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La rosacea si localizza essenzialmente alle regioni centrali del viso (es. guance, naso, mento, etc) e talora al distretto oculare (rosacea oculare). Questa patologia è anche denominata maledizione dei celti, in quanto è molto più visibile nei soggetti nordici con cute chiara. La rosacea interessa entrambi i sessi, con una lieve prevalenza nelle donne. Nei mesi estivi l'abbronzatura tende a uniformare il colore del viso e quindi a mascherare l'eritema, dando la falsa percezione di un miglioramento. Contrariamente all'acne, l'esposizione al sole costituisce quasi sempre un fattore aggravante per la rosacea (malattia fotoaggravata) anche se il peggioramento clinico si rende evidente nei mesi freddi, specie quando si passa da un ambiente ben riscaldato (es. casa, ufficio, scuola, etc) al vento e al freddo dell'ambiente esterno. Una visita dermatologica accurata consente solitamente di inquadrare la patologia sia sul piano diagnostico che terapeutico, senza dimenticare i preziosi consigli ai fini di una corretta prevenzione. Chi soffre di couperose, dovrebbe utilizzare tutte le mattine, anche nei mesi freddi, una crema con fattore di protezione molto alto. Le moderne creme dermatologiche, consentono una protezione adeguata, pur essendo quasi trasparenti. Nelle donne ad esempio, una buona abitudine, potrebbe essere quella di sostituire la propria crema base per il trucco, con una crema dermatologica vasoprotettrice ad elevato fattore di protezione solare. Molte di queste creme, si prestano benissimo al normale make up e possono persino essere ricoperte dal cosmetico colorato secondo le modalità consigliate dal proprio dermatologo al momento della visita specialistica. Di sera invece, il dermatologo consiglia al momento della visita specialistica, l'impiego di un farmaco o di un cosmeceutico adatto al singolo paziente, in base alle manifestazioni cliniche in atto. Non vi sono rimedi che da soli sono in grado di eliminare una volta per tutte la rosacea, ma una terapia personalizzata al singolo paziente, consente solitamente di ridurne le manifestazioni cliniche e prevenire un peggioramento. Esistono attualmente in commercio intere linee dermocosmetiche per pazienti affetti da couperose, che vanno dal latte detergente, al tonico struccante, alle polveri colorate (camouflage), fino alle creme a base di vasoprotettori e fotoprotettori. La visita dermatologica è importante anche per differenziare la rosacea da malattie di diversa natura (es. acne volgare, acne di Majorca, dermatite periorale di Mihan e Ayres, lupus eritematoso, sifilide secondaria, sarcoidosi, tigna del viso (tinea faciei), dermatite atopica, psoriasi, eczema da contatto, etc).
STADIO I (fase eritematosa): eritema e teleangectasie visibili a livello delle regioni centrali del viso, specie dopo i pasti, negli sbalzi di temperatura e nelle situazioni di tensione emotiva. In questi momenti, il paziente tende ad evirare i luoghi caldi (termofobia);
STADIO 2 (fase edematosa): l'eritema non è più soltanto occasionale, ma persiste. L'edema (gonfiore) del viso, può dar luogo nelle situazioni più impegnative, all'edema persistente della malattia di Morbihan, descritta nel 1957 dal dermatologo francese Robert Degos;
STADIO 3 (fase papulopustolosa): in questa fase, papule miliari e pustole non follicolari, sono localizzate alle regioni centrali del viso, su uno sfondo eritematoso. In alcuni casi si possono osservare blefarite e congiuntivite (rosacea oculare o oftalmica). La fase pustolosa della rosacea ha generato nei secoli un'enorme confusione tra acne volgare e rosacea.
STADIO 4 (fase ipertrofica): situazione fortunatamente rara, caratterizzata da fibrosi dermica e deformazione del naso (rinofima), del mento (mentofima), delle palpebre (blerfarofima) e delle orecchie (otofima).

