ANETODERMIA

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

Anetodermia o anetoderma

L’anetodermia o anetoderma (dal greco ànetos = rilassato) è un’atrofia cutanea maculare dovuta a un’alterazione localizzata delle fibre elastiche e pertanto viene anche denominata elastolisi. In alcuni casi tale fenomeno si può presentare come esito di altre patologie dermatologiche (es. lupus eritematoso, sarcoidosi, mastocitosi, amiloidosi nodulare, micosi fungoide, xantoma, granuloma anulare, sifilide secondaria, infezioni da Borrellia, varicella, herpes zoster, lebbra, infezione da HIV, etc). Quando il fenomeno non può essere correlato ad altre malattie di base, si parla di anetodermia idiopatica. Tra le patologie che talora possono simulare un’anetodermia, ricordiamo la morfea e il lichen scleroatrofico.

Varianti cliniche di anetodermia

Le chiazze di anetodermia si presentano assottigliate, con bordi più o meno netti e lievemente corrugate in superficie (aspetto a carta da sigaretta). A volte le chiazze alla palpazione possono apparire lievemente rilevate (fenomeno del bottone o dell’erniazione), a causa del grasso sottocutaneo che talora si fa strada attraverso il tessuto elastico indebolito (ernia cutanea). All’esame istologico, si può osservare la riduzione o addirittura la scomparsa delle fibre elastiche, tramite speciale preparazione del campione (es. colorazione di Weigert). Le aree di anetodermia generalmente non sono centrate su un follicolo pilifero, al contrario delle cosiddette atrofodermie. Il numero di chiazze anetodermiche può variare da una a diverse decine, con dimensioni comprese tra 1 e 2 cm circa. Nella sindrome di Blegvad Haxthausen, l’anetodermia si può associare a osteogenesi imperfetta e sclere blu. Sebbene i meccanismi patogenetici dell’anetodermia non siano ancora del tutto chiariti, attualmente si tende ad attribuire una certa importanza alla possibile aggressione infiammatoria di fibre elastiche anomale già alla nascita. In alcuni casi di anetodermia, sono stati riscontrati anticorpi antifosfolipidi nel siero (APAs) e infiltrati infiammatori perivascolari e periannessali (microtrombi). Molte altre patologie dermatologiche possono però associarsi alla presenza di fibre elastiche alterate (es. pseudoxantoma elastico, cutis laxa, sindrome di Marfan, elastosi perforante serpiginosa, striae distensae, etc).

Alla palpazione le aree di anetodermia risultano molli ed elastiche (fenomeno del bottone)

Esistono diversi tipi di anetodermia, classificate dai dermatologi del secolo scorso, in base ad alcune caratteristiche cliniche.

ANETODERMIA TIPO JADASSOHN: descritta nel 1892 dal dermatologo svizzero Josef Jadassohn. L’infiammazione dell’area interessata, evolve in anetodermia.

ANETODERMIA TIPO PELLIZZARI: descritta nel 1884 dal dermatologo italiano Celso Pellizzari. L’anetodermia è preceduta da fenomeni orticarioidi.

ANETODERMIA TIPO SCHWENINGER BUZZI: descritta nel 1889 dal dermatologo tedesco Ernst Schweninger e dal dermatologo italiano Fausto Buzzi. Le chiazze di anetodermia possono comparire senza apparenti segni di infiammazione cutanea (anetodermia d’emblée). In realtà il fenomeno infiammatorio è visibile all’esame istologico.

ANETODERMIA TIPO ALEXANDER: descritta nel 1904 dal dermatologo tedesco Arthur Alexander. L’anetodermia è preceduta da fenomeni bollosi.

La visita dermatologica, consente generalmente un corretto inquadramento diagnostico e terapeutico.