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Dermatologo Dott. Del Sorbo

DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI IN DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA (FAQ)

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

301 TELOGEN EFFLUVIUM E CADUTA STAGIONALE DEI CAPELLI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazza di 26 anni e vorrei un vostro parere su un mio problema di capelli. Ogni anno puntualmente nel periodo che va da giugno a settembre i miei capelli iniziano a soffrire, si fanno sempre più sottili e iniziano a cadere. Tramite il mio parrucchiere inizio una cura con shampoo, maschera e fialette per la caduta e per irrobustirli un po’. Ogni volta che cadono il capello ha alla radice una cosa bianca che non saprei descriverLe. Secondo Lei è del tutto normale o dovrei prenotare una visita dermatologica?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le cause di caduta dei capelli nella donna possono essere davvero tante (es. alopecia androgenetica femminile, defluvium da stress, telogen effluvium da carenza di ferro, alopecie non cicatriziali da dieta o malnutrizione, ipotiroidismo, ipertiroidismo, farmaci, contraccettivi orali, anagen effluvium, etc). Un diradamento solo stagionale (es. diradamento estivo, diradamento autunnale del cosiddetto periodo delle castagne, etc) molto spesso è dovuto a un ciclo del pelo più breve, fenomeno denominato telogen effluvium cronico. L’estremità biancastra che osserva (guaine epiteliali del capello), indica che il capello cade interamente senza spezzarsi ed è quella che volgarmente viene chiamata “radice”. Una visita specialistica accurata presso il Suo dermatologo, consentirà di distinguere questa condizione da un telogen effluvium da carenza di ferro o da una forma iniziale di alopecia androgenetica femminile. Al momento della visita dermatologica può essere utile portare con sé eventuali esami eseguiti magari per altri motivi (es. ferritina, prolattina, ecografia ovarica, etc) anche se di vecchia data. In base a quanto emergerà dalla visita specialistica, il dermatologo potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare una terapia mirata e magari una prevenzione per il prossimo anno. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

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302 NEO SUL TALLONE IN ETÀ PEDIATRICA: QUALI ESAMI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono la mamma di una bimba di 7 anni. Da diversi anni ho notato che mia figlia aveva sul tallone del piede dalla parte esterna un piccolissimo neo di circa 2 mm. Qualche giorno fa ho notato che questo neo si è come un po’ allungato. Ho portato la bimba dal dermatologo, il quale senza nessun tipo di esame o di strumentazione mi ha detto di far asportare il neo il prima possibile in quanto è collocato in una zona che può portare diverse irritazioni (attraverso le scarpe). Cosa mi può consigliare? Devo fare asportare subito il neo o è meglio eseguire una visita dermatologica più approfondita? La ringrazio.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora, se un dermatologo, con un’accurata visita specialistica, Le ha consigliato un asportazione chirurgica, vorrà dire che le caratteristiche cliniche del neo (es. simmetria, bordo, colore, dimensioni, evoluzione, etc) non rientrano perfettamente nella norma. In altri casi invece, un’asportazione può essere suggerita per motivi prevalentemente pratici, a causa della posizione scomoda del nevo (es. bordo delle scarpe, cintura dei pantaloni, elastico del reggiseno, etc). Bisognerebbe capire per quali dei due suddetti motivi il collega preferisce l’asportazione chirurgica, se per un motivo pratico o perché il nevo realmente presenta caratteristiche cliniche tali da richiedere un’asportazione preventiva con esame istologico. Lo chieda direttamente a lui o al dermatologo a Lei più vicino, in modo da avere un’idea più precisa. Oggi esiste una metodica non invasiva a disposizione di ogni dermatologo, che si chiama dermatoscopia, attraverso la quale si possono osservare caratteristiche cromatiche e vascolari del nevo, non visibili a occhio umano. La dermatoscopia può essere effettuata nel corso di una normale visita dermatologica e dura qualche minuto. Mi dispiace non poterle essere utile online, ma darLe un parere a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe molto poco attendibile. I nevi dell’età pediatrica meritano la stessa attenzione dei nevi nell’adulto. Contatti il Suo Dermatologo per una visita specialistica di controllo con eventuale dermatoscopia. Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

303 DERMATITE INTORNO ALLA BOCCA CHE PEGGIORA NEI MESI INVERNALI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, mio figlio soffre di rossore e dermatite intorno alla bocca, ma gli viene solo nel periodo invernale e solo in quel punto. In estate è completamente guarito ma nel periodo settembre ottobre comincia ad arrossirsi fino a provocarsi delle piccole piaghe sempre solo intorno alla bocca. L’ho portato dal dermatologo e mi ha detto che comunque che non è un’allergia. Fortunatamente il bambino si ammala poche volte e mangia tutto. Mi potrebbe aiutare dandomi un consiglio per come mi devo comportare. La ringrazio per l’attenzione e spero di essere stato chiaro nell’esprimermi. Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le cause del problema da Lei descritto, possono essere davvero tante e la Sua descrizione, non permette di formulare un parere attendibile, in quanto le manifestazioni descritte, sono comuni a diverse situazioni dell’età pediatrica (es: dermatite periorale, eczema da contatto, dermatite atopica, cheilite angolare, psoriasi, candidosi, etc), talora accentuate dalle condizioni climatiche. Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare eventualmente una terapia mirata al problema. Nel frattempo osservi il bambino per escludere eventuali dermatiti da leccamento cronico (lip lickers dermatitis), riducendo possibilmente il contatto sulle aree infiammate, con cibi potenzialmente irritanti (es. limone, pomodoro, formaggio). Mi dispiace non poterle essere utile online, ma prescriverLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe per Lei un’inutile perdita di tempo. Ne parli con il Suo Dermatologo alla prossima visita di controllo, sulla base delle manifestazioni cliniche ancora in atto e all’esito ottenuto con eventuali terapie effettuate. Cordiali saluti.

304 DERMATITE ATOPICA NELL’ADULTO

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazzo 31 anni e Le descrivo il mio problema. Mi hanno diagnosticato la dermatite atopica circa due anni fa, con le relative cure da fare. Il primo anno avevo delle chiazze sui gomiti, sulle spalle e una piccola chiazza su un gluteo. La cura consisteva nell’applicazione di pomate come zarzenda, elocon e protopic e devo dire che all’inizio era efficace. Poi all’arrivo dell’estate, il problema non c’era più. Ora da ottobre la situazione è cambiata e le chiazze sono localizzate ai gomiti, ginocchia, inguine, entrambi i glutei e dietro le gambe e nelle zone sono anche scomparsi i peli. Il medico che mi segue dice che la terapia non cambia, io onestamete non sò. Mi rivolgo a Lei per capire se la terapia è adeguata alla situazione attuale. Cordiali saluti

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Il miglioramento estivo è tipico di moltissime patologie cutanee, dermatite atopica inclusa. Dalla Sua descrizione generica, non è chiaro se da bambino abbia sofferto o meno di tale problema. Le localizzazioni da Lei indicate, così come il miglioramento estivo, possono essere comuni a diverse patologie della pelle (es. psoriasi, eczema da contatto, dermatite atopica, dermatite erpetiforme, etc). Con la prossima visita di controllo presso il Suo dermatologo, sarà possibile valutare attentamente la situazione, in base al tipo di recidiva e al tipo di risposta alle terapie effettuate finora. È importante valutare con la prossima visita anche le aree in cui manca il pelo, per stabilire se si tratta di una semplice alopecia temporanea non cicatriziale (es. alopecia areata) o di un problema di altra natura. Le terapie da Lei elencate, vengono utilizzate comunemente nella gestione del paziente affetto da dermatite atopica, ma non avendo idea della Sua situazione attuale, è difficile poter esprimere un parere attendibile a distanza. Ne parli con il Suo Dermatologo alla prossima visita di controllo.

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305 NEO MODIFICATO IN GRAVIDANZA: COSA FARE