Foto: rosacea al primo stadio, localizzata alle guance (in alto) e alla fronte (in basso)
Già mille anni fa, il medico persiano Avicenna, descrisse la rosacea con il nome di badschenân (termine successivamente convertito in abedsamen). Nel Regimen Sanitatis Salernitatum della Scuola Medica Salernitana, si raccomanda agli individui cosiddetti sanguigni, di astenersi dal troppo riscaldarsi in estate, raccomandazione tuttora valida a distanza di circa 1000 anni. Nel 1275 il chirurgo emiliano Guglielmo da Saliceto, nella sua opera summa conservationis et curationis, utilizza il termine gutta rosea per descrivere la rosacea (gutta rosea supra nasum et circa, et tota facie apparente). In alcuni passi dell'opera l'autore ricorre a sinonimi come aura cervina e buzicagua, (termini utilizzati all'epoca per indicare un noto vino di Bordeaux) per sottolineare sia il colore delle manifestazioni cliniche, sia un possibile ruolo scatenante dell'assunzione di alcol. La rosacea fu descritta accuratamente nel 1363 dal chirurgo francese Guy de Chauliac, che la denominò goutterose. A quei tempi tra i rimedi più utilizzati ricordiamo le applicazioni di acqua distillata di fave o di acqua e prezzemolo macerato e i bagni in acqua solfurea. Per via orale si utilizzavano talora decotti di viola tricolor (viola del pensiero), dulcamara, bardana e nasturzio, in grado secondo le teorie dell'epoca, di purificare il sangue. Le terapie topiche e sistemiche non erano in grado di apportare benefici apprezzabili e furono proposte persino metodiche cruente, come l'applicazione di sanguisughe sul viso del paziente (studi del medico portoghese Zacuto Lusitano), il salasso della vena frontale (pubblicazioni del chirurgo francese Guy de Chauliac) e l'epistassi, rivelatesi anche esse scarsamente efficaci. Agli inizi del 1400 il medico fiorentino Niccolò di Francesco Falcucci (noto anche come Nicolaus Florentinus) nei suoi sermones medicinales, suddivideva la rosacea in 3 stadi clinici, caratterizzati rispettivamente da rossore del viso (I grado), presenza di papule o pustole (II grado) e presenza di ulcere cutanee (III grado). Al museo Louvre di Parigi è conservato un ritratto del 1492 di Domenico Corrado Bigordi (detto il ghirlandaio) che raffigura un vecchio con rinofima (rosacea fimatosa), con il nipotino. Al Philadelphia Museum of art è conservato un dipinto olio su tavola del 1500 di Jacopo Dé Barbari, raffigurante il ritratto di una gentildonna affetta da rosacea. Nel 1573 il medico svizzero Paracelso descrive la gutta rosacea faciei nel suo trattato De Communibus Apostematibus. In seguito furono utilizzati diversi termini per indicare la rosacea, tra cui guttarosa, goutterose, gotta rosacea, couperose, copparosa, cuprirosa (termine latino per indicare un colore rosa con sfumature color rame) e persino pustole di vino, per la credenza popolare di un tempo che attribuiva l'origine di tale malattia al consumo di bevande alcoliche. Negli anni altri autori hanno accuratamente studiato la malattia, tra cui il medico italiano Niccolò di Francesco Falcucci e i medici francesi Jean François Fernelius e Ambroise Paré. Agli inizi del 1700 il dermatologo francese Jean Astruc, riportò alcune caratteristiche della rosacea in base alla variante clinica osservata. Egli descrisse una variante eritematosa caratterizzata solo da rossore del viso, una variante varicosa caratterizzata da rossore e teleangectasie e una variante squamosa, probabilmente simile alla patologia che attualmente definiamo con il nome di dermatosi mista del viso (compresenza di rosacea e dermatite seborroica). Nel 1712 il dermatologo inglese Daniel Turner descrisse accuratamente i trattamenti