alta che nella norma; 8) SI; 9) Faccia prima una visita dermatologica; potrebbero non essere condilomi; 10) Esiste la possibilità di non prenderli; 11) La trasmissione ad altri distretti extragenitali è rara ma non impossibile. Cordiali saluti. Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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008 CONDILOMI SUL GLANDE TRATTATI CON ALDARA

DOMANDA: Buongiorno, due mesi fa mi sono stati diagnosticati molteplici condilomi acuminati sul glande. Gli effetti collaterali di due settimane di trattamento con Aldara sono stati molto pesanti (febbre, dolori articolari). Interrotto il trattamento, la dermatologa ha provveduto tre volte ad asportazione con il laser, ma nel giro di qualche giorno le lesioni si riformano praticamente nelle stesse zone. Ovviamente nei prossimi giorni ritornerò a farmi visitare. Il parere che cortesemente chiedo è se da più possibilità di guarigione la cura con Aldara (e se esistono medicinali in grado di attenuarne gli effetti collaterali) o è preferibile insistere periodicamente con il laser. Grazie in anticipo. (Utente dalla provincia di Ferrara).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gentile utente dalla provincia di Ferrara, l’Aldara crema (imiquimod in crema al 5%) esiste in Italia già da alcuni anni. È un farmaco particolarmente valido in quanto agisce direttamente sulla causa e non solo sulle conseguenze delle infezioni da papillomavirus (attivazione dei Toll like receptors di tipo 7 con produzione di citochine in grado di distruggere il virus). Sull’utilità di questo farmaco per il trattamento dei condilomi, ho pubblicato diversi articoli su riviste nazionali e internazionali e riportato le ampie casistiche trattate con immagini prima e dopo trattamento su Atlanti di Dermatologia (Atlante di Dermatologia Genitale - A. Del Sorbo et al. Dermo Edizioni - NAPOLI). In alcuni casi si sono avuti degli effetti collaterali, sempre reversibili, (quelli da Lei menzionati sono tutti presenti nel foglietto illustrativo) e solo in rari casi abbiamo dovuto interrompere il trattamento per qualche giorno. Quindi, se il laser può essere utile per il trattamento dei condilomi in corso, l’Aldara potrebbe essere molto più utile per la prevenzione delle recidive. Il laser quindi non esclude l’Aldara e viceversa. Chiaramente sarà la collega che la segue su Ferrara a stabilire se è il caso di associare le due tecniche e a che distanza di tempo dal laser applicare la crema. Cordiali saluti, Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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009 MELANOMA E MAPPA DEI NEI

DOMANDA: Buongiorno, vi scrivo per porvi alcune domande tecniche da buon ipocondriaco quale sono diventato. Premettendo che faccio parte di quelle persone ritenute a rischio insorgenza melanoma per molteplici fattori (familiarità con persona colpita da melanoma, alto numero di nei tra cui alcuni atipici, pelle chiara, difficoltà ad abbronzarmi, ecc.) e premettendo comunque anche che alterno più o meno ogni 3/4 mesi una visita specialistica con una dermatoscopia (con mappatura), la mia domanda era proprio inerente a questa mia prevenzione: è sufficiente quello che sto facendo per mettermi al riparo da brutte sorprese o meglio quali sono i tempi evolutivi di un melanoma (quanto tempo ci mette per passare da una comparsa o evoluzione soltanto superficiale in situ a una profondità tale da portare a prognosi meno favorevoli)? Ho letto che profondità inferiori a 0,75 mm danno buone prognosi, ma che comunque l’ideale sarebbe eliminarlo appena compare. Per questo mi piacerebbe sapere indicativamente quanti mesi ci vogliono per far sviluppare in profondità questo tumore e se i miei controlli mi tutelano abbastanza. Ringraziandovi della disponibilità vi ringrazio anticipatamente. (Utente dalla provincia di Genova).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gentile utente da Genova, Le ricordo che i tempi di “controllo” con visita più dermatoscopia non sono uguali per tutti e li valuta il dermatologo in base ad alcuni parametri del paziente (es: numero di elementi, familiarità per melanoma, tipo di pelle, etc). In questi casi la prudenza non è mai troppa, ma non si deve eccedere e farsi prendere dall’ansia. Se il collega che l’ha visitata preferisce fare controlli ravvicinati vorrà dire che ci sarà un motivo. Personalmente dopo una videodermatoscopia dico sempre ai miei pazienti: “data la situazione attuale, ci rivediamo tra xx mesi, ma qualsiasi nevo si dovesse modificare in poco tempo o cambia colore o aumenta di volume, mi chiami prima del previsto”. Così facendo il paziente sa che qualsiasi dubbio lo può chiarire con il Suo dermatologo e in qualsiasi momento. Segua pertanto i consigli del Suo dermatologo di Genova, visto che non possiamo da questo forum stabilire un tempo di controllo “standard” basandoci unicamente sulle Sue descrizioni. Mai come in questi casi è fondamentale il rapporto medico paziente (visita specialistica) o meglio medico-paziente-macchina (videodermatoscopia o mappa dei nei). Cordiali saluti. Dott. Antonio Del Sorbo. Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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010 ACNE CISTICA E ISOTRETINOINA SISTEMICA

DOMANDA: Buonasera sono una ragazza di 23 anni. Da parecchi anni soffro di una forma abbastanza grave di acne cistica che mi ha già provocato numerose cicatrici. Mi sono recata dal dermatologo che mi ha consigliato il “Roaccutan” ovviamente prima mi ha prescritto le analisi di routine. Il mio problema è che ho il ciclo mestruale molto irregolare e ho l’ovaio policistico. Anni fa avevo risolto la mia situazione dermatologica con la pillola yasmin che ho però dovuto sospendere in quanto mi aveva dato effetti collaterali molto gravi quali depressione cronica e ingrassamento (ho preso 8 chili). Ora mi chiedo il roaccutan avrà effetti anche se soffro di questi problemi o è inutile? Secondo è obbligatorio prendere la pillola anticoncezionale durante la cura? Grazie mille per le risposte che vorrete darmi. (Utente da Bari).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gentile utente da Bari, l’impiego dell’isotretinoina per via orale (es. aisoskin, isotretinoina difa cooper, isoriac, etc) è un argomento molto importante e delicato. Si tratta sicuramente dell’arma più forte che oggi ha a disposizione il dermatologo per il trattamento delle forme importanti di acne, ma si tratta di un farmaco con non pochi effetti collaterali. L’uso del contraccettivo non solo è obbligatorio per evitare una gravidanza indesiderata durante la terapia (l’isotretinoina è estremamente tossica per il nascituro) ma è anche utile per un’azione benefica sulla sindrome dell’ovaio policistico. L’unica mia perplessità riguarda invece l’episodio di depressione che ha sviluppato nel periodo di trattamento con l’anticoncezionale. Purtroppo la depressione rappresenta una controindicazione all’uso dell’isotretinoina per via orale (come da foglietto illustrativo). Chiaramente vantaggi e svantaggi di tale farmaco saranno brillantemente esposti sia verbalmente che in forma scritta (consenso informato) dal collega al momento della prescrizione. Con questo non vogliamo dire che siamo contrari a tale farmaco... ma l’eventuale utilizzo va programmato unicamente con il collega che la seguirà, sottolineando a lui le stesse cose che riferisce qui... come ad esempio l’episodio di depressione che ebbe in passato. Cordiali saluti e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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011 BRUCIORE ALLE LABBRA

DOMANDA: Salve, da ormai 3 settimane convivo con un forte bruciore alle mie labbra, per l’esattezza nella congiunzione labbro inferiore superiore sinistra. Il mio problema, che in principio sembrava una semplice screpolatura da freddo, si È trasformato in qualcos’altro che tuttora quando apro la bocca per mangiare fa davvero male portando anche a sanguinare. Ci sono 2 taglietti che sembrano cicatrizzarsi durante la notte ma al mattino, con la colazione, si riaprono e sanguinano, come posso curarli? Posso usare il cortisone? Di cosa si tratta? Anticipatamente grazie per il vostro consiglio. (Utente dalla provincia di Bari).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: egr. utente da Bari, il quadro da Lei descritto corrisponde molto probabilmente a una cheilite angolare (detta comunemente boccheruola o perléche). Può accadere ad esempio che con il vento e il freddo di questo periodo e con le labbra inumidite, si possa creare una macerazione della zona di confine tra cute e mucose. L’ambiente umido che si viene a creare si può facilmente contaminare con microrganismi del tipo candida e non solo. È importante pertanto non applicare farmaci fino alla diagnosi clinica fatta dal Suo dermatologo di zona. Solo dopo aver accertato con la visita tale diagnosi, il collega Le potrà indicare quali sono i farmaci da applicare localmente per ridurre l’infiammazione, l’umidità e l’eventuale infezione. Nel frattempo l’uso di creme aspecifiche potrebbe addirittura prolungare i tempi di guarigione, in quanto così facendo, associamo altra acqua a un ambiente già di per sé umido, al contrario delle paste all’ossido di zinco (es: la fissan che si utilizza per i neonati) che possono talora rivelarsi un utile palliativo prima della visita specialistica. Cordiali saluti e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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012 MICOSI DELLE UNGHIE

