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vulvodinia a napoli salerno: cause e sintomi



VULVODINIA

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI



Vulvodinia: definizione della malattia
La VULVODINIA è una condizione di fastidio cronico dei genitali esterni femminili, percepita come dolore urente, bruciore, formicolio o prurito a livello vulvare, anche in assenza di manifestazioni cliniche evidenti. È proprio l'apparente assenza di manifestazioni cliniche che a volte porta a sottovalutare tale problema, inducendo la paziente ad effettuare nuove visite specialistiche ed altri esami, nel timore di una malattia venerea. Pur non trattandosi di una malattia infettiva, il disagio provato dalla paziente affetta da vulvodinia è enorme, spesso accompagnato dal malcontento che deriva da tante terapie lunghe e lente. Non vi è una terapia rapida e uguale per tutte le forme di vulvodinia e solitamente si procede con un percorso terapeutico in più tappe. Alcune pazienti riferiscono miglioramenti già dopo le prime visite, mentre nella maggior parte dei casi, occorre un tempo maggiore per ottenere dei benefici concreti.

Vulvodinia: cause e sintomi

La vulvodinia è una patologia molto complessa che rientra tra le cosiddette allodinie, vasto gruppo di neuropatie cutaneo mucose, caratterizzate dalla comparsa di fastidi invalidanti (es. dolore, bruciore, prurito intimo, sensazione di punture di spillo, etc) anche in assenza di stimoli apparenti. Tra le neuropatie cutaneo mucose rientrano oltre alla vulvodinia, anche la sindrome della bocca urente (orodinia) la sindrome della lingua urente (glossodinia), la tricodinia (dolore/bruciore localizzalizzato al cuoio capelluto), la penodinia (dolore/bruciore localizzato ai genitali maschili), l'anodinia (dolore/bruciore localizzato in regione perianale), la notalgia parestesica (bruciore/prurito dei quadranti paravertebrali), la nevralgia posterpetica (dolore/bruciore insorto in seguito ad un'infezione da herpes zoster), il lichen simplex (neurodermite) e altre sindromi fibromialgiche. Nello stesso paziente possono a volte coesistere più allodinie. La vulvodinia viene anche indicata con altri termini medici come vestibolodinia (interessamento della parte anteriore della vulva), allodinia (dolore nei confronti di uno stimolo non algogeno), burning vulva syndrome (sindrome della vulva urente), dispareunia (dolore durante il rapporto), vaginismo (spasmo dei muscoli pelvici al momento del rapporto), iperalgesia (dolore nei confronti di stimoli normalmente poco dolorosi), iperestesia (aumento della sensazione tattile e termica, con o senza dolore), disestesia (alterazione della sensibilità con o senza dolore) e iperpatia (dolore improvviso). Esistono forme di vulvodinia non legate a fenomeni infiammatori (vulvodinia essenziale o disestesica) ed altre con dermografismo positivo, talora associate a orticaria. La vulvodinia può essere di tipo superficiale, con interessamento di cute e mucose o profonda, con interessamento dei tessuti fibromuscolari adiacenti. Nelle forme più gravi, la paziente può avvertire bruciore al solo contatto con gli indumenti.


vulvodinia
In alcune forme di vulvodinia, i sintomi possono interessare soprattutto la metà inferiore della vulva (area indicata in rosso)


