Dermatosi plantare giovanile e piedi screpolati

La dermatosi plantare giovanile è una dermatite localizzata al terzo anteriore della pianta dei piedi, che appaiono screpolati

La dermatosi plantare giovanile è una malattia della pelle localizzata alla superficie plantare dell’avampiede che appare arrossata, liscia e fissurata. È più frequente tra i 3 e i 14 anni, soprattutto in inverno e nel sesso maschile, mentre è più rara negli adulti. La dermatosi plantare giovanile è la più comune dermatite irritativa dei piedi nei bambini in età scolare. Questa dermatite può essere ricorrente soprattutto nei mesi invernali, e di solito tende a sparire spontaneamente con l’adolescenza. La dermatite plantare giovanile è spesso bilaterale, ma interessa le due piante dei piedi che appaiono screpolati in maniera non simmetrica. In alcuni casi può manifestarsi anche al palmo delle mani. La dermatite palmare giovanile da piscina ad esempio, può manifestarsi al palmo delle mani nei giovani che praticano nuoto a livello agonistico, a causa del continuo sfregamento delle mani bagnate sui bordi della piscina. L’esfoliazione della pelle alla pianta dei piedi ricorda un po’ la pelle del viso quando viene sottoposta a un peeling chimico, o dermatiti asintomatiche come la cheratolisi esfoliativa di mani e piedi. I piedi screpolati osservati nella dermatosi plantare giovanile sono stati considerati un segno minore della dermatite atopica, ma l’associazione con una vera e propria atopia non è osservabile in tutti i pazienti. Le espressioni di dermatosi plantare giovanile e di dermatite plantare giovanile sono spesso utilizzate come sinonimi. Quando è presente un quadro infiammatorio molto evidente si utilizza il termine dermatite (il suffisso -ite indica infiammazione), mentre si preferisce il termine dermatosi quando almeno clinicamente manca un quadro infiammatorio così marcato.

Sia la dermatosi plantare giovanile che le altre forme dermatite esfoliativa di mani e piedi sono di frequente osservazione in dermatologia

I sintomi della dermatosi plantare giovanile

I sintomi della dermatosi plantare giovanile consistono in soprattutto in secchezza cutanea, desquamazione, esfoliazione e talora rossore del terzo anteriore del piede. Si tratta di una dermatite esfoliativa solitamente bilaterale ma non perfettamente simmetrica. La dermatosi plantare giovanile si presenta con eritema, desquamazione, ipercheratosi, esfoliazione e ragadi a livello dell’avampiede, e solitamente non interessa l’arco mediale della pianta dei piedi, né gli spazi tra le dita. Quando la sudorazione è scarsa o assente si parla rispettivamente di ipoidrosi e anidrosi. A volte si possono associare secchezza nelle aree interessate e allo stesso tempo sudorazione, macerazione e cheratolisi punctata nella pelle adiacente. La cute delle aree interessate è spesso arrossata e presenta un tipico aspetto brillante. Le impronte digitali (dermatoglifi) sono solitamente conservate, ma nelle forme persistenti o maggiormente irritate può essere talora osservata una temporanea alterazione o persino scomparsa delle impronte digitali dei piedi. La dermatosi plantare giovanile è di frequente osservazione in età pediatrica soprattutto nei mesi invernali e nei bambini atopici. Si presenta con avampiede secco lucido e fissurato. Dal momento che la barriera cutanea risulta essere danneggiata, è probabile che ci sia anche una differenza nella composizione del microbiota cutaneo nelle aree più secche e irritate rispetto al microbiota che risiede sulla cute sana circostante. Agli esami del sangue non si rilevano particolari anomalie, se non un possibile aumento delle IgE totali (PRIST) in alcuni bambini con dermatite atopica.

La dermatosi plantare giovanile può presentarsi anche con scarsa infiammazione come in queste foto. In presenza di infiammazione più marcata vanno ricercate anche altre possibili cause di dermatite plantare

Le cause della dermatosi plantare giovanile: dal terreno atopico all’uso di calzature occlusive