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, il mio neo grosso e nero sulla pancia dopo la gravidanza ha cominciato a darmi prurito, poi si è seccato (come se fosse una crosta di una ferita) e alla fine si è staccata la parte scura lasciando sotto la pelle rosa. Che faccio? Il dermatologo lo aveva controllato alcuni mesi prima e mi ha assicurato che non desta sospetti ma adesso che è caduto?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: In gravidanza il numero dei nei può aumentare e per alcuni di essi si può notare talora una variazione delle caratteristiche cliniche (es. simmetria, bordo, colore, dimensione, etc). Sono soprattutto le variazioni repentine, che devono indurre la paziente alla visita dermatologica di controllo. Oggi esiste a disposizione di ogni dermatologo, una metodica rapida e non invasiva, denominata dermatoscopia, in grado di stabilire in pochi minuti, la natura di un neo e la sua possibile evoluzione. La Sua descrizione un po’ generica può far pensare a diverse situazioni dermatologiche (es. cheratosi seborroica ipercheratosica, nevo verrucoso decapitato, etc), ma è difficile poter esprimere a distanza un parere attendibile, su un argomento tanto delicato come i nevi. Al momento della visita di controllo, il dermatologo osserverà i nei (anche quel che resta di un neo) descrivendone accuratamente sia i dati clinici (es. dimensioni, sede, etc) sia il quadro dermatoscopico (es. presenza di pattern reticolare, sbocchi simil comedonici, pseudocisti cornee, etc). In questo modo sarà possibile stabilire il grado di tranquillità del neo e monitorarne negli anni l’evoluzione (cosiddetta mappa dei nei). Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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306 PRURITO ALLE ZONE INTIME IN ENTRAMBI I CONIUGI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una donna di 39 anni. Da qualche mese ho un prurito intimo, ho notato una piccola screpolatura tipo un taglietto rosso vivo, mentre a mio marito gli sono venute piccole vescichette bianche sul prepuzio, ho già prenotato una visita dal ginecologo volevo comunque saperne qualcosa nel frattempo grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora, moltissimi quadri infiammatori dell’area anogenitale possono manifestarsi con prurito e vescichette bianche. Una delle più frequenti è la candidosi (balanopostite da candida nell’uomo o vulvovaginite da candida nella donna). Quando il problema si presenta in contemporanea in entrambi i coniugi, l’obiettivo del dermatologo al momento della visita specialistica è quello di confermare o escludere una possibile malattia a trasmissione sessuale. Esistono anche patologie non infettive che possono presentarsi con tali modalità (es. reazioni irritative o allergiche da contatto nei confronti di alcuni detergenti intimi, gel lubrificanti, deodoranti, etc), ma la visita specialistica di coppia, resta fondamentale per poter giungere a una diagnosi di certezza e programmare una terapia mirata. È importante rivolgersi entrambi dallo specialista dermatologo venereologo, possibilmente senza applicare cortisonici o antimicotici nei giorni che precedono la visita. Una candidosi genitale, una vulvodinia, un eczema da contatto o qualsiasi altra patologia genitale, sono facilmente identificabili al momento della visita specialistica. In alcuni casi dubbi, lo specialista può ritenere più o meno opportuno effettuare alcuni test di approfondimento (es. esame colturale candida, patch test, etc) in base a quanto emerge dall’anamnesi e dall’esame obiettivo. Nella sezione del mio sito relativa alle infezioni da candida, troverà immagini caratteristiche e molte informazioni utili sull’argomento. In attesa della visita specialistica che effetturete presso il dermatologo venereologo a voi più vicino, si raccomanda di evitare scelte terapeutiche e diagnosi fai da te. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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307 PERIONISSI CRONICA O PATERECCIO: NON SEMPRE È UNA MICOSI

DOMANDA: Ho una perionissi cronica a 3 dita della mano da circa 1 anno e non mi passa nonostante le varie creme prescritte e una soluzione di timolo in cloroformio. Non so più cosa fare. Mi fanno sempre più male!

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La perionissi o patereccio è un fenomeno molto frequente, specie in alcune categorie di persone che sono spesso a contatto con acqua (es. casalinghe, baristi, cuochi, etc). Il fenomeno interessa prevalentemente le dita indice e medio delle mani ed esordisce con un arrossamento, gonfiore e talora secrezione a livello della piega laterale dell’unghia. Quest’infiammazione cronica delle unghie e dei tessuti circostanti, altera il colore (giallo marrone) e la superficie della lamina ungueale (irregolare e solcata). Le cause della perionissi cronica possono essere di diversa natura, sia di tipo infettivo (es. Staphylococco aureo, Candida Albicans, Dermatofiti, Muffe, etc), sia di tipo vascolare (molto spesso è causata da una psoriasi, un eczema da contatto o una disidrosi). In alcuni casi, i cosiddetti tamponi (es. esame microscopico miceti, esame colturale candida, etc) possono rilevare la presenza di un germe patogeno e si procederà con una terapia mirata. In altri casi deve essere curata la patologia di base (es. psoriasi, eczema, etc). Spesso la cuticola è danneggiata e il contatto con acqua e detersivi, rallenta l’efficacia delle terapie. È fondamentale ridurre il contatto con l’acqua fino al momento della visita specialistica. Suggerire un prodotto a distanza senza avere una chiara idea della situazione in atto, non aiuta, in quanto si rischia di utilizzare inutilmente un antimicotico (magari in assenza di miceti) o peggio ancora un cortisonico in presenza di germi patogeni, con peggioramento del quadro clinico. Alla prossima visita di controllo, il Suo dermatologo, in base al tipo di risposta alle terapie effettuate finora, potrà programmare una terapia più mirata ed efficace. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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308 SARCOIDOSI CUTANEA: UNA MALATTIA NON MOLTO FREQUENTE

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, soffro da oltre 10 anni di sarcoidosi polmonare e sembra che dopo diversi cicli di terapia, la malattia si sia stabilizzata. Da circa una settimana mi sono comparse delle chiazze rosse sulla pelle e documentandomi, ho letto che la sarcoidosi può interessare anche la pelle. Dovrei consultare il mio dermatologo o posso applicare qualche pomata lenitiva? Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La sarcoidosi è una malattia granulomatosa cronica che può interessare qualsiasi organo, cute compresa. Tuttavia l’osservazione di una sarcoidosi cutanea non è di così frequente osservazione e nella maggior parte dei casi alla diagnosi si arriva tramite l’esame istologico (riscontro nel campione bioptico dei tipici granulomi sarcoidosici). Una visita specialistica presso il Suo dermatologo di fiducia, consentirà di distinguere una sarcoidosi cutanea (evento di rara osservazione) da dermatiti di diversa natura (es. psoriasi, pitiriasi rosea di Gibert, eczema da contatto, orticaria, acariasi, impetigine, micosi, etc). Porti con sé al momento della visita specialistica, tutti i documenti relativi alla diagnosi e alle terapie effettuate per la cura della sarcoidosi polmonare. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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309 BOLLICINE ROSSE SUL GLANDE E SUL PREPUZIO