medici da effettuare in presenza di rosacea, nel quarto capitolo del suo treatise of disease incident to the skin. Nel 1777 il dermatologo francese Anne Charles Lorry dedica due importanti capitoli alla rosacea, all'interno del suo tractatus de morbis cutaneis, intitolandoli rispettivamente "de gutta rosea" e "de rubore et tumoribus in cute narium". Nello stesso periodo il dermatologo austriaco Joseph von Plenck, suddivise la rosacea (macula rubra) in 9 stadi clinici denominati rispettivamente gutta rosacea simplex, gutta rosacea Ĺ“nopotatorum, gutta rosacea idropotatorum, gutta rosacea febbrile, gutta rosacea perionalis, gutta rosacea erpetica, gutta rosacea sifilitica, gutta rosacea lactantium e gutta rosacea variolosa. Sempre in quegli stessi anni, il dermatologo francese Jean Louis Alibert, descrive la rosacea pustolosa come dartre pustulense couperose. Il termine di acne rosacea fu invece utilizzato la prima volta nel 1812 dai dermatologi della Scuola inglese, in particolare da Thomas Bateman e Robert Willan, che descrissero la rosacea come una delle sei varianti cliniche dell'acne volgare (acne sebacea, acne comedonica, acne miliare, acne frontale, acne hordeolatus e acne gutta rosacea). Altri illustri dermatologi dell'epoca come Laurent Biett, Alphée Cazenave ed Henri Edouard Schedel, suddivisero l'acne in quattro varianti: acne simplex, acne indurata, acne rosacea ed acne sebacea. Nel 1842 il dermatologo tedesco Karl Gustav Theodor Simon propose l'importanza nella rosacea del demodex follicolorum, acaro presente nella pelle di tutti gli individui, maggiormente concentrato nelle aree centrali del viso. Nel 1845 il dermatologo austriaco Ferdinand Ritter von Hebra descrive il rinofima (cosiddetto naso del bevitore). Solo nel 1891 il dermatologo statunitense Henry Granger Piffard propose la distinzione della rosacea dall'acne. In quegli stessi anni, Wilson propose finalmente di utilizzare il nome rosacea da solo, eliminando finalmente il prefisso acne, malattia completamente diversa dalla rosacea. Nel 1940, i dermatologi americani Paul O'Leary e Robert Kierland descrivono il primo caso di rosacea fulminante (nota anche come rosacea fulminans o pioderma facciale), caratterizzata dalla comparsa improvvisa al viso di placche eritematose e pustole, talora resistenti alle terapie tradizionali. Nel 1957, il dermatologo francese Robert Degos, descrive la malattia di Morbihan (linfedema da rosacea), caratterizzata da edema persistente del viso di consistenza dura alla palpazione, alterazione del microcircolo linfatico del volto (linfedema) e fibrosi indotta dai mastociti cutanei. Termini come couperose ed acne rosacea sono ancora oggi utilizzati nel linguaggio comune e in molti testi medici e potrebbero essere unificati con un unico termine dalla pronuncia più semplice come rosacea.

Foto: le teleangectasie su sfondo eritematoso sono quasi una costante nella rosacea
1) rosacea eritemato teleangectasica (si presenta con pelle sensibile, eritema, flushing e termofobia);
2) rosacea papulo pustolosa (caratterizzata da eritrosi, teleangectasie, papule e pustole);
3) rosacea fimatosa (caratterizzata da edema e ispessimento cutaneo mediati soprattutto dal fattore TGF-β1);
4) rosacea oculare (può manifestarsi con blefarite congiuntivite e talora orzaiolo);
5) rosacea neuropatica (nella genesi dell'infiammazione neurogena sono coinvolti numerosi neuropeptidi).
Recentemente sono stati effettuati studi, che hanno rivalutato il possibile ruolo proinfiammatorio del demodex follicolorum e del bacillus oleronius, entrambi microrganismi presenti nella flora microbica cutanea di tutti gli individui. L'enzima lipasi di questi microrganismi, