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Dermatologo Dott. Del Sorbo

DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI IN DERMATOLOGIA E VENEREOLOGIA (FAQ)

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

141 ERITEMA ANULARE CENTRIFUGO DI DARIER

DOMANDA: Salve, da circa un mese facendo la doccia mi sono accorto di avere sul lato destro del collo un cerchio di coloro rosa rosso attorno a un neo (proprio come se Giotto lo avesse disegnato sul mio collo). Premetto che non brucia, non mi da nessun problema, neanche prurito. Pensavo fosse un niente, ma giusto per curiosità (se ne sentono tante) mi sono rivolto a un dermatologo il quale mi ha detto che si tratta di un eritema anulare. Inoltre, sono comparse altre chiazze ai fianchi. Potrebbe spiegarmi Lei di cosa si tratta? Come si cura? E le possibili conseguenze? Grazie. (Utente dalla Calabria).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: L’eritema anulare centrifugo fu descritto la prima volta nel 1916 dal Dermatologo francese Ferdinand Jean Darier, come chiazza eritematosa persistente, con bordi netti e risoluzione centrale. Questa chiazza persiste generalmente per mesi e nel frattempo possono comparire nuove chiazze simili, anche a notevole distanza dalla prima. Solo in rari casi le chiazze possono portare a un minimo prurito. A volte questa patologia cutanea la possiamo trovare associata ad altri fenomeni (es: infezioni, parassitosi intestinali, allergie alimentari, reazioni da farmaci, etc). In casi molto più rari invece l’eritema anulare può essere un segno paraneoplastico, ed è per questo che il Dermatologo in genere programma quasi di routine, un check-up completo. L’eritema anulare può simulare diverse patologie della pelle (es: micosi, granuloma anulare, vasculite, psoriasi, eczema nummulare, lupus eritematoso subacuto, etc) e nei casi dubbi o persistenti, l’esame bioptico può essere talora utile. Contatti il Dermatologo a Lei più vicino per una visita accurata, per una valutazione attendibile della diagnosi e per programmare una terapia mirata. Esistono diverse forme di eritema anulare sia dell’adulto che del bambino (es: eritema marginato di Lehndorff e Leiner, Erythema gyratum perstans di Colcott e Fox, etc), ma questi elenchi lunghissimi di nomi La confonderebbero soltanto. La visita di controllo presso il Suo dermatologo di fiducia permetterà di togliersi ogni dubbio o di indagare ulteriormente sull’argomento in questione. Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla.

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142 PRURITO DOPO LA DOCCIA

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono M. di 42 anni e da qualche mese soffro di pruriti casuali su tutto il corpo e soprattutto dopo la doccia, e aggiungo che se la doccia la faccio al mattino spesso non ho di questi pruriti. Ho provato saponi diversi senza risultato. Ho provato anche a fare la doccia in posti diversi per paura fosse l’acqua, ma niente. Può dirmi come risolvere questo problema?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La maggior parte delle patologie cutanee che si manifestano con prurito (es: orticaria, eczema, etc) tendono ad accentuarsi subito dopo la doccia a causa di un fenomeno molto comune in dermatologia, chiamato dermografismo. Infatti lo sfregamento della cute con gli asciugamani libera dal derma delle persone predisposte, alcune sostanze responsabili del prurito (es: istamina, leucotrieni, etc). Nelle ore serali il corpo umano produce per tutti quanti noi, maggiori quantità di istamina (una delle sostanze responsabili del prurito) ed è per questo che la doccia (anzi lo sfregamento che si verifica al momento di asciugarsi) è maggiore nelle ore serali. Tutte le forme di prurito aumentano quindi la sera. Contatti il Suo Dermatologo di fiducia per una visita accurata, una diagnosi precisa (es: prurito acquagenico, orticaria dermografica, eczema, scabbia, etc) e una terapia mirata al Suo problema.

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143 ERITEMA SOLARE E LAMPADA ABBRONZANTE

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazza di 24 anni della provincia di Roma e Le scrivo perché vorrei effettuare un trattamento abbrozzante in un istituto estetico. Le faccio presente che sono il classico fototipo chiaro (capelli biondi, occhi chiari, pelle bianchissima) e durante le prime esposizioni al sole, anche se utilizzo delle creme ad altissima protezione, tendo sempre ad arrossarmi! Quindi visto che ho la pelle molto sensibile mi domandavo se potevo tranquillamente sottopormi a questo trattamento che consiste nello spruzzarsi addosso una sorta di autoabbrozzante (da quanto ho capito si tratta di una tecnica che abbiamo importato dagli Usa). Aspetto con ansia un Suo riscontro! Grazie per l’attenzione.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Nelle persone con fototipo chiaro, che al sole si scottano spesso senza abbronzarsi particolarmente, l’arrivo dell’estate e delle prime esposizioni al sole è quasi sempre un calvario. Questi soggetti sono chiamati in Dermatologia “feomelanici” in quanto producono una melanina chiara (feomelanina), poco protettiva dai raggi ultravioletti di sole e docce abbronzanti. L’impiego di speciali lampade dermatologiche nel periodo che precede l’estate, con dosaggio controllato, personalizzato e graduale, secondo le indicazioni del medico, è una tecnica preventiva che in alcuni casi può essere utile. Piccole dosi suberitemigene di raggi UV inducono nella cute del paziente sensibile una risposta che gli americani chiamano “hardening”. In questo modo si abitua un po’ alla volta la pelle al sole, potenziandone le difese naturali nei confronti del primo sole estivo. Con una visita specialistica accurata, il Suo dermatologo potrà identificare la causa di questa Sua abnorme risposta al sole (es: eritema solare, dermatite polimorfa solare, prurigo aestivalis, lucite estivale benigna, acne di Maiorca o aestivalis, lupus eritematoso, etc) e consigliare eventualmente approfondimenti diagnostici (es. fototest, dosaggio anticorpi antinucleo, dosaggio porfirine, etc) e terapie di prevenzione (es: antiossidanti per via orale, fotoprotezione sistemica, fotoprotezione topica, fototerapia o photohardening, etc). Esporsi a lampade abbronzanti senza aver fatto prima una visita dermatologica e senza sapere quindi il tipo di fotosensibilità, espone spesso al rischio di inutli scottature. Le invio un mio recente articolo sugli effetti del sole sulla pelle. Attenzione agli autoabbronzanti: essi conferiscono un bel colorito alla pelle, ma non si tratta di vera e propria melanina, quindi spesso ci dà una falsa idea di protezione con maggiori probabilità di scottarsi. Una cosa che ripeto ogni volta ai miei pazienti, è che il bel colorito bruno o dorato degli autoabbronzanti non ci protegge dalle scottature, quindi massima attenzione. Contatti il Dermatologo a Lei più vicino per una visita accurata.

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144 LA FASE PUSTOLOSA DELLA ROSACEA

DOMANDA: Egregio Dott Del Sorbo, da più di tre mesi sulle guance ho un’irritazione come se avessi delle pustole. Premetto che ho una couperose da ustione solare, ho 53 anni mi sento molto a disagio e sono allergica alla vitamina A. Cosa posso usare oltre a idratare la pelle? Grazie. (E. dalla Lombardia).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora, la comparsa di pustole nei soggetti affetti da rosacea (in francese couperose) è molto frequente. Infatti, mentre nel primo stadio della couperose (fase teleangectasica), si assiste solo a un eritema (flush) a livello di naso e guance, negli stadi successivi (fase edematosa, fase pustolosa), possono comparire delle caratteristiche pustole, che somigliano vagamente all’acne, ma che differiscono da questa perché non originano dal follicolo pilosebaceo. Nella fase pustolosa a volte si possono associare lievi fastidi oculari (es: congiuntivite, blefarite, cheratite) da controllare presso il proprio oculista. L’età della menopausa spesso coincide con l’inizio della fase pustolosa, ma si tratta di un’evoluzione che si può verificare in qualsiasi fascia di età e persino negli uomini. In alcuni casi il Dermatologo al momento della visita può richiedere alcuni esami di accertamento, come la ricerca dell’helicobacter pylori. L’uso di creme cortisoniche peggiora notevolmente la situazione clinica. L’esposizione al sole e le lampade abbronzanti, sono fortemente controindicate, nonostante l’apparente e ingannevole miglioramento temporaneo. Generalmente, al momento della visita, in caso di rosacea pustolosa accertata, viene prescritta una crema con fattore di protezione solare 50+ da applicare ogni mattina (tutto l’anno e non solo al mare) e una terapia farmacologica la sera, variabile da caso a caso. A volte può essere utile associare una terapia per via orale per pochi giorni. Contatti il Suo Dermatologo di fiducia per una visita accurata e per confermare o escludere un’eventuale associazione con la Sua couperose.

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145 FOTODERMATOSI

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, da venti anni mi è stata diagnosticata la fotodermatosi, ho affrontato diversi tipi di cura con esposizioni controllate con il medico, medicinali, ecc. A livello di prevenzione nessun rimedio si è rivelato efficace, l’unica cosa è il cortisone che cerco però di evitare. Questa fotodermatosi si è manifestata subito dopo il parto, ha dei collegamenti? Esistono oggi cure a livello preventivo? Grazie per la sua gentile risposta. (Utente dalla provincia di Como).

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. Signora. Il termine fotodermatosi è molto generico e definisce un gruppo molto vasto di intolleranze dermatologiche al sole. È un po’ come quando diciamo dermatite, si tratta di un termine che potrebbe indicare un numero vasto di patologie cutanee. In base alla reazione cutanea che sviluppa al sole, il dermatologo al momento della visita, può classificare la Sua fotodermatosi in:

a) eritema solare;

b) dermatite attinica cronica (es: elastosi solare);

c) reazione fotoallergica (es: da farmaci);

d) reazione fototossica (es: fitofotodermatite);

f) dermatite da fotosensibilità mediata persistente;

g) orticaria solare;

h) dermatite polimorfa solare;

i) reticuloide attinico;

j) fotodermatosi metaboliche (es: pellagra, porfiria, fenilchetonuria, idrossichinuremia, malattia di Hartnup, etc);

k) lupus eritematoso sistemico;

l) prurigo aestivalis di Hutchinson;

m) hydroa vacciniforme;

n) lichen attinico;

o) porocheratosi attinica superficiale disseminata;

Per ognuna di queste fotodermatosi, esistono ulteriori classificazioni. Solo per l’orticaria solare esistono almeno 7 tipi diversi. Questo lungo elenco di fotodermatosi è ovviamente incompleto e il numero delle patologie cutanee fotoaggravate è molto lungo. Questo non per confonderLe le idee, ma per poter formulare un percorso di prevenzione e terapeutico mirato al Suo problema, bisogna prima avere una diagnosi precisa. Il termine fotodermatosi da solo non basta e ci indica in maniera generica che è un soggetto sensibile al sole, senza precisarne i motivi. In base al sospetto clinico lo specialista a volte può richiedere alcuni esami diagnostici al momento della visita (es: fototest, fotopatch test, dosaggio porfirine, dosaggio anticorpi antinucleo, etc). Effettui quanto prima una visita specialistica presso il Suo dermatologo di fiducia. Solo conoscendo il tipo esatto di fotodermatosi di cui è affetta si potrà affrontare il problema in maniera più mirata e non alla cieca. La gravidanza talora può slatentizzare alcune fotodermatosi che sarebbero insorte comunque prima o poi. Le invio un mio recente articolo sulle fotodermatosi. In attesa della visita medica, eviti scelte terapeutiche online, inutili e spesso rischiose. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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146 FIMOSI: NON SI SCOPRE IL GLANDE

DOMANDA: Dottore, innanzitutto La ringrazio per la Sua gentilezza! Colgo l’occasione per chiederLe una cosa un po’ imbarazzante ma da chiarire! Quando il mio pene è eretto il glande non esce dalla pelle, però la pelle si allarga e si può vedere la punta guardando dall alto. È una cosa normale che non esca la punta? La ringrazio infinitamente e le porgo i miei distinti saluti!

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Il fenomeno da Lei descritto in Dermatologia viene chiamato fimosi. Il termine indica che il glande non riesce a scoprirsi completamente durante un’erezione o per un’infiammazione del prepuzio (postite) o per brevità del frenulo. Le cause di fimosi sono tantissime (es: diabete mellito, lichen scleroatrofico, infezione da candida, gonorrea, sifilide, etc) e una visita specialistica accurata presso il Suo Dermatologo permetterà di stabilirne le possibili cause e programmare eventuali terapie. Per i casi di fimosi molto intensa (fimosi serrata), si può richiedere talora l’intervento chirurgico. Consulti il Suo dermatologo quanto prima, per stabilire le cause della Sua fimosi e la possibile evoluzione.

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147 CAPELLI CHE NON CRESCONO PIÚ: TRICORESSI NODOSA DI BEIGEL WILKS

DOMANDA: Ho un problema ai capelli. In pratica non crescono più di 25 - 30 centimetri perché si forma un puntino bianco a circa 3 - 4 centimetri della fine del capello (dalla punta) che con una piccolissima pressione si spezza. Da premettere che io non faccio nessun tipo di trattamento tipo colore o colpi di sole, etc e praticamente i miei capelli non hanno mai visto il phoon. Volevo sapere come si chiama la malattia dei miei capelli e se esiste una cura. Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La Sua descrizione fa pensare a una frequente displasia del capello denominata tricoressi nodosa di Beigel e Wilks. Le piccole nodosità perlacee brillanti sono detti grani di rosario (simili a forfora o a uova di parassiti) e osservate al microscopio, mostrano un capello sfrangiato, con un aspetto che ricorda due pennelli affondati l’uno nell’altro (segno del pennello). Questa fragilità porta il capello a spezzarsi esattamente in quel punto, anche in seguito ad azioni normali come il pettinarsi. I pazienti tipicamente di lamentano che i capelli non crescono più. Esistono forme di tricoressi nodosa sia congenite (forma prossimale) che acquisite (forma distale). Sono entrambe dovute a un errato assemblaggio dei filamenti di cheratina della corteccia del capello. Le forme congenite sono ereditarie e presenti fin dalla nascita. Le forme acquisite si possono verificare dopo aggressione del capello di tipo chimico (es: permanenti) , meccanico (es: stiratura) o termico (es: asciugacapelli). In genere se queste perline sono localizzate alla fine del capello, con buona probabilità siamo in presenza di un capello sano, stressato dai suddetti stimoli. Se invece le perline della tricoressi nodosa insorgono a breve distanza dal cuoio capelluto, con buona probabilità si tratta di un capello patologico (forma congenita). È importante in attesa della visita dermatologica, trattare i capelli delicatamente, evitando stirature e legature troppo serrate del capelli. Le consiglio pertanto di rivolgersi quanto prima al Suo dermatologo di fiducia per una visita specialistica accurata per confermare o eventualmente escludere il sospetto di tricoressi nodosa. Le anomalie qualitative del capello sono tantissime e solo con una visita dermatologica accurata sarà possibile identificarne le possibili cause e programmare un percorso terapeutico adeguato. Cordiali saluti e in bocca al lupo. Risposta pubblicata su www.paginemediche.it

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148 SOSPETTA DERMATITE STRIATA PRATENSIS

DOMANDA: Salve il 25 aprile sono andata due giorni in montagna (monte Livata) ho dormito in una camera non mia con lenzuola e coperte che stavano l ì ma mi era stato detto pulite e il giorno abbiamo fatto un pic nic sul prato io sono stata seduta sia sul prato nudo che su una vecchia coperta il giorno dopo mi sono comparse delle bolle rosse fuoco gonfie tipo pizzico di zanzara dietro il coccige poi davanti alla zona pelvica sulla natura dalla caviglia alla gamba i glutei il braccio la schiena sotto il seno le ascelle non fanno male ma il prurito è esasperante ed è ovunque in testa sulle orecchie il viso gli occhi anche se non ci sono bolle e comunque rimangono solo rosse non si forma nulla mi sto preoccupando ho una bambina piccola lei non ha nulla ma alcune persone che stavano con me sul prato hanno alcune bolle sul corpo ma non come me io mi sono riempita ho messo il flubason che sinceramente non fa niente la notte vorrei scarnificarmi e al pronto soccorso avevano paura anche a toccarmi. Ho un cane che stava con me sul prato lui ha il collare anti parassitario alcuni anni fa feci un esame di sangue per l’allergia agli acari della polvere e risultò positivo ma le bolle non erano cos ì. Grazie e spero che possiate aiutarmi almeno per la bimba che non gli attacchi nulla.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Una visita specialistica presso un dermatologo di fiducia consentirà di giungere a una diagnosi precisa (es: fitofotodermatite, eczema da contatto, orticaria, acariasi, dermatite da cercarie, dermatite fotoallergica, airborn dermatitis, dermatite striata pratensis, etc) e di programmare una terapia specifica e non generica come fatta finora. L’osservazione delle manifestazioni cliniche è fondamentale per avere una diagnosi precisa, cosa assolutamente non possibile online. La visita dermatologica si rende necessaria soprattutto per escludere patologie di origine infettiva (es: scabbia). Cordiali saluti.

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149 IL CARCINOMA DELLA PELLE

DOMANDA: Salve, ieri mio padre di 63 anni, già operato 2 anni fa per un’asportazione del rene a causa di un carcinoma, e da allora sottoposto a terapia con interleuchina, ha scoperto dopo esame istologico un carcinoma squamoso intraepiteliale della cute (precisamente tempia dx), neoformazione cutanea (alcuni frammenti irregolari). Lunedì sarà sottoposto a intervento chirurgico in anestesia locale. Sono preoccupatissima! A cosa si può andare incontro? L’intervento è risolutivo? Questo tipo di tumore può creare metastasi? Non sappiamo a quando risale questa formazione tumorale, era nascosta sotto i capelli. Si può morire? (questa è la domanda che mi tormenta). Da tempo babbo ha forti mal di testa con forti giramenti accompagnati a ronz ìo incessante. L’otorino gli ha fatto fare una tac con esito negativo. Questi suoi malesseri possono dipendere dall’epitelioma? Vi prego aiutatemi, sono terrorizzata!

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Gli epiteliomi sono molto frequenti nei soggetti con pelle chiara e nelle zone che negli anni sono state esposte al sole. Le tempie sono una zona tipica, in quanto zone esposte sempre (estate e inverno) e anche involontariamente all’azione dei raggi ultravioletti. Generalmente l’asportazione chirurgica con esame istologico, risolve definitamente il problema e le probabilità di metastasi a distanza sono bassissime (nel caso dell’epitelioma spinocellulare) ed estremamente basse, praticamente quasi nulle nel caso dell’epitelioma basocellulare (basalioma). L’esame istologico ci confermerà il grado di tranquillità della lesione asportata e la frequenza dei controlli dermatologici successivi da fare. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

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150 PRURITO ANALE

DOMANDA: Salve, da un paio di settimane ho un po’ di prurito e rossore attorno all’ano, cosa potrebbe essere?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le cause di prurito anale e perianale possono essere davvero tante (es: eczema anale, parassitosi intestinale, psoriasi, infezione da candida, etc). Una visita specialistica accurata presso il Suo dermatologo, permetterà una diagnosi precisa e una terapia mirata al Suo problema. A volte lo specialista al momento della visita, in base al quadro clinico osservato, può suggerire alcuni esami utili (es: dosaggio IgE totali, esame parassitologico delle feci, etc). Sul sito www.ildermatologorisponde.it troverà un mio recente articolo sulle più frequenti cause di prurito. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

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151 CURETTAGE E CRIOTERAPIA DEL MOLLUSCO CONTAGIOSO

DOMANDA: Buongiorno Dottore, Le scrivo da Roma. Due settimane fa mi è stato diagnosticato il mollusco contagioso in quanto avevo delle lesioni sul pube e all’interno cosce, bollicine che presentavo da circa una quarantina di giorni. Venerd ì scorso tramite appuntamento il dermatologo li ha asportati tramite curettage e prescritto una pomata cicatrizzante da applicare mattina e sera per 5 giorni e mi ha consigliato una visita di controllo a tre settimane; la medicazione la sto eseguendo ma ogni volta che vado a mettere la crema scorgo qualche altra bollicina. Le lesioni ora le porto sull’asta del pene, sul prepuzio, sul glande e da ieri anche sugli stinchi. Ora le domande che mi faccio sono due: avendole contratte anche su glande e prepuzio come me le toglieranno? È meglio anticipare i tempi per la visita in modo da impedire ancora uno sfogo maggiore? Sto attualmente assumendo un integratore alimentare comprato in erboristeria perché ho paura che le difese dell’organismo non stiano molto bene, Lei mi puo consigliare qualcosa di efficace per contrastarle in modo decisivo? Spero di non averle arrecato tanto disturbo e anticipatamente la ringrazio di cuore. Saluti.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Egr. utente da Roma, la comparsa di nuovi elementi nonostante la terapia effettuata (nel Suo caso curettage) è la routine quando parliamo di mollusco contagioso. L’assunzione di integratori alimentari ad azione immunomodulante (es: a base di echinacea angustifolia, glicomacropeptide, etc) può essere utile a migliorare le difese immunitarie nei confronti del poxvirus. A causa del lungo periodo di incubazione del virus, possono ancora comparire nuove manifestazioni, nonostante la correttezza della terapia. In alcune zone delicate (es: area anogenitale) il curettage può essere particolarmente doloroso e talora per queste zone, il Dermatologo, al momento della visita, può scegliere altre opzioni terapeutiche altrettanto valide (es: crioterapia con azoto liquido, imiquimod crema, etc). La crioterapia con azoto liquido, rispetto al curettage, non prevede l’eliminazione fisica del mollusco, ma provoca una risposta infiammatoria controllata sull’area trattata, in grado di attirare intorno alla lesione, le cellule della flogosi e della risposta immunitaria locale. In assenza di patologie importanti (es: immunodeficienze primarie e secondarie) il mollusco contagioso, con l’aiuto del proprio dermatologo, regredisce nella maggior parte dei casi, senza arrecare danni. Questa patologia, se presente a livello anogenitale, rientra tra le normali malattie a trasmissione sessuale. Questa frase, sicuramente correttissima da un punto di vista grammaticale, genera però moltissima confusione tra i pazienti, in quanto si è portati a pensare che la trasmissione sessuale sia la via più frequente di contagio, mentre invece non è cos ì. Nel caso del mollusco contagioso, il termine “malattia a trasmissione sessuale” indica che se le manifestazioni sono presenti ai genitali, è possibile contagiare il partner “anche” attraverso il rapporto. Il contagio interumano “non sessuale” rimane però la modalità più frequente di trasmissione dell’infezione e questo spiega perché è molto diffusa in età pediatrica, età in cui il l’organismo del bambino sta ancora “tarando” le proprie difese immunitarie. Segua tutte Le indicazioni del Suo dermatologo e vedrà che pian piano risolverà il problema. Eviti possibilmente scelte terapeutiche online o fai da te. La visita specialistica dermatologica è fondamentale per una corretta gestione del mollusco contagioso. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

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152 CHERATODERMIA PALMO PLANTARE

DOMANDA: Buongiorno Dottore, ho 54 anni e sono già in menopausa. Mi è stata diagnosticata una cheratodermia palmo plantare, con terapia Xerial 30 pomata. Vorrei sapere di più in merito alla diagnosi e alle cure.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le cheratodermie palmoplantari costituiscono un vastissimo gruppo di patologie cutanee caratterizzate da ipercheratosi (ispessimento e talora fissurazione) a livello delle palme delle mani e delle piante dei piedi. Alla base di queste patologie vi è una produzione eccessiva di cheratina k9, la cheratina maggiormente espressa a livello palmoplantare. Esistono forme di cheratodermie sia ereditarie che non ereditarie, sia localizzate che diffuse. Provo a elencarne qualcuna più nota, anche se l’elenco è molto più vasto:

A) CHERATODERMIE PALMOPLANTARI EREDITARIE
1) cheratodermia palmoplantare focale di tipo 1 (è stata descritta un’alterazione genetica delle caderine, delle desmogleine e delle desmocolline dei desmosomi cutanei);
2) cheratodermia palmoplantare epidermolitica diffusa (è stata riportata un’alterazione genetica della cheratina k9);
3) cheratodermia palmoplantare diffusa non epidermolitica (è stato segnalato qualche caso dovuto a mutazione della cheratina k1);
4) pachionichia congenita di Jadassohn Lewandowsky (è stata riportata un’alterazione genetica delle cheratine k6a e k16);
5) pachionichia congenita di Jackson Lawer (è stato segnalato qualche caso dovuto a mutazione della cheratina k17);
6) sindrome di Vohwinkel (è stato segnalato qualche caso dovuto a mutazione della loricrina);

B) CHERATODERMIE PALMOPLANTARI FOCALI
1) cheratodermia palmoplantare punctata;
2) cheratodermia palmoplantare nummulare;
3) cheratodermia palmoplantare papulosa;
4) cheratodermia palmoplantare striata;
5) acrocheratoelastoidosi;

C) CHERATODERMIE PALMOPLANTARI DIFFUSE
1) cheratodermia palmoplantare di Thost Unna;
2) cheratodermia palmoplantare tipo Vorner;
3) Sindrome di Olmsted;
4) cheratodermia palmoplantare di Greither;
5) cheratodermia palmoplantare tipo Norbotten;

D) CHERATODERMIE PALMOPLANTARI ACQUISITE
1) cheratodermia palmoplantare tricofitica (micosi);
2) cheratodermia palmoplantare psoriasica (molto frequente);
3) cheratodermia palmoplantare eczematosa (molto frequente);
4) cheratodermia palmoplantare da scabbia norvegese;
5) cheratodermia palmoplantare paraneoplastica;
6) cheratodermia palmoplantare traumatica (molto frequente);
7) cheratodermia palmoplantare da ipotiroidismo;

