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SCABBIA E ACARIASI: IL PRURITO VIEN DI NOTTE

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
Scafati (Salerno) - Sant'Antimo (Napoli)



SCABBIA: è una parassitosi cutanea provocata dall'acaro sarcoptes scabiei e contagiata quasi sempre per contatto interumano prolungato (es. persone che condividono lo stesso letto o gli stessi indumenti). Sebbene la scabbia venga da sempre elencata tra le patologie a trasmissione sessuale, la trasmissione venerea è solo una delle tante possibilità di contagio. Essa infatti è molto comune anche in età pediatrica e negli anziani, a causa delle ridotte difese di bambini e anziani, nei confronti di un parassita presente nell'ambiente. La scabbia è una parassitosi che viene causata dal sarcoptes scabiei umano e solo raramente dagli acari che parassitano gli animali (es. gatto, cane, etc). Dopo un periodo di incubazione di 2 - 3 settimane dal contagio, inizia un prurito generalizzato, che aumenta specialmente durante la notte (prurito notturno). In pochi giorni il prurito si estende anche ai familiari conviventi. L'acaro femmina, una volta penetrato nella cute, scava un cunicolo nello strato corneo, lungo qualche millimetro (foto 1) all'interno del quale deposita le uova. Al momento della visita specialistica, non sempre il cunicolo è visibile e talora l'acaro può essere ricercato mediante dermatoscopia (ricerca in vivo del sarcoptes scabiei). Le papule (foto 2) conferiscono sia al bambino che all'adulto, un prurito feroce, che si accentua soprattutto di notte. Con la visita dermatologica, vanno escluse altre possibili cause di prurito notturno. Spazi interdigitali delle mani, polsi, ascelle, ombelico, capezzoli e zone intime, sono le aree più spesso interessate, mentre il viso generalmente non è interessato. Le forme di scabbia non trattate tendono a manifestarsi con noduli a livello ascellare (noduli post scabbiosi). Esistono anche forme di scabbia del lattante e forme tipiche dei soggetti immunodepressi (es. persone che utilizzano farmaci immunosoprressori, soggetti HIV positivi, etc). La scabbia norvegese (detta anche scabbia crostosa o eritrodermica) si presenta con un'eritrodermia crostosa diffusa su tutto il corpo e perionissi e talora può simulare una psoriasi. Anche questa forma è molto contagiosa. Nella scabbia gli esami del sangue sono generalmente normali e a volte può presentarsi un aumento degli eosinofili nella formula leucocitaria dell'emocromo o un aumento delle IgE totali (PRIST). Chiaramente sono moltissime le forme di prurito caratterizzate da un aumento delle IgE e solitamente l'elemento che consenste la diagnosi di certezza della scabbia è la presenza di più membri della stessa famiglia, con prurito insorto nello stesso periodo.

ACARO DELLA SCABBIA: il sarcoptes scabiei humanus è di dimensioni molto piccole (0,4 x 0,3 mm la femmina e 0,2 x 0,15 mm il maschio), ha 4 paia di zampe corte e ricoperte da ventose (zampe anteriori) o setole (zampe posteriori). L'acaro ha un colore biancastro, il dorso a striature trasversali e ricoperto da sottili peli setolosi. La femmina deposita nel cunicolo 40 - 50 uova che si schiudono dopo circa 3 giorni. L'acaro può essere presente in qualsiasi ambiente e non necessariamente la scabbia è dovuta a scarsa igiene. Esistono anche altri acari in grado di provocare manifestazioni cutanee simili alla scabbia, come ad esempio i parassiti di polli, anatre e piccioni (Dermanyssus gallinae), i parassiti dei rettili (Ophionyssus natricus) e gli acari della farina (Tyrophagus putrescientae). In questi casi si utilizza il termine generico di acariasi (il termine acaro deriva dal greco àkari = vermicello).


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(1) Cunicolo scabbioso sul dorso del dito - (2) Lesioni papulose e intensamente pruriginose sul corpo - (3) Esiti da grattamento feroce


In età pediatrica, la scabbia può impetiginizzarsi a causa del grattamento cronico del bambino. Oggi esistono terapie di nuova generazione, sicure anche per i bambini molto piccoli, purché prescritte dal dermatologo al momento della visita e non ricorrendo a inutili e pericolosi trattamenti "fai da te".

COSA FARE: nel sospetto di un'infezione da scabbia (forte prurito che insorge contemporaneamente in più membri della stessa famiglia) la visita dermatologica rimane il modo migliore per avere una diagnosi di certezza ed una terapia mirata. Al momento della visita, il dermatologo può decidere di effettuare una ricerca acaro in vivo o di procedere direttamente con la terapia. In base alle zone interessate, alla fascia di età, alla presenza di eventuali patologie o di assunzione di farmaci, il dermatologo programmerà la terapia più adatta, ricorrendo alle molecole attualmente disponibili (es. permetrina, benzoile benzoato, crotamitone, bucarbetene, etc). La terapia va effettuata da tutti i membri della famiglia e persino nei conviventi che non hanno prurito. Solo in questo modo si evita il fastidiosissimo effetto ping pong (fenomeno per il quale alcuni familiari guariscono, mentre altri iniziano a grattarsi). Nella scabbia in gravidanza, la terapia va formulata dal dermatologo al momento della visita specialistica e comunicata in ogni caso al proprio ginecologo. Nei bambini i noduli ascellari post scabbiosi, sono spesso il segno di un'avvenuta reazione immunitaria e talora persistono anche mesi dopo la guarigione. La biancheria intima, le lenzuola, le federe, i vestiti utilizzati, possono essere rinchiusi in un sacchetto di plastica per circa 2 giorni e lavati successivamente a 60°C. L'applicazione dello scabicida va effettuata secondo le modalità stabilite al momento della visita specialistica con il proprio dermatologo. In alcuni casi il prurito persiste alcune settimane dopo il corretto impiego del farmaco. In alcuni casi si può trattare di eczema da contatto al farmaco, in altri casi di reazione di ipersensibilità alle sostanze liberate dall'acaro o a recidiva.

STORIA DELLA SCABBIA: il termine scabbia deriva dal latino scàbere = grattare. La scabbia è già menzionata nelle Sacre Scritture e ampiamente trattata nel De Ornatu Mulierum della Dottoressa Trotula de Ruggiero della Scuola Medica Salernitana (XI secolo). L'acaro della scabbia fu identificato per la prima volta, venerdì 20 giugno 1687 dal naturalista italiano Giacinto Cestoni, che in una lettera indirizzata a Francesco Redi, descriveva accuratamente i parassiti della scabbia nella forma e nelle dimensioni, con il nome di pellicelli della scabbia umana. Nella letteratura medica antecedente al 1687, il termine scabbia veniva utilizzato impropriamente e in maniera generica per definire numerose patologie cutanee (es. psoriasi, acne, eczema, orticaria, etc). Oggi nonostante il termine scabbia possa ancora generare nel paziente disagio e imbarazzo, si tratta di una patologia facilmente curabile. Una volta accertata la diagnosi con la visita specialistica, i farmaci attualmente disponibili consentono di curare la malattia nel giro di qualche settimana.


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