DOMANDA: Buongiorno, credo di aver contratto una micosi delle unghie. L’estremità dell’alluce destro si è staccata, è diventata di un colore giallino e sotto di essa trovo spesso della materia bianca. Ogni tanto provo anche dolore. A due dita delle mani, invece, sono comparse sempre all’estremità delle piccole variazioni di colore tendenti al giallo-marrone in seguito a un non corretto uso della lima: ho infatti spinto troppo in fondo per rimuovere dei residui di crema. Devo fare degli esami? Quali? Nell’attesa posso tamponare e limitare i danni con l’uso di qualche antimicotico generico, magari delle gocce, uno spray? Grazie mille sin da adesso e buona giornata. (Utente da Palermo).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Palermo, lo “scollamento” o onicolisi della lamina ungueale si può manifestare in diverse affezioni dell’unghia, sia di tipo infettivo (es: tinea unguium da dermatofiti del tipo Trycophyton, Microsporum, Epidermophyton, infezione da muffe del tipo scopulariopsis brevicaulis, infezione da lieviti del tipo Candida albicans, etc) sia di natura non infettiva (es: onicodistrofia, psoriasi, lichen, etc). È importante quindi effettuare una visita specialistica presso il Suo dermatologo di zona per poter giungere a una diagnosi e a una terapia definitiva. L’esame microscopico miceti (sigla MIC MIC) è spesso utilizzato dal dermatologo per avere la certezza dell’eventuale infezione e per poter identificare l’agente microbico responsabile. L’esame può essere eseguito in pochi secondi presso qualsiasi dermatologo o anche in laboratorio. Esso consiste nel prelevare con uno strumento simile a delle comuni forbici le squame provenienti dall’unghia e osservarle al microscopio previa opportuna preparazione. La risposta si ha nel giro di qualche giorno. In alcuni casi, quando ad esempio la diagnosi clinica di onicomicosi è abbastanza evidente, lo specialista “bypassa” tale esame e procede direttamente con una terapia a base di antimicotici. È importante però evitare di applicare farmaci sull’unghia almeno 10 giorni prima di effettuare il test dal Suo dermatologo o presso il laboratorio consigliato dal collega. Le patologie ungueali sono in genere guaribili e ben controllate, ma richiedono molto tempo e pazienza per essere eliminate, in quanto i cheratinociti della matrice ungueale delle unghie dei piedi hanno un lento turnover (velocità di crescita rallentata) e i tempi di guarigione oscillano da qualche settimana a molti mesi. Cordiali saluti e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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013 INFEZIONE ALLE UNGHIE

DOMANDA: Salve dottore, ho notato che l’unghia del secondo dito del piede si sta staccando lateralmente. Considerando che il colore e lo spessore dell’unghia non è cambiato, che non provo dolore e che la pelle del dito non è irritata, oltre al fatto che non ho subito traumi, vorrei chiedervi se potreste indicarmi di che potrebbe trattarsi. Grazie per l’attenzione. (Utente da Milano).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Milano, lo “scollamento” o onicolisi laterale della lamina ungueale si può manifestare in diverse affezioni dell’unghia, sia di tipo infettivo (es: tinea unguium da dermatofiti del tipo Trycophyton, Microsporum, Epidermophyton, infezione da muffe del tipo scopulariopsis brevicaulis, infezione da lieviti del tipo Candida albicans, etc) sia di natura non infettiva (es: onicodistrofia, psoriasi, lichen, etc). È importante quindi effettuare una visita specialistica presso il Suo dermatologo di zona per poter giungere a una diagnosi e a una terapia definitiva. L’esame microscopico miceti (sigla MIC MIC) è spesso utilizzato dal dermatologo per avere la certezza dell’eventuale infezione e per poter identificare l’agente microbico responsabile. L’esame può essere eseguito in pochi secondi presso qualsiasi dermatologo o anche in laboratorio. Esso consiste nel prelevare con uno strumento simile a delle comuni forbici le squame provenienti dall’unghia e osservarle al microscopio previa opportuna preparazione. La risposta si ha nel giro di qualche giorno. In alcuni casi, quando ad esempio la diagnosi clinica di onicomicosi è abbastanza evidente, lo specialista “bypassa” tale esame e procede direttamente con una terapia a base di antimicotici. È importante però evitare di applicare farmaci sull’unghia almeno 10 giorni prima di effettuare il test dal Suo dermatologo o presso il laboratorio consigliato dal collega. Le patologie ungueali sono in genere guaribili e ben controllate, ma richiedono molto tempo e pazienza per essere eliminate, in quanto i cheratinociti della matrice ungueale delle unghie dei piedi hanno un lento turnover (velocità di crescita rallentata) e i tempi di guarigione oscillano da qualche settimana a molti mesi. Cordiali saluti e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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014 ODORE DI PESCE MARCIO E GARDNERELLA

DOMANDA: Gentilissimo dottore, premetto che sono maschio eterosessuale di 28 anni. Ecco il mio problema: dopo aver avuto un rapporto anale non protetto con la mia fidanzata, ho avuto la comparsa di una lesione sul pene (tipo abrasione) durata circa 1 settimana. Scomparsa tale lesione ho notato che il pene aveva persistentemente un cattivo odore (come di pesce marcio). Oltre a ciò tra prepuzio e glande si forma una sostanza viscida e trasparente. Nonostante la mia igiene intima sia accuratissima tale fastidiosissimo odore non scompare. Mi sono rivolto al mio medico curante, il quale mi ha prescritto delle lavande e l’uso di un sapone intimo. Il problema non si è risolto affatto. Vi chiedo consiglio sugli esami da effettuare e una prima diagnosi. Grazie molte.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente, il problema da Lei descritto è frequentemente riferito dalle coppie che si rivolgono presso i nostri ambulatori di Dermatologia. Diverse sono le infezioni genitali che possono presentarsi con un odore così caratteristico, in particolare l’infezione da gardnerella vaginalis. Questo odore “inconfondibile” è dovuto alla produzione di particolari sostanze chimiche volatili “amine”. Recatevi entrambi dal vostro dermatologo, senza aver applicato ne assunto antibiotici, in modo da poter arrivare a una diagnosi e quindi una terapia mirata. Probabilmente il vostro dermatologo potrebbe eseguire un tampone al momento della visita (solo se le caratteristiche cliniche lo richiedono). Cordiali saluti e in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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015 PERDITE BIANCHE DAI GENITALI

DOMANDA: Salve, il problema che vi espongo non riguarda me personalmente, ma il mio nuovo fidanzato. Nel mese di settembre (o forse anche prima) si è accorto che lei aveva copiose perdite bianche che sosteneva essere normali. Lui un po’ per ingenuità un po’ per inesperienza si è fidato e nel mese di novembre ha iniziato ad accusare i sintomi della candida. Ha effettuato una prima cura con Sporanox e Canesten e interrotto i rapporti sessuali con la ragazza che da parte sua rifiutava di curarsi per poi chiudere definitivamente la relazione. Alla fine di novembre gli sono ricomparsi il bruciore mentre faceva pipì e delle specie di bollicine sul glande molto arrossato e ha seguito un’ altra cura con il Diflucan (10 compresse). Intorno al 20 dicembre abbiamo avuto il primo rapporto sessuale e ho contratto la candida che ho subito curato. A lui è stato prescritto diflucan in due compresse da prendere una subito e una a distanza di un mese, questa volta però il suo unico disturbo era il bruciore quando urinava. Non abbiamo più avuto rapporti per quindici giorni e il bruciore non gli è passato e da alcuni giorni la situazione è cambiata. Io ho delle perdite abbondanti bianco-trasparente gelatinose, senza odore (che sono abbastanza sicura non essere candida perché sono molto diverse) e nessun altro fastidio,e a lui si forma una sorta di “pappetta” bianca molto abbondante attorno al glande, sotto la pellicina che scorre, anche dopo poche ore che si è lavato oltre ad avvertire sempre il bruciore. Che cosa può essere? Per motivi di studio siamo fuori città per una settimana, possiamo attendere di tornare per vedere uno specialista o è una cosa urgente? C’è qualcosa che si può fare nel frattempo per alleviare i sintomi? Dimenticavo di dire che il medico aveva anche invitato la ragazza a effettuare l’ esame batteriologico i cui risultati potevano essere in qualche modo utili anche per lui, ma lei non l’ ha eseguito,è grave? (Utente da Torino).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Torino, dalla Sua descrizione mi sembra importante che vi possiate recare entrambi dal vostro Specialista di zona. Nel frattempo è fondamentale non applicare ne assumere farmaci (antibiotici, antimicotici, cortisone, etc) che possano alterarne il quadro clinico, rendendo più difficile il lavoro al collega al momento della visita. Con la visita il collega potrà eseguire (se lo ritiene opportuno) un tampone e solo allora potrà prescrivere una vera e propria “terapia di coppia”. Solo così risolverete definitivamente il problema evitando il cosiddetto “effetto ping pong”, in cui un partner sta bene e l’altro ricomincia punto e a capo. State tranquilli che si tratta di episodi molto frequenti nella nostra casistica e che si risolvono sempre (ovviamente quando c’è la collaborazione di entrambi i partner). Al vostro ritorno rivolgetevi con serenità al collega della vostra zona e con un po’ di pazienza risolverete il problema. In bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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016 HERPES GENITALIS E HPV

DOMANDA: Salve, vi espongo le mie domande sperando di ricevere risposta. Sono una ragazza di 25 anni e verso settembre mi è stato diagnosticato un herpes genitalis. Dopo le opportune cure, presso la mia ginecologa ho fatto un pap-test e un HPV dna pap hybrid capture II. Entrambi i test con risultato negativo. a oggi l’herpes si è presentato nuovamente. Premetto che farò una visita al più presto. Vorrei sapere:i test effettuati sono sufficienti affinchè si escluda la presenza recidivante della malattia? Al tempo,la dottoressa,mi ha parlato che, in presenza di quest’ultimo caso, mi sarei dovuta sottoporre a intervento con laser. Essendo una malattia sessualmente trasmissibile, è possibile che il mio partner l’abbia contratta in maniera asintomatica? In questo caso quali sono gli opportuni test da fare? Vi ringrazio per la disponibilità. Distinti saluti. (Utente da Napoli).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gentile utente da Napoli, è oggi universalmente noto a tutti i Medici l’inutilità di un eventuale trattamento laser per curare un Herpes Genitalis. L’herpes genitale, patologia che si presenta con dolore/bruciore alle parti intime, è causato da un virus (herpes virus di tipo 2) molto simile a quello che causa il cosiddetto herpes delle labbra (herpes virus di tipo 1) Farebbe mai un trattamento laser al labbro per curare un semplice herpes? Visto che si tratta di una patologia recidivante... quante volte nella vita lo dovrebbe fare... e con quale risultato... e a quali costi? Oggi la diagnosi di herpes genitalis è soprattutto clinica. Chieda consiglio al Suo dermatologo e Le spiegherà in base alla Sua situazione se è il caso di fare altri test o se la presentazione clinica del Suo problema è già sufficiente o almeno orientativa per una diagnosi di herpes genitalis. In caso affermativo, con i farmaci antivirali di nuova generazione a disposizione, si riesce a gestire oggi una patologia che pur essendo cronica dà meno problemi rispetto al passato. In bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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017 INFIAMMAZIONE AL GLANDE E LICHEN SCLEROATROFICO

DOMANDA: Buongiorno dottore, ho 33 anni e da circa un mese ho una infiammazione sulla pelle interna del glande, esattamente attorno all’uscita del canale urinario. Quest’infiammazione si manifesta con un alone rosso e un fastidioso bruciore, talvolta anche continuo e comunque sempre presente al momento della minzione. Inoltre, in alcuni giornate ho alcuni forti stimoli alla minzione anche in presenza di non molto liquido in vescica. Pochi giorni fa ho effettuato una visita da un dermatologo della mia città, che mi ha diagnosticato lichen scleroatrofico del prepuzio, ipospadia e un principio di fimosi, consigliandomi di programmare un intervento di circoncisione e prescrivendomi una cura a base di Kaloidon gel e di Gentalyn beta. Dopo alcuni giorni di cura con pomata e gel, il rossore permane e continuo ad avere bruciori. Navigando in rete, anche sul vostro sito, mi sono accorto che al lichen scleroatrofico sono in genere associate macchie bianche e una leggera fimosi in realtà io l’ho sempre avuta, anche se non ho mai avuto grosso disturbi nei rapporti sessuali. Pur concordando con il medico sulle considerazioni anatomiche e quindi anche sulla possibilità di effettuare in futuro la circoncisione, non ho assolutamente capito quale sia la correlazione tra il lichen del prepuzio e la leggera fimosi con quest’infiammazione rossastra (che ovviamente mi dà fastidio nei rapporti sessuali, che non ho da circa un mese) proprio attorno all’uscita del canale delle urine e con gli stimoli alla minzione. È possibile che vi siano altri fattori (herpes, fattori di stress, ecc.) che il medico non mi ha segnalato o anche una tipologia di infiammazione del genere può essere diretta conseguenza della cause segnalate dal medico? E, in quest’ultimo caso, come? Per sfregamento e abrasione? Secondo voi la cura è corretta o devo prendere anche qualcosa per bocca? Vi segnalo che, applicando con regolarità pomata e gel in questi giorni, i bruciori sono addirittura aumentati: sono gli effetti dei farmaci? Grazie mille! (Utente dalla provincia di Siena).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Siena, Le invio una mia risposta in merito a un quesito molto simile al Suo sul forum Medicitalia. È molto importante, vista la Sua sintomatologia, poter escludere un’uretrite eseguendo un comune tampone uretrale. Seguendo attentamente i consigli del collega che la sta curando, l’infiammazione tra qualche settimana dovrebbe rientrare. Per il lichen scleroatrofico invece il discorso è un po’ più complesso e pertanto Le invio qualche informazione utile. Il lichen sclerosus (noto anche come lichen sclero atrofico) è una patologia infiammatoria di tipo cronico, che si localizza frequentemente a livello del distretto anogenitale pur potendo interessare altri distretti cutanei (meno del 10% dei casi). Da come si può già intuire dal nome stesso, il termine scleroatrofico descrive le caratteristiche del quadro clinico. Le aree interessate infatti si presentano meno elastiche, di colorito disomogeneo (dal grigio perla al bruno marrone) e qualche volta può essere confuso con la vitiligine e la melanosi genitale, patologie che si presentano in queste zone rispettivamente con colorito ridotto (vitiligine) o aumentato (melanosi). Ma in queste due ultime condizioni l’unico aspetto clinico è il colorito non uniforme, mentre mancano invece i sintomi classici del lichen. Nel lichen sclerosus infatti, il colorito (a tratti più chiaro e a tratti più scuro) è dovuto soprattutto all’atrofia tissutale. Quando ad esempio nel maschio interessa il frenulo, può provocare una retrazione di questo e il glande risulta così costantemente scoperto. La disidratazione del glande dovuta alla ridotta capacità del prepuzio di svolgere la sua funzione protettiva, rende questa zona più vulnerabile e sensibile. Quando viene diagnosticato un lichen sclerosus in genere il Dermatologo spiega che il termine “cronico” significa che si tratta di una patologia che tende quasi sempre a persistere o a ripresentarsi. Quindi l’espressione utilizzata dal collega che l’ha visitata (con il lichen bisogna conviverci) è quindi concreta. È importante seguirne negli anni l’evoluzione, in quanto nella letteratura scientifica esistono casi di degenerazione neoplastica (circa il 5%). Si tratta spesso di persone con forme molto estese e trascurate per molti anni. Nella stragrande maggioranza dei casi invece il Dermatologo gestisce tale patologia con terapie locali o anche per via generale. Se è vero che dal lichen sclerosus non si guarisce mai del tutto, è anche vero che con i rimedi oggi esistenti si riesce a convivere con il problema quasi come se non ci fosse. Nelle donne tale problema, si presenta con la stessa frequenza del sesso maschile e determina altrettanti problemi di carattere pratico e le ripercussioni funzionali possono variare dalle semplici ragadi fino alla stenosi. Anche le donne necessitano perciò di controllo specialistico, in quanto il rischio di degenerazione sebbene raro è una realtà concreta, infatti il lichen scleroatrofico è in entrambi i sessi una potenziale precancerosi, nel senso che nelle zone interessate dal lichen esisterebbe un’ aumentata predisposizione alla comparsa di tumori cutanei (circa 5% dei casi secondo la letteratura). Le cause di questo disturbo così frequente non sono del tutto note e tra le varie ipotesi trova largo consenso la teoria autoimmunitaria, secondo la quale l’organismo produrrebbe degli autoanticorpi diretti contro la cute e le mucose delle aree interessate, con conseguente sclerosi, discromia, atrofia tissutale e quindi perdita di elasticità. Il Suo dermatologo di zona Le spiegherà l’importanza della visita specialistica in base alla Sua situazione clinica (fase iniziale, intermedia, avanzata) e alla risposta alle terapie tradizionali. Il lichen sclerosus è una patologia molto variabile dal punto di vista clinico e infatti ne esistono diverse varianti morfologiche (lichen sclerosus vitiligoideo, ipercromico, bolloso, melanosico, ipertrofico, xantelasma-like). Il cortisone va bene se utilizzato localmente e per il periodo consigliato dal Suo dermatologo, ma un uso eccessivo (es: come accade per le terapie fai da te) può contribuire all’atrofia del tessuto (infatti nel foglietto illustrativo delle creme al cortisone troviamo sempre tra gli effetti collaterali, il termine atrofia tissutale). Quindi segua i consigli del Suo dermatologo di zona e stia tranquillo… in quanto il lichen sclerosus può essere una patologia pericolosa solo se trascurata negli anni. Le invio i miei più cordiali in bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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018 LINFONODI INGUINALI GONFI

DOMANDA: Buongiorno, sono a chiedervi un consiglio. Premetto che sono omosessuale; il mio compagno da circa 2 mesi presenta: - alcuni (1 in particolare) linfonodi inguinali gonfi; - ulcera alla base del glande ... non so come spiegarla correttamente...è un rigonfiamento rossastro, piuttosto duro, visibile a pene e glande “scoperto”, posizionato sull’attaccatura del glande (scusatemi per il linguaggio poco ortodosso, faccio del mio meglio) - prurito al glande/prepuzio - stato di spossatezza (talvolta stanchezza) detto che ha effettuato già 3 volte le analisi del sangue e 2 dell’urine (con uricoltura-negativa), diciamo che le analisi erano tutte per lo più nei valori norma (eccetto un minimo elevata la VES e la positività all’Epsten Barr però, a detta del medico, non in corso ma passata).Per il resto tutto negativo: HIV, Toxoplasmosi, Mononucleosi (anche questa avuta in passato), etc. A questo punto, dopo l’ennesimo consulto dal medico, è stato inviato a una visita al centro MTS per sospetto Sifiloma. A detta visita non hanno confermato con certezza, ma hanno detto che è possibile si tratti di Sifiloma e quindi di uno stadio di inizio di Sifilide. Qui il primo dubbio: leggendo sui forum di internet, leggo che il Sifiloma primario, che in questo caso sarebbe questo gonfiore alla base del glande (scoperto), rimane per circa 30-50 giorni..in realtà, tale sintomatologia è presente da oramai 2 mesi e mezzo...un po’ tanto, no? Inoltre, il mio compagno è stato trattato (già dal primo momento in cui aveva un linfonodo inguinale sx gonfio) prima con Ciproxin, poi con altro antibiotico (non ricordo..!!!!) e adesso con eritromicina, in attesa dei risultati delle nuove analisi eseguite direttamente dall’ospedale in cui è stato visitato al centro MTS per verificare la presenza di Sifilide (valori VDLR, TPHA e altri). Per adesso, effettivamente il linfonodo si è ridimensionato:è semrpe palpabile al tatto, ma di gran lunga meno grande di prima (era circa 2cm). Qualcuno può dirmi cosa ne pensa di questo quadro clinico? Può trattarsi davvero di Sifilide? O sennò, in alternativa, di cos’altro? Può trattarsi anche di malattie ancora più gravi o tumori? Grazie mille.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Firenze, dalla Sua dettagliata descrizione clinica la diagnosi di sifilide primaria (sifiloma) è molto probabile. Il collega dermatologo che visiterà il Suo compagno potrà accertare/escludere la diagnosi in base ai risultati dei test specifici appena eseguiti: (VDRL, TPHA) e di eventuali altri esami (VES, ricerca di immunocomplessi circolanti CIC). Fino ad allora è importante evitare ulteriori rapporti e sarebbe il caso di effettuare anche Lei una visita dermatologica con i suddetti esami che Le suggerirà il collega al momento della visita stessa. È importante in questi casi la diagnosi/terapia di coppia. Se dovesse essere confermata tale diagnosi... potete stare tranquilli in quanto le terapie antibiotiche oggi a disposizione del dermatologo riescono a stroncare l’infezione in tempi brevi. Seguite però attentamente tutti i consigli dei bravissimi colleghi di Firenze. In bocca al lupo. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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019 VDRL TPHA SIFILIDE

DOMANDA: Salve, a un recente controllo prima di un piccolo intervento chirurgico ho fatto gli esami di routine e con mia grande sorpresa VDRL ++++ TPHA circa 40.000 non ho mai avuto nessun sintomo che mi facesse pensare a ciò recatomi dallo specialista la terapia attualmente in corso È di 10 iniezioni a giorni alterni di wycillina 1.200.000 UI preceduta da breve cura di antibiotico per bocca i miei quesiti sono: se si riesce a dare una datazione all’infezione e per quanto riguarda i valori potete commentarli? Fatta esaminare la mia partner il suo valore di TPHA era di circa 10.000 anche lei stessa terapia. Potrà almeno la VDRL tornare negativa in breve tempo? Ringrazio anticipatamente per l’ospitalità in questo portale medico auguri di Buon anno. (Utente da Genova).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Genova, come spesso riscontro tra i miei pazienti, il termine Sifilide genera ancora oggi “terrore” nelle persone, in quanto prima dell’avvento degli antibiotici (circa 60 anni fa) era una patologia gravissima. I nostri cari anziani ricordano benissimo il numero di vittime di tali epidemie. Pensi che in quegli anni i testi di dermatologia trattavano in maniera estensiva tale problematica, mentre oggi quasi non se ne parla più. Questo non vuol dire che tale problema sia scomparso. Anzi, nell’ultimo decennio la sifilide è addirittura aumentata, probabilmente anche a causa del turismo sessuale verso i paesi esotici. Oggi però esistono delle LINEE GUIDA INTERNAZIONALI che permettono al Dermatologo (in ogni parte del mondo) una volta effettuata la diagnosi, di eradicare il problema. Le fiale che Lei sta utilizzando fanno parte proprio delle suddette linee guida. La VDRL si negativizzerà tra molti mesi e se non si negativizza non è un problema in quanto si tratta di un indice di “infezione avvenuta” e non necessariamente di “infezione in corso”. Naturalmente sarà il Suo dermatologo a seguire tutto il processo e a rassicurarLa sul buon andamento della terapia. Le IgM rappresentano un buon parametro per risalire almeno orientativamente al periodo di contagio... ma comprenderà che al momento la cosa migliore da fare... È la terapia “di coppia” sotto la guida del Suo dermatologo. Tra alcuni mesi, potrà effettuare una RPR quantitativa presso qualsiasi laboratorio insieme alla TPHA e al dosaggio degli immunocomplessi circolanti (CIC). In genere dopo un ciclo di antibiotico si assiste a un abbassamento di tali valori. Il collega di Genova che La segue la potrà tranquillizzare sull’efficacia della terapia nonostante talora la VRDL si mantiene alta. Qualche anno fa ho pubblicato un libro sulla sifilide a le altre malattie sessualmente trasmesse, per ricordare alle persone che la sifilide non è ancora scomparsa, le MST malattie sessualmente trasmesse sono in aumento e che non esiste soltanto l’AIDS (Atlante di Dermatologia Genitale di A. Del Sorbo, P. Donofrio, MT. La Forza - Edizioni Dermo 2001 NAPOLI). Cordiali saluti. Dott. Antonio Del Sorbo - Dermatologo e Venereologo, Salerno. Risposta pubblicata sul sito medicitalia e su www.ildermatologorisponde.it.

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020 ITTIOSI E SINDROMI ITTIOSIFORMI

DOMANDA: Salve dottore, da varie visite dermatologiche sostenute nel corso degli anni (ne ho più di 30) sono affetto da una forma di ittiosi che tento di tenere sotto controllo attraverso principalmente l’applicazione di creme. Allo stesso tempo dal collo in su invece soffro di dermatite seborroica che non riesco contenere in nessun modo. Vorrei sapere se in toscana ci sono centri specializzati attraverso i quali poter effettuare esami più approfonditi al fine di cercare qualche rimedio mirato, abusando direi “personalizzato”. Grazie. (Anonimo dalla provincia di Firenze).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Firenze, al contrario di quanto comunemente si pensa, le ittiosi sono un gruppo di patologie molto frequenti (circa 1 caso ogni 250 persone nel caso della forma volgare). Il termine ittiosi deriva dalla radice greca ittios = pesce, in quanto l’accentuata desquamazione cutanea e l’ipercheratosi associata fanno assumere alla cute, nei casi particolarmente gravi e soprattutto nei mesi freddi, un aspetto che ricorda le scaglie dei pesci. Esistono diversi tipi di ittiosi (1) ITTIOSI VOLGARE dovuta a un deficit genetico del sistema filaggrina profilaggrina (2) ITTIOSI X-LINKED che interessa solo i maschi ed è dovuta a un difetto dell’enzima steroido-sulfatasi (3) ITTIOSI BOLLOSE CONGENITE fortunatamente rare e dovute ad anomalia delle cheratine k1 e k10 (4) ITTIOSI CONGENITE NON BOLLOSE dovute al ridotto funzionamento dell’enzima tranglutaminasi K di tipo 1. La forma volgare è quella in assoluto più frequente nella nostra pratica e spesso per non confondere le idee al paziente con termini complessi viene comunicata con il termine di pelle secca. In estate dopo qualche giorno di sole e mare, solitamente sparisce come per incanto, per poi ripresentarsi puntualmente nei mesi freddi, in particolare agli arti inferiori. Recentemente, sono state descritte nuove mutazioni genetiche a carico del gene NIPAL4, che codifica per un recettore di membrana, coinvolto nel trasporto del magnesio. Olii vegetali, emulsioni fluide e creme naturali, sono una buona abitudine, ma non tutti sono disposti a ungersi il corpo tutti i giorni, soprattutto nei mesi freddi. Come avrà sicuramente notato in piena estate migliora (anzi sparisce) sia il problema ittiosi che il problema seborrea. Per rispondere alla Sua domanda sui centri della Sua zona, l’ittiosi volgare è una patologia di non rara osservazione per il dermatologo e può essere gestita tranquillamente in ambulatorio. Diverso invece è il discorso per altre forme di ittiosi congenita (comprese alcune rare sindromi ittiosiformi), che rientrano invece nell’ambito delle cosiddette malattie rare della pelle. Può richiedere maggiori informazioni al Suo medico di famiglia, al Suo dermatologo o contattare la Clinica dermatologica a Lei più vicina, dove troverà colleghi disponibili e competenti in materia, chiamando magari il centralino e facendosi spiegare le modalità di accesso. Nel frattempo l’uso di prodotti idratanti può migliorare la sintomatologia. Al momento della visita specialistica potrà essere chiarito il tipo di ittiosi di cui è affetto per poter programmare una terapia più mirata.