L’elenco delle cheratodermie palmoplantari è vastissimo ed ho voluto elencarne qualcuna per farLe comprendere che non c’è un rimedio unico per tutte le forme. Con una visita specialistica accurata presso il Suo Dermatologo, si potrà giungere a una diagnosi precisa, identificare il tipo esatto di cheratodermia di cui è affetta (es: psoriasi, eczema, etc) e programmare eventualmente una terapia mirata al Suo problema. Intanto il prodotto da Lei indicato rientra tra gli emollienti più frequentemente utilizzati per contrastare l’ipercheratosi tipica di questi fenomeni. PrescriverLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto e soprattutto senza sapere il tipo di cheratodermia di cui è affetta, sarebbe per Lei inutile. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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153 ECZEMA DA CONTATTO AL POTASSIO BICROMATO

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazza di 34 anni della provincia di Cagliari e Le scrivo per avere qualche informazione in merito a un mio problema di pelle; veramente il problema è di mio marito che ha una seria dermatite da contatto, ha fatto i patch test da cui è risultato allergico al bicromato di potassio che è una sostanza contenuta anche nei lubrificanti, olii motore etc; il problema è che lui svolge la professione di meccanico e ne è a contatto per forza maggiore; le terapie a base di cortisone e creme di barriera non sortiscono più nessun effetto, abbiamo provato con qualche prodotto in erboristeria ma niente e ora si sta diffondendo alle braccia; siamo disperati perché non conosciamo alcuna via d’uscita. Può consigliarci qualcosa Lei, gentile dottore?

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Quando vengono identificate le cause dell’eczema allergico da contatto con il patch test, l’unico modo concreto per evitare le recidive è quello di evitare il contatto con le sostanze a cui si è risultati allergici. Infatti nel periodo non lavorativo (es: estate) queste manifestazioni tendono a un miglioramento spontaneo. Cortisone e antistaminici offrono in questi casi benefici solo temporanei. Il vero problema è che il potassio bicromato è presente nell’attività professionale di Suo marito ed è per questo che è difficile eliminare del tutto l’esposizione. Seguite alla lettera tutte le norme di prevenzione indicate nella scheda personalizzata che vi hanno allegato in merito al potassio bicromato. Mi dispiace non poterle essere utile online, ma prescriverLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe per voi poco utile. Contattate il vostro Dermatologo per un’accurata visita di controllo ed eventuali ulteriori indagini (es: patch test serie metalmeccanici). Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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154 MACCHIE STRANE SULLA PELLE

DOMANDA: Sono un ragazzo di 33 anni. Da circa 3 - 4 anni ho delle macchie sulla pelle, specie sulla schiena, ho provato più volte con il trattamento del pevaryl, ma senza risultati sufficienti, Le vorrei chiedere se ci sono altri tipi di cure, tipo delle pillole, e se si, quali mi consiglia. Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Quasi tutte le malattie dermatologiche si manifestano con delle macchie sulla pelle. Il prodotto dermatologico da Lei indicato, contiene econazolo nitrato, farmaco molto utile in presenza di alcune forme di micosi, come il cosiddetto fungo di mare (pitiriasi versicolor). Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e in base a questa programmare una terapia più mirata al Suo problema. Nel mio sito ho voluto elencare le principali malattie della pelle, per far comprendere all’utente che esistono centinaia di patologie cutanee diverse, dal nome diverso, causa diversa, terapia diversa e spesso manifestazioni cliniche simili tra loro. Nella Sua descrizione ha descritto solo la sede delle macchie (schiena), senza precisare colore, epoca di comparsa, eventuali periodi di miglioramento, sintomi (es. prurito), etc, caratteristiche che avrebbero probabilmente ristretto molto il campo delle patologie possibili (es: pitiriasi versicolor, vitiligine, pitiriasi alba, psoriasi, eczema, etc). PrescriverLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe per Lei poco utile. Contatti il Suo Dermatologo per una visita accurata. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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155 DERMATITE ATOPICA IN GRAVIDANZA

DOMANDA: Mia figlia all’ottavo mese di gravidanza ha ancor più accentuato i problemi che da anni ha in relazione al prurito della dermatite atopica con notevoli segni di detta anomalia sulla pelle dovuta al notevole prurito. Cosa si può fare? Grazie e saluti.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Durante la gravidanza l’organismo materno si prepara al lieto evento, mettendo in atto tutta una serie di adattamenti fisiologici di natura ormonale, metabolica e immunologica. Come è ben noto, in molti pazienti atopici è aumentata la produzione di IgE (fenomeno che si può quantificare effettuando un normale dosaggio delle IgE totali PRIST in laboratorio con un semplice prelievo ematico). In ogni gravidanza e non solo nei soggetti atopici, si ha una maggiore produzione di IgE a causa di una citochina denominata interleuchina 4. Questo fenomeno, che è fisiologico in ogni gravidanza, nei soggetti atopici, in particolare in quelli con PRIST elevato, talora può accentuare temporaneamente le manifestazioni cliniche, con secchezza della pelle e prurito. Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una valutazione precisa del quadro clinico e programmare eventualmente una terapia mirata al problema, compatibilmente con la gravidanza. Generalmente in questo periodo cos ì importante e delicato per la salute della donna e del bambino, lo specialista al momento della visita, ricorre nella maggior parte dei casi, a rimedi topici non farmacologici, per evitare eventuali effetti collaterali dei farmaci tradizionali. All’uso dei farmaci tradizionali si può ricorrere per brevi periodi, solo in casi eccezionali di dermatite atopica molto gravi, in accordo con il proprio dermatologo e ginecologo e non con il fai da te. ConsigliarLe una cura a distanza, senza avere idea della situazione in atto, sarebbe per la signora totalmente inutile. Contatti il Dermatologo a Lei più vicino per una visita accurata. Si raccomanda nel frattempo di evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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156 MACCHIA ROSSA SUL COLLO

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, vorrei un Suo parere in merito a una macchia spuntatami sul collo due giorni fa. È di colore rosa, non presenta spessore, ma mi chiedevo da cosa può essere causata dato che sarà grande più o meno due centimetri e non so se sia il caso di sottoporla a un dermatologo o potrebbe sparire cos ì come è arrivata. La ringrazio in anticipo dell’eventuale risposta.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La comparsa improvvisa di una macchia rosa sul collo, può avere diverse cause ed essere comune a molteplici situazioni dermatologiche (es: pitiriasi rosea di Gibert, tinea corporis, eczema nummulare, dermatite atopica, eczema da contatto, psoriasi, etc). Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare eventualmente una terapia mirata al Suo problema. Prima della visita è importante evitare l’applicazione fai da te di sostanze farmacologiche (es: creme al cortisone, creme antibiotiche, creme antimicotiche, etc) perché nel sospetto di una micosi, lo specialista al momento della visita può talora eseguire con un vetrino il cosiddetto esame microscopico miceti (MIC MIC). Eventuali applicazioni di farmaci, non solo possono alterare la morfologia della chiazza, ma spesso non consentono la corretta interpretazione di eventuali esami microscopici, dando dei risultati errati (falsi negativi). Contatti il Suo Dermatologo per una visita accurata.

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157 ALLERGIA ALLA COLOFONIA

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, da circa 4 mesi mi compaiono macchie sul viso e sul collo di colore rosso e screpolate. Dal patch test è risultato che sono allergica alla colofonia. Vorrei capire quali dei prodotti cosmetici e saponi che uso mi provoca quest’allergia. Come faccio? Grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: La dermatite da contatto alla colofonia è molto frequente, tanto che il dermatologo include questa sostanza nelle comuni prove allergiche cutanee (test epicutanei serie standard). La colofonia è una resina vegetale trasparente, contenente tra le sostanza sensibilizzanti l’acido abietico, il vero responsabile delle dermatiti allergiche da contatto a questa sostanza. Una volta identificata la reazione da contatto tramite patch test, l’unico modo per evitare le recidive è quello di eliminare il contatto con la sostanza incriminata. Generalmente quando ai patch test viene fuori una sensibilità più o meno importante (quantificata con un numero di crocette variabile da + a +++) il Dermatologo rilascia una scheda informativa su come evitare il contatto. Nella scheda in questione generalmente indichiamo che la colofonia, può essere presente nella colla dei comuni cerotti da medicazione, nei comuni mastici e collanti, nel nastro isolante, nei nastri adesivi, nella carta moschicida, in alcune vernici, negli inchiostri da stampa e da fotocopiatrice, nelle polveri per migliorare la presa su strumenti musicali ad arco o su attrezzi sportivi, in alcuni cosmetici (es: mascara, ombretto, rossetto), in alcuni lucidi per scarpe e per pavimenti in farmaci topici per uso odontoiatrico, nei saponi e persino in alcune gomme da masticare. L’elenco può continuare ancora molto, ma generalmente se in un prodotto vi è presente colofonia, è riportato sull’etichetta. Seguire alla lettera tali istruzioni è molto difficile, il Suo dermatologo, al momento della visita di controllo, Le spiegherà in base alla reazione osservata ai patch test, quanto è rilevante tale positività e in che modo prevenire le recidive, con prodotti idonei. Cordiali saluti.

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158 MUFFA ALLE UNGHIE

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, circa un anno fa, dopo un esame microscopico e colturale, mi è stata diagnosticata una onicomicosi all’alluce del piede sinistro dovuta a Scopulariopsis brevicaulis. Sono stata curata con terbinafina per alcuni mesi e locetar che ho applicato sull’unghia con molta meticolosità, due volte alla settimana. Terminata la cura, a un anno di distanza, non ho notato alcun miglioramento. Devo ripetere il ciclo di cura prescrittami dal mio dermatologo o devo rassegnarmi a convivere col mio problema? La ringrazio e La saluto.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Oltre ai dermatofiti (es. Microsporum, Trichophyton, Epidermophyton, etc) e ai lieviti (es: candida albicans, candida parapsilosis, candida tropicalis, etc) alcune muffe come Scopulariopsis brevicaulis, Aspergillus, Fusarium, Scytalidium dimitiatum e Scytalidium hyalinum possono provocare un’onicomicosi con pigmentazione della lamina ungueale. Tra questi microrganismi, Scopulariopsis brevicaulis e Scytalidium  spp. rientrano tra le muffe che più spesso possono infettare l’unghia (circa il 5% di tutte le onicomicosi). Con un semplice esame microscopico miceti delle unghie, effettuato al momento della visita dermatologica, è possibile rivelare la presenza di ife specifiche per una diagnosi precisa, per programmare una terapia più mirata nei confronti del germe in questione. In base alle manifestazioni cliniche e all’esito del tampone (esame microscopico miceti o MIC MIC), il dermatologo può programmare una terapia per via orale (es: itraconazolo, terbinafina, fluconazolo, etc) o per uso topico (es: amorolfina smalto ungueale, unguento solfo salicilico di Withfield, etc). Il vero problema delle infezioni da Scopulariopsis brevicaulis è che questa muffa, generalmente attacca le unghie (di solito l’alluce) già distrofiche per altri motivi (es: onicopatia psoriasica, onicodistrofia traumatica, fragilità ungueale, etc). Una volta portato a termine il ciclo di terapia antimicotica ed eliminata la muffa, bisogna indagare quindi su eventuali altre cause distrofiche dell’unghia, per evitare nuove recidive. Per questo, una volta completato il ciclo terapeutico, è importante effettuare una visita di controllo presso il proprio dermatologo per un approfondimento diagnostico. Spesso la presenza di Scopulariopsis brevicaulis è secondaria a un’onicodistrofia di base e solo raramente ne costituisce la causa primaria. Si rivolga al Suo dermatologo di fiducia per una visita di controllo accurata. I farmaci da Lei indicati rientrano tra quelli che normalmente vengono utilizzati per la terapia di queste infezioni e se non ha riscontrato particolari benefici, si rivela importantissima la visita specialistica di controllo per identificare eventuali distrofie (es: traumatiche) della lamina ungueale. Cordiali saluti.