DOMANDA: Egr. dott. Del Sorbo, da una decina di giorni presento un problema al glande: mi sono comparse delle piccolissime bollicine rosse sotto pelle che non mi danno fastidio, più evidenti durante l’erezione e un leggero rossore sul prepuzio accompagnato da un leggero bruciore. Ho usato per una settimana daktarin pomata, senza alcun effetto, dovrei provare con una pomata cortisonica o sarebbe consigliabile prima una visita dermatologica?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le infiammazioni del glande (balaniti), del prepuzio (postiti) o di entrambe le zone (balanopostiti) possono essere sia di natura infettiva (es. infezione da candida) che di natura non infettiva (es. balanopostite traumatica, balanite eczematosa, balanite irritativa da contatto, psoriasi genitale, balanite seborroica, etc). Utilizzare il fai da te con prodotti farmacologici, non sempre porta i benefici sperati e qualche volta modifica il quadro clinico, rendendo meno semplice la diagnosi. Con una visita specialistica presso il Suo dermatologo venereologo, sarà possibile escludere la possibilità di un’eventuale malattia a trasmissione sessuale e giungere a una diagnosi definitiva. Contatti il Suo dermatologo, avendo la pazienza di non applicare farmaci (es. antimicotici, antibiotici, cortisonici, etc) sulla zona interessata per circa una settimana. In questo modo il quadro clinico non sarà modificato dal farmaco e se il collega riterrà opportuno eseguire un eventuale tampone (es. esame colturale candida), l’esito non sarà falsato dalle creme applicate. Contatti il Dermatologo a Lei più vicino per una visita accurata.

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310 MICOSI RESISTENTE AGLI ANTIMICOTICI TOPICI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, ho 40 anni ed ho una micosi diffusa sulla schiena e sul collo. Le cure con la schiuma pevaril sembrano non aver sortito alcun effetto. Passo buona parte dell’anno su spiagge sabbiose, ho sentito dire che possono essere veicolo di micosi di questo tipo. Durante l’estate la micosi sparisce ma credo sia solo nascosta dall’abbronzatura in quanto in inverno si ripresenta negli stessi punti esatti. C’è una cura più efficace? Sono donatore di sangue e ogni volta ho i valori della ferritina un po’ più alti della norma (360). Può essere collegato al mio problema cutaneo?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Alcune micosi possono rivelarsi particolarmente resistenti alle terapie topiche, ma per l’andamento stagionale e la comparsa di recidive ogni volta negli stessi punti, potrebbe essere utile una visita specialistica di controllo presso il Suo dermatologo di fiducia. Questo serve a verificare se le manifestazioni in atto sono realmente recidive della patologia avuta nel passato (e in tal caso programmare una terapia più efficace e mirata) o se si tratta di altra patologia cutanea (es. psoriasi, eczema da contatto, pitiriasi versicolor, etc). È importante però giungere al momento della visita senza aver assunto né applicato farmaci in grado di modificare il quadro clinico, nei 4-5 giorni che precedono la visita. Al momento della visita medica porti con sé anche gli ultimi esami ematochimici, per valutare anche l’importanza del valore da Lei riferito. Nell’uomo i valori normali di ferritina sierica sono compresi tra 30 e 300 ng/ml, mentre nella donna sono compresi tra i 15 e i 150 ng/ml. Si tratta di valori che possono variare in base al kit di laboratorio utilizzato per il dosaggio. Valori aumentati di questo marcatore devono essere presi in considerazione dal Suo medico curante per poter stabilire se si tratta di un reperto di laboratorio isolato e privo di importanza o per ricercare ed escludere eventuali patologie associate (es. infezioni, processi infiammatori, epatopatie e persino malattie neoplastiche). Solo con la visita sarà possibile giungere a una diagnosi precisa e programmare una terapia mirata. In base alla diagnosi sarà possibile sapere se ci sono correlazioni tra ferritina e dermatite. Cordiali saluti e in bocca al lupo!.