Alla base del problema vulvodinia vi sarebbe una diminuzione della soglia di attivazione dei nocicettori, speciali neuroni con terminali "liberi" presenti nel tessuto connettivo di questo distretto. In presenza di microtraumi o di fenomeni infiammatori anche lievi, alcuni mediatori chimici tissutali (es. sostanze algostimolanti come istamina, leucotrieni, prostaglandine, bradichinina, serotonina, etc) possono attivare il sistema nocicettivo, liberando la cosiddetta sostanza P (P = pain, dolore) noto neurotrasmettitore del dolore. Tale sostanza libera altra istamina, a sua volta algostimolante e responsabile delle forme di vulvodinia associate a secrezione. Questo sofisticato meccanismo di regolazione del dolore è fisiologico e si verifica in tutti gli individui. Nelle pazienti affette da vulvodinia la soglia di attivazione del sistema nocicettivo sarebbe invece più bassa, con percezione del dolore anche in presenza di stimoli minimi (allodinia). L'esatto meccanismo con cui ciò si verifica, non è ancora completamente noto, ma diversi studi di neurofisiologia stanno chiarendo le basi biologiche di tale fenomeno. Come già avviene per tutte le malattie, non solo quelle dermatologiche, anche per la vulvodinia, la componente emotiva (stress emozionale) può influenzarne il decorso. Come è ben noto, la soglia del dolore può essere più alta nei momenti positivi della vita (es. la gioia del parto che permette alla donna di sopportare meglio il dolore) e più bassa nei momenti di maggiore tensione emotiva (es. la paura dell'ago, accentua il dolore al momento del prelievo di sangue). L'approccio multidisciplinare (dermatologo, psicologo, neurologo, ginecologo, etc) può essere molto prezioso sia ai fini diagnostici che terapeutici. Le allodinie sono molto più evidenti quando si presentano al cavo orale (orodinia), alla lingua (glossodinia) e ai genitali esterni (es. vulvodinia, penodinia, anodinia, etc) in quanto organi riccamente innervati e pertanto più esposti al danno neuropatico. In condizioni fisiologiche, il dolore è localizzato e proporzionale all'intensità dello stimolo ricevuto, in caso di danno neuropatico, il dolore puó essere di tipo urente (bruciore), continuo o episodico e associarsi ad altri sintomi come la cosiddetta sensazione di punture di spillo (formicolio) o di scossa elettrica. Nel dolore neuropatico, le terminazioni nervose (nocicettori) aumentano il numero di recettori adrenergici, come meccanismo di difesa. In studi recenti sono state descritte nella vulvodinia, alterazioni funzionali dei recettori vanilloidi TRPV1 cutaneo mucosi (up regulation), speciali termocanali ionici costituiti da una catena polipeptidica di 839 aminoacidi e implicati nella trasduzione del dolore. I livelli di neurotrasmettitori e neuromodulatori possono essere alterati, con il risultato di una ipersensibilità di cute, mucose e talora dei tessuti sottostanti. Anche la cistite interstiziale, rientrerebbe infatti nella vasta famiglia delle allodinie.


La terapia va adattata di volta in volta al singolo caso clinico e persino nella stessa paziente

Al momento della visita specialistica, devono essere innanzitutto ricercate eventuali altre patologie associate. Tra i farmaci utilizzati per il trattamento della vulvodinia, rivestono notevole importanza quelli che modulano il pathway biochimico del dolore neuropatico e vanno assunti sempre sotto stretto controllo del medico. Nella maggior parte dei casi le cure della vulvodinia possono richiedere diversi step terapeutici, durante i quali si alternano periodi di benessere e fasi transitorie di peggioramento del quadro clinico. Il fatto che nel foglietto illustrativo dei farmaci prescritti non compare la dicitura "vulvodinia", disorienta ulteriormente la paziente, che si trova ad assumere un farmaco utilizzato in medicina per curare anche altre malattie. L'impiego di prodotti per uso topico è quasi sempre poco tollerato dalle pazienti, che riferiscono spesso un peggioramento dei sintomi anche dopo una singola applicazione di crema o lavaggio con detergente. La terapia sistemica va adattata di volta in volta al singolo caso clinico e può comprendere anche farmaci con importanti effetti collaterali (es. antistaminici, antidepressivi, analgesici, antiepilettici, benzodiazepine, etc) se assunti senza le indicazioni del proprio medico. Per quanto riguarda gli indumenti intimi sono da preferire i tessuti leggeri in cotone bianco o in seta, le cui fibre lisce riducono al minimo l'attrito e la conseguente irritazione meccanica. Al momento della visita specialistica, in base ad un'accurata anamnesi della paziente, saranno forniti consigli personalizzati sulle normali abitudini quotidiane, come la detersione intima con prodotti delicati (es. acqua termale, acqua borica, etc) o addirittura solo con acqua. Anche le cosiddette medicine non convenzionali (es. omeopatia, omotossicologia, fiori di Bach, agopuntura, etc) ed alcuni rimedi naturali (es. acido alfa lipoico, aliamidi, etc) possono talora affiancare la terapia medica. Per la cura di una patologia così complessa come la vulvodinia è importante evitare terapie fai da te e rivolgersi sempre al proprio medico, prima di assumere farmaci. È importante spiegare alla paziente affetta da vulvodinia, che in caso di eventuale ricorso a brevi cicli di terapia con farmaci impegnativi (es. antidepressivi), si tratta di molecole utilizzate per il trattamento del dolore neuropatico e non per curare un eventuale stato di stress associato, per il quale può essere più utile un supporto psicologico, magari di coppia, dal momento che la vulvodinia è un problema che non va affrontato da sole, ma rendendo partecipe ed informando il proprio compagno, che la vulvodinia è una patologia reale e non affatto immaginaria.


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