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159 BRUFOLI SU SCROTO E ADDOME

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una ragazzo di 23 anni e vivo in Inghilterra. Circa una settimana fa andando in bagno ho notato dei strani brufoli sull’addome e sullo scroto, come mi accorsi di questi strani brufoli provai a spremerne uno e mi accorsi che era duro, e quando si ruppe questo tipo di brufolo fuoriuscirono un paio di micropalline bianche e molto sangue, controllando bene mi accorsi che ce ne erano altre che adesso mi prudono un po’. Stamattina ho deciso di andare dal dottore e verificare, il dottore mi ha prescritto una pomata che si chiama fucidin ma non sono riuscito a capire di che problema si tratta e Le sarei molto grato se mi potesse aiutare. Cordiali saluti e grazie.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le manifestazioni cliniche da Lei descritte farebbero pensare a un quadro di mollusco contagioso, una comune infezione da poxvirus, da accertare e curare presso il Suo dermatologo in Inghilterra. Talora anche una semplice follicolite o persino un’acariasi possono sviluppare una sintomatologia clinica simile a quella da Lei descritta ed è per questo che solo con una visita accurata si potrà arrivare a una diagnosi precisa. Non è facile giungere a un sospetto diagnostico attendibile online, basandosi unicamente su una descrizione e non su una vera e propria visita specialistica accurata. Lo scopo di questo sito è quello di fornire solo qualche orientamento alle principali problematiche dermatologiche,  valorizzando e senza mai sostituire il rapporto medico paziente, unico modo per avere una diagnosi precisa e una terapia mirata. La cosa migliore da fare è quindi quella di rivolgersi al Dermatologo a Lei più vicino per poter giungere innanzitutto a una diagnosi e per iniziare quanto prima una terapia mirata al Suo problema. La crema che sta applicando è un antibiotico molto efficace per la terapia topica di alcune patologie cutanee (es: impetigine, follicolite) e viene utilizzata talora dopo trattamenti dermatologici (es: crioterapia, curettage, etc) per prevenire sovrinfezioni batteriche. Non possiede invece attività antivirali. Contatti il Dermatologo a Lei più vicino e vedrà che risolverà quanto prima il Suo problema. Evitare scelte terapeutiche e diagnosi basate unicamente su blog e forum, anche quando fornite da noi medici. Questi servizi di orientamento (compreso il mio) devono servire a incoraggiare la visita medica e non a sostituirla. Cordiali saluti e in bocca al lupo!

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160 CROSTE BIANCHE SU TUTTO IL CORPO

DOMANDA: Egr. Dott. Del Sorbo, sono una signora di 35 anni della provincia di Foggia e Le scrivo per avere qualche informazione in merito a delle crosticine bianche tondeggianti che mi sono comparse su tutto il corpo. Grattandole si presentano rosse alla base; dopo un po’ di giorni la crosticina bianca si riforma e col tempo tende anche a ingrandirsi. In attesa di una Sua risposta, cordiali saluti.

IL DERMATOLOGO RISPONDE: Le patologie cutanee che si presentano con chiazze tondeggianti e desquamamanti su tutto il corpo possono essere davvero tante e una delle più frequenti è la psoriasi, nelle sue varianti guttata e nummulare. Da una descrizione cos ì generica è veramente difficile poter dare delle indicazioni più accurate, infatti non ha chiarito l’epoca di comparsa delle chiazze, eventuale sintomatologia pruriginosa associata, presenza di situazioni simili in altri membri della famiglia, eventuale interessamento del cuoio capelluto (es: forfora), delle unghie (es: psoriasi ungueale) o dei genitali esterni (es: vulvite psoriasica). Il grattamento della singola chiazza, provoca una desquamazione simile a quando grattiamo la cera di una candela (segno della goccia di cera), lasciando intravedere una sottile pellicola aderente (pellicola di Duncan), al cui grattamento può far seguito un lieve sanguinamento (segno della rugiada). Con una visita specialistica accurata presso il Dermatologo a Lei più vicino, si potrà giungere a una diagnosi precisa e programmare eventualmente una terapia mirata al problema. Cordiali saluti e in bocca al lupo!