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311 PRURITO ALLA PIANTA DEL PIEDE E AI TALLONI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una donna di 43 anni della provincia di Rimini. Ho un prurito intenso ai talloni e sotto la pianta del piede che provoca spaccature, ferite e sangue. Mi gratto perché quando si spaccano, il prurito e il dolore diventano insopportabili.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora, sono molte le patologie cutanee che si presentano con prurito ai talloni e alla pianta del piede. Una delle più comuni è l’eczema da contatto, patologia estremamente pruriginosa e che dà luogo molte volte a ispessimenti cutanei simili a vere e proprie callosità (ipercheratosi) che si spaccano. L’eczema allergico da contatto viene riconosciuto facilmente al momento della visita dermatologica, in base alle sue caratteristiche cliniche e all’eventuale positività ai patch test (es. nichel solfato, tiurami mix, potassio bicromato, disperso blu, etc). Un altro fenomeno che si presenta con le caratteristiche da Lei descritte è la psoriasi, che tende a migliorare nella stagione balneare e a peggiorare nei mesi freddi. Anche qui, un’attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato, permettono al dermatologo una facile diagnosi. L’elenco delle patologie dermatologiche pruriginose del piede potrebbe continuare ancora moltissimo ed è difficile poter giungere a una diagnosi sulla base di una semplice, seppur accurata descrizione. Il piede d’atleta ad esempio, è una micosi che colpisce generalmente i piedi e spesso presenta prurito, così come le cheratodermie palmoplantari. Consulti il dermatologo a Lei più vicino per una visita specialistica. Solo così si potrà giungere a una precisa diagnosi (es. eczema, psoriasi, micosi, cheratodermia, etc) e programmare una terapia mirata. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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312 IRRITAZIONE DA ALDARA: SPESSO È UN INDICE DI ATTIVITÀ DEL FARMACO

DOMANDA: Salve Dottore, sono un ragazzo infetto da HPV sul glande. In seguito a una visita dermatologica la dottoressa mi ha prescritto una cura per combattere questa infezione e mi ha detto di usare la crema Aldara per circa un mese. Bene, ho iniziato il trattamento da un paio di settimane ma mi è successa una cosa per cui sono parecchiio allarmato: ho il pene gonfio e arrossato e attorno sono apparse delle macchie bianche e il piccolo condiloma che avevo sul filo del pene si è appiattito. Ho difficoltà persino a dormire la notte, ma purtroppo non posso andare dal mio dermatologo perché mi trovo all’estero. Sono effetti normali della crema o è il caso di interrompere il trattamento perché non so come comportami. Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Il farmaco da Lei indicato rientra tra quelli più efficaci e utilizzati nel trattamento delle verruche genitali (condilomi). Il farmaco va utilizzato secondo la posologia indicata nel foglietto illustrativo, salvo diverse indicazioni suggerite dal proprio dermatologo al momento della visita specialistica. Nella maggior parte dei casi la crema viene applicata a sere alterne per un periodo variabile a seconda delle manifestazioni in atto. Il principio attivo della crema (imiquimod) è un farmaco molto attivo nei confronti dell’HPV. All’interno del foglietto illustrativo del farmaco è riportata l’irritazione della zona trattata tra gli eventi avversi. In realtà, più che un evento avverso, nella maggior parte dei casi, l’infiammazione è un indice di attività del farmaco (in poche parole significa che il farmaco sta funzionando). Se infatti applichiamo la crema sul dorso della mano, non osserviamo alcuna reazione. Sulla cute o sulla mucosa infetta da HPV, il farmaco crea invece una risposta infiammatoria che è un po’ alla base del meccanismo d’azione del prodotto. Lo stesso fenomeno si osserva nei pazienti che utilizzano il farmaco per le altre indicazioni ufficiali (es. basalioma, cheratosi attiniche, etc). Un’infiammazione minima è un fenomeno legato all’attività del farmaco e rientra generalmente con l’applicazione di una pasta all’ossido di zinco per pochi giorni (mai utilizzare il cortisone) o sospendendo il farmaco per qualche giorno, secondo il parere del Suo medico. In caso di infiammazione più acuta, pur essendo entro certi limiti fisiologica e “voluta”, è importante contattare il Suo dermatologo (anche telefonicamente visto che si trova all’estero) o rivolgersi a un medico a Lei più vicino. A volte basta sospendere per qualche giorno il farmaco per poi riprendere con la terapia, una volta cessata l’infiammazione stessa. Le creme cortisoniche andrebbero evitate perché a causa dell’azione immunosoppressiva farebbero perdere i benefici ottenuti con Aldara. Cerco di spiegarLe perché il farmaco crea irritazione, sperando che questa risposta possa essere utile a Lei e agli utenti del sito. L’infiammazione è uno dei più importanti meccanismi di difesa “naturali” dell’uomo. La presenza di infiammazione indica che le cellule del sistema immunitario stanno contrastando attivamente una particolare noxa patogena (es. virus HPV). Molte metodiche utilizzate nel trattamento delle manifestazioni da HPV (es. crioterapia con azoto liquido), hanno come effetto finale un’infiammazione controllata del tessuto bersaglio. Da un punto di vista farmacodinamico, l’imiquimod stimola localmente le difese immunitarie, legandosi a un particolare recettore di tipo TLR7 (toll like receptor 7) presente sulla superficie di alcune cellule del sistema immunitario (macrofagi), determinando la produzione di speciali sostanze denominate citochine (es. TNFα, IL1, IL6, IL12, IL18, etc). Queste sostanze proinfiammatorie, sono responsabili dell’efficacia del prodotto (potente azione immunostimolante locale) e talora di qualche effetto riferito dal paziente come indesiderato e fastidioso (es. lieve bruciore, irritazione, prurito, etc). Si tratta nella maggior parte dei casi, di effetti passeggeri e reversibili alla sospensione del farmaco (a volte basta una semplice pasta all’ossido di zinco), ma che vanno gestiti con il Suo medico e non in via telematica. Contatti pertanto il Dermatologo a Lei più vicino per una visita di controllo accurata. Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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313 ORTICARIA DA FREDDO

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono un ragazzo di 30 anni e non ce la faccio più a grattarmi. Mi dicono che ho questa orticaria ma non mi dicono come curarla. Sto provando a non mangiare determinati cibi, ma il problema non va via. Continuano a uscirmi queste chiazze che prudono e fanno male, io penso che il problema sia il freddo perché nei periodi caldi questo non mi succede, non appena si presenta il freddo il prurito e adesso anche le chiazze si fanno vive. Il mio lavoro (idraulico) mi porta spesso a contatto con tutti i tipi di polvere, ma nonostante ciò in estate sono tranquillo non mi accade nulla, io penso che sia da esludere la polvere. Aspetto con ansia una Sua risposta, ringrazio cortesemente.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Salve, ho appena letto la Sua mail. Le cause di orticaria possono essere di diversa natura ed esistono anche alcune forme scatenate dal freddo. In questi casi una visita specialistica accurata presso il dermatologo a Lei più vicino, dovrebbe consentire attraverso un checkup mirato, di poter giungere a una diagnosi precisa e di programmare in base a questa una terapia specifica. Il Suo dermatologo al momento della visita specialistica, in base a un’accurata anamnesi, a un attento esame obiettivo e a eventuali esami diagnostici di approfondimento (es. test orticaria fisica, dosaggio IgE totali, ricerca helicobacter pylori sulle feci o mediante urea breath test, dosaggio acidi biliari, esame parassitologico feci, etc), potrà rispondere in maniera concreta a ogni Suo dubbio. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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314 NEI IN GRAVIDANZA: È IMPORTANTE UN CHECKUP DERMATOLOGICO COMPLETO

DOMANDA: Egr. Dottore, sono una donna di 33 anni gravida alla 32ma settimana e da qualche giorno mi sono accorta lavandomi le parti intime di un piccolo neo rialzato nero mai visto prima. È piccolissimo ma al tatto si sente in quanto leggermente rialzato. È normale?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora, per poter rispondere in modo corretto alla Sua domanda, bisognerebbe poter osservare il nevo in dermatoscopia. Si tratta di una metodica rapida e non invasiva, disponibile presso qualsiasi dermatologo. In gravidanza, il numero e il volume dei nevi della donna possono aumentare. Una regola generale che vale per tutti è quella di sottoporre a controllo dermatologico (ed eventuale dermatoscopia) tutti i nevi che si sono modificati rapidamente o che magari prima non erano visibili. Questa precauzione viene adottata da tutti, come buona norma nella prevenzione del melanoma. Anche per il melanoma come per i normali nei, si può verificare una crescita repentina in gravidanza. Consulti il Suo dermatologo di fiducia per togliersi ogni dubbio. Magari sarà solo un banalissimo neo comune, ma la certezza che si tratti realmente di un neo tranquillo la potrà avere solo con un’accurata visita dermatologica. Oggi bastano pochi minuti per sapere se un neo è semplicemente un neo. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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315 PENOSCOPIA E CONDILOMI: È UN ESAME RAPIDO E NON INVASIVO

DOMANDA: Egr. Dottore, alla mia ragazza è stata riscontrata la condilomatosi e ora deve aspettare l’esito del pap test. Io non ho niente, ma mi hanno chiesto di fare l’esame penoscopia ma che cosa consiste e che si sa? Se nel caso mi viene riscontrato lo stesso problema della mia ragazza c’è una cura?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La penoscopia o peniscopia è un esame rapido e non invasivo eseguibile in ambulatorio presso qualsiasi dermatologo. Generalmente si osserva se sulla cute e sulle mucose dei genitali esterni maschili, sono presenti immagini compatibili con infezione da HPV papillomavirus (es. pattern vascolare punteggiato). In base al pattern vascolare della mucosa genitale, si possono distinguere diversi quadri a seconda che si osservano manifestazioni fisiologiche (es. papule perlacee, grani di Fordyce, angiocheratomi di Fordyce, etc) o patologiche (es. condilomi, mollusco contagioso, etc). Lo stesso esame viene utilizzato in dermatologia genitale femminile e prende il nome di vulvoscopia. Nella sezione download del sito troverà un mio recente articolo sulla penoscopia. Con una visita specialistica presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare eventualmente una terapia mirata al problema. Infatti anche in caso di condilomi, esistono diverse terapie a disposizione del dermatologo (es. crioterapia con azoto liquido, imiquimod, etc) per risolvere il problema in maniera definitiva. In attesa della visita specialistica che eseguirà presso il Dermatologo a Lei più vicino, si raccomanda di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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316 TAGLIETTI SUL PENE E SECCHEZZA DELLA MUCOSA

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono un ragazzo di 17 anni e da un po’ di tempo si sono creati dei piccoli taglietti sulla pelle all’estremità del pene. Volevo chiederLe se poteva darmi un’idea su cosa possa essere. Poiché questi taglietti fanno fatica a rimarginarsi, non c’è presenza di sangue ne di arrossamenti, solo che a volte la pelle è un po’ secca. Mi piacerebbe ricevere una risposta per capire il problema. Grazie e distinti saluti.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La situazione da Lei descritta (taglietti su glande e prepuzio, secchezza e talora lieve fastidio) si riscontra generalmente nelle balanopostiti. Con questo termine vengono indicati generalmente quei quadri infiammatori di glande (balanite), prepuzio (postite) o entrambi (balanopostite). Con la visita specialistica dermatologica e venereologica, sarà possibile ricercare le possibili cause di tale fenomeno (es. balanopostite psoriasica, balanopostite eczematosa da contatto, balanopostite traumatica, etc) ed escludere eventuali malattie a trasmissione sessuale (es. balanopostite da candida, etc). È molto importante prima di recarsi presso il proprio dermatologo, evitare per almeno 5-6 giorni l’applicazione di creme antimicotiche, antibiotiche e cortisoniche, per evitare di modificare le caratteristiche cliniche o di falsare eventuali tamponi richiesti al momento della visita. Le paste all’ossido di zinco (quelle che si utilizzano al cambio di pannolino per il neonato), possono essere utilizzate come sollievo temporaneo, in quanto non contenendo farmaci, non modificano il quadro clinico. In base alla diagnosi che emergerà al momento della visita medica, sarà programmata una terapia con farmaci mirati. In presenza di balanopostite, la pasta all’ossido di zinco rappresenta un rimedio solo temporaneo e spesso non sufficiente da solo, a indurre un beneficio concreto. Sulla home page del sito troverà una nuova funzione “cerca nel sito” per poter ricercare argomenti simili o già trattati in altre sezioni. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

317 MORBO DI DARIER RESISTENTE ALL’ACITRETINA

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, da quasi 20 anni sono affetta da Morbo di Darier, sono in cura con neotigason ma con scarsi risultati, volevo sapere se ci sono medicine alternative o quanto altro Lei mi puo consigliare.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La malattia di Darier (discheratosi follicolare o morbo di Darier White) è una patologia cronico recidivante, dovuta a un’alterazione del complesso desmosoma-tonofilamenti che tiene uniti i cheratinociti tra loro nell’epidermide (mutazione del gene ATP2A2 sul cromosoma 12q23-24 che codifica per l’isoforma 2b di una calcio ATPasi che regola i livelli intracellulari di calcio). Questo fenomeno dà luogo alla comparsa di papule cheratosiche localizzate in uno o più distretti (es. nuca, torace, ascelle, inguine, etc). Il farmaco da Lei indicato rappresenta una delle terapia più valide attualmente disponibili, effettuate sempre però sotto la guida del proprio dermatologo. L’esposizione ai raggi ultravioletti (es. sole, lampade abbronzanti, solarium, etc) peggiora il quadro clinico, così come lo possono peggiorare eventuali infezioni erpetiche. Non vi sono terapie in grado di cancellare rapidamente il Darier e la maggior parte dei trattamenti oggi disponibili, servono a gestire il problema e renderlo meno fastidioso nel tempo. La terapia a base di retinoidi sistemici (quella che Lei sta effettuando attualmente) rappresenta già una delle armi più importanti attualmente disponibili e va monitorata con visite di controllo periodiche presso il Suo dermatologo di sempre. Vi sono anche terapie alternative ai retinoidi, ma rischi e benefici vanno valutati da caso a caso sempre con il proprio dermatologo al momento della visita. In base alla distribuzione delle papule e al tipo di risposta alle precedenti terapie, sarà programmata una terapia specifica o semplicemente adattata quella che già sta effettuando. Per quanto riguarda la Sua domanda sulle medicine alternative, pur non essendo queste la panacea per tutti i problemi, in alcuni casi, rimedi omeopatici ed omotossicologici possono rappresentare un’utile integrazione alla terapia tradizionale, ma anche in questo caso sarà il Suo dermatologo al momento della visita a valutare se, data la Sua situazione, tali metodiche potrebbero apportare realmente un beneficio concreto o meno. Alla prossima visita di controllo presso il Suo dermatologo, sarà possibile comprendere il motivo della scarsa risposta all’acitretina da Lei utilizzata, modificarne eventualmente il dosaggio in base al peso corporeo o utilizzare farmaci di tipo diverso. Mi dispiace non poterLe essere utile online, ma consigliarLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe per Lei poco utile. Contatti il Suo Dermatologo per un’accurata visita di controllo. Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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318 LICHEN SIMPLEX CRONICO DI VIDAL TRA LE POSSIBILI CAUSE DI PRURITO