Tra le possibili cause di dermatosi plantare giovanile sono riportate la presenza di una diatesi atopica e l’impiego di calzature occlusive e non assorbenti che espongono la pianta dei piedi a umidità, calore, sudorazione e macerazione, soprattutto nei bambini e nei ragazzi che praticano sport agonistico. Le calzature che ostacolano la traspirazione cutanea (perspiratio insensibilis) stimolano la produzione di sudore alla pianta dei piedi, ma paradossalmente nelle aree interessate da dermatosi plantare giovanile è più frequentemente osservare anidrosi anziché iperidrosi. Calzature particolarmente occlusive come alcuni scarponcini da neve possono talora scatenare una dermatite plantare giovanile e da qui il vecchio nome di piedi da motoslitta, sebbene la maggior parte dei bambini con dermatosi plantare giovanile non abbia avuto contatto con la neve. Anche la predisposizione genetica è importante. Nelle famiglie con terreno atopico la dermatosi plantare giovanile è più frequente. Infatti questa dermatite ricorrente dei piedi è stata riscontrata anche nei gemelli omozigoti.

Biopsia cutanea e quadro istologico della dermatite plantare giovanile

Il quadro istologico della dermatosi plantare giovanile è carattterizzato da ipercheratosi (con acantosi e paracheratosi), da un infiltrato infiammatorio mononucleare a livello del derma superficiale, e da una spongiosi a livello degli sbocchi delle ghiandole sudoripare. Un infiltrato perivascolare linfocitario è solitamente presente nelle forme di dermatite plantare giovanile particolarmente eritematose. Partendo dagli strati più profondi della pelle, le ghiandole sudoripare presentano un aspetto normale fino al termine dello strato malpighiano, oltre il quale il passaggio del sudore sembra essere ostacolato, con conseguente ipoidrosi e secchezza della pelle.

La dermatite plantare giovanile fu descritta all’inizio degli anni Sessanta

Nella primavera del 1963 il dermatologo americano William Blake Gibson di Philadelphia descrisse questo quadro clinico come dermatite da calzino sudato (sweaty sock dermatitis), anche se i suoi riferimenti alla presenza di vescicole e interessamento degli spazi interdigitali fanno pensare più a un eczema da contatto che a una dermatosi plantare giovanile. Nel 1968 i dermatologi americani Seymour Silvers e Franklin Glickman osservarono un quadro simile soprattutto nei bambini atopici, descrivendolo con il termine di eczema atopico dei piedi nei bambini. Nel 1972 il dermatologo svedese Halvor Möller notò un’aumentata incidenza nei mesi invernali e denominò questo quadro come piedi atopici invernali. Nello stesso anno i dermatologi danesi Hans Schultz e Hugh Zachariae in uno studio condotto testando sulla pelle un estere dell’acido nicotinico (trafuril skin test) suggerirono che la dermatosi plantare giovanile non fosse unicamente espressione di dermatite atopica, proponendo il termine più generico di eczema ricorrente giovanile delle mani e dei piedi. Per l’interessamento delle dita e l’elevata incidenza in età pediatrica, sempre nel 1972 il dermatologo canadese Thomas Enta propose il nome di dermatite peridigitale dei bambini, riportando un quadro simile sia alle mani che ai piedi. Nel 1976 i dermatologi Rona MacKie e Syed Latafat Hussain condussero uno studio su 102 bambini con questo quadro clinico e coniarono il termine di dermatosi plantare giovanile proponendola come una nuova entità nosologica distinta dalla dermatite atopica. Nel 1978 il dermatologo inglese Alan Shrank suggerì di considerare la dermatosi plantare giovanile come una forma di miliaria cronica della pianta dei piedi. Nel 1981 i dermatologi australiani Czarnecki, Cowen e Connors riportarono un quadro di dermatosi plantare giovanile in un giovane adulto di 23 anni. Nel 1982 i dermatologi catalani Carlos Romaguera, Francisco Grimalt e Juan Ferrando osservarono un quadro simile sia alle mani (dry hand dermatitis o dermatite secca delle mani) che ai piedi (dry feet syndrome o sindrome del piede secco). Sempre nel 1982 la dermatologa scozzese Rona MacKie propose una distinzione tra la dermatosi plantare giovanile associata a dermatite atopica da altre varianti cliniche non associate ad atopia. Nel 1995 il dermatologo francese Jean Philippe Lacour descrisse la dermatite palmare giovanile da piscina. Nel corso della storia della dermatologia la dermatosi plantare giovanile è stata descritta con diversi sinonimi tra cui dermatosi plantare giovanile di MacKie e Hussain (juvenile plantar dermatosis), eczema dell’avampiede di Verbov (forefoot eczema), piede atopico (atopic foot), piede vetrato (glazed foot), sindrome del calzino sudato di Gibson (sweaty sock syndrome), piedi atopici invernali di Möller (atopic winter feet), dermatosi dell’avampiede (forefoot dermatosis), dermatite da calza sudata (sweaty sock dermatitis), dermatosi peridigitale di Enta (Enta peridigital dermatosis), dermatite plantare secca di Jepsen (dermatitis plantaris sicca), eczema giovanile ricorrente delle mani e dei piedi (recurrent juvenile eczema of the hands and feet), sindrome dei piedi asciutti (dry feet syndrome), sindrome del piede bagnato e asciutto di Steck (wet and dry foot syndrome), pulpite secca dell’avampiede, dermatite peridigitale del bambino, piedi da motoslitta, dermatite invernale dei piedi, dermatite plantare giovanile, eczema dell’avampiede e moon-boot foot syndrome.