DOMANDA: Salve dottore, vorrei esporLe un problema. Mio marito di anni 45, da circa due anni ha un prurito locallizzato tra la scapola sinistra e la colonna vertebrale ma senza nessun tipo di arrossamento o di secchezza, la pelle si presenta del tutto normale, è stato anche dal medico ma gli ha detto che non è niente perché non si vede niente. Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le cause di prurito interscapolare, possono essere davvero tante e la Sua descrizione, sebbene accurata, non permette di formulare online un parere attendibile, in quanto le manifestazioni descritte, possono essere comuni a diverse situazioni (es: lichen simplex cronico di Vidal, eczema da contatto, prurigo, etc). Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare eventualmente una terapia mirata al problema. Nella regione scapolare e interscapolare è molto frequente il lichen simplex cronico di Vidal (neurodermite circoscritta), dermatite pruriginosa molto comune, caratterizzata da lieve ispessimento cutaneo dovuto al grattamento cronico. Anche in questo caso sarà programmata una terapia con farmaci mirati. Cordiali saluti!

319 ACNE E SQUILIBRIO ORMONALE

DOMANDA: Egr. Dottor Del Sorbo Le vorrei chiedere prima di tutto cosa provoca la fuoriuscita dei cosiddetti brufoli e a cosa è dovuto lo squilibrio ormonale che è tra i principali fattori determinanti per il suddetto problema (la fuoriuscita dei brufoli).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: L’acne volgare è una patologia che dipende essenzialmente da una cute seborroica o comunque predisposta. Una secrezione sebacea eccessiva si ha ad esempio nell’adolescenza, periodo tipico della cosiddetta acne giovanile. Vi sono anche forme di acne che dipendono da squilibri ormonali (es. insulinoresistenza, iperinsulinemia, etc). In alcune donne infatti, alcuni disordini endocrini (es. iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio policistico, etc) possono automantenere l’acne, ben oltre il periodo dell’adolescenza. Infatti oggi il termine acne giovanile è stato rimpiazzato con acne volgare, in quanto tale fenomeno si verifica in qualsiasi fascia di età. Alla prossima visita di controllo presso il Suo dermatologo, sarà possibile identificare eventuali cause scatenanti e programmare una terapia con i farmaci più adatti al Suo caso specifico.

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320 ACNE E ALIMENTAZIONE: CIOCCOLATO, INSACCATI E FRITTURA

DOMANDA: Salve, sono un ragazzo di 17 anni e spesso mi trovo ad affrontare fasi abbastanza acute di acne, ma soprattuto in prevalenza di macchie rosse. Volevo dirLe che mi preparo agonisticamente in palestra facendo diete molto proteiche, ma non assumo anabolizzanti perché conosco i rischi! Volevo sapere se la mia dieta può incidere sui miei brufoli e macchie rosse, come posso uscirne da questa patologia? Mi potrebbe dare qulche consiglio più specifico, perché ho provato parecchie cure che non sono mai andate a buon fine, solo con gli antibiotici mi sono trovato ad avere una pelle limpida! Cordiali Saluti!

IL DERMATOLOGO RISPONDE: L’acne è dovuta essenzialmente a una cute che produce sebo in eccesso. Un tempo si attribuiva alla cattiva alimentazione (es. frittura, cioccolato, insaccati, etc) un ruolo importante come concausa. Oggi invece, alla luce dei recenti studi, si attribuisce all’alimentazione un po’ meno importanza rispetto al passato. La cause fondamentale resta essere l’eccesso di sebo, ma è sempre vero però, che gli eccessi alimentari si ripercuotono a lungo andare anche sul benessere cutaneo. Lo screening ormonale (es. prolattina, FSH, LH, progesterone, testosterone libero, DHEA, DHEA solfato, estradiolo, SHBG, ecografia ovarica, etc) è molto utile nella donna per ovvi motivi, mentre nell’uomo talora si può indagare per ricercare una possibile causa metabolica (es. iperinsulinemia, insulino resistenza, etc). Sarà il Suo dermatologo, in base alle manifestazioni cliniche in atto e al tipo di risposta alle precedenti terapie, a programmare la terapia più adatta al Suo caso. Nella sezione cerca nel sito, potrà ricercare l’argomento di Suo interesse, tra i vari articoli. Nella sezione download troverà invece un mio recente articolo sulle cause dell’acne. La visita dermatologica rimane il momento fondamentale per inquadrare correttamente un’acne e programmare un percorso terapeutico adatto al proprio caso. Cordiali saluti.