È importante la diagnosi differenziale con altre problematiche dermatologiche dei piedi

Al momento della visita medica, il dermatologo potrà distinguere una comune dermatosi plantare giovanile da altre manifestazioni cutanee della pianta dei piedi, alcune temporanee e di breve durata, e altre più lunghe, persistenti e recidivanti. La sindrome dei piedi che bruciano (sindrome di Grierson Gopalan, burning feet syndrome o BFS) fu descritta nel 1826 dal medico inglese John Grierson e nel 1946 dal biochimico indiano Coluther Gopalan. Si presenta con rossore, sudorazione, intorpidimento, pesantezza, bruciore, parestesie e dolore ai piedi. Contrariamente alla dermatosi plantare giovanile la sindrome dei piedi che scottano si manifesta più spesso tra la seconda e la quarta decade di vita, soprattutto nel sesso femminile. Tra le altre problematiche di questo distretto cutaneo vanno anche considerate l’eritromelalgia delle mani e dei piedi (malattia di Mitchell), neuropatia periferica descritta dal neurologo americano Silas Weir Mitchell e recentemente associata a un’alterata funzionalità dei recettori vanilloidi normalmente presenti nella pelle. L’eritromelalgia è una vera e propria allodinia cutanea spesso caratterizzata anche da parestesie cutanee riferite dai pazienti come formicolii o sensazione simile a punture di spilli. Al momento della visita dermatologica saranno prese in considerazione tutte le possibili problematiche che possono manifestarsi alla pianta dei piedi. L’eczema allergico da contatto ad esempio, può presentarsi con piccole vescicole, intenso prurito e interessamento anche delle unghie e del dorso dei piedi. L’eczema da contatto può essere escluso con un patch test serie standard e calzature. La cosiddetta tinea pedis è invece una micosi cutanea e spesso si localizza anche agli spazi interdigitali (piede d’atleta). Può essere esclusa osservando la pelle con una lampada di Wood e praticando un esame microscopico miceti. Sia la sifilide secondaria che la malattia mani piedi bocca hanno invece un decorso clinico totalmente diverso. In presenza di eczema disidrosico sia la sudorazione che il prurito sono piuttosto evidenti. Tra le dermatiti plantari più comuni vanno considerate anche l’ intertrigine da Pseudomonas, la psoriasi plantare, la pustolosi palmoplantare e altre cheratodermie palmoplantari sia congenite che acquisite.

La terapia della dermatosi plantare giovanile in presenza di dermatite atopica

Per la terapia della dermatosi plantare giovanile nel bambino atopico si utilizzano gli stessi rimedi normalmente impiegati sulle altre chiazze di dermatite atopica. In presenza di una barriera cutanea particolamente danneggiata è preferibile utilizzare emollienti delicati (per esempio a base di urea o acido salicilico a basse concentrazioni), detergenti e creme senza parabeni e privi di altre sostanze sensibilizzanti. Gli steroidi topici normalmente utilizzati nella cura della dermatite atopica risultano essere poco efficaci in questo distretto cutaneo. Gli unguenti a base di inibitori delle calcineurine (per esempio Tacrolimus) possono essere utilizzati per brevi periodi quando al momento della visita medica il dermatologo lo ritiene utile. Indipendentemente dall’associazione con dermatite atopica, in presenza di dermatosi plantare giovanile è molto importante mantenere la cute ben idratata. In presenza di dermatosi plantare giovanile le calzature in materiale sintetico andrebbero sostituite dai classici calzini 100% in cotone, in quanto più porosi e meno occlusivi. Anche le solette in sughero o in lana possono essere talora di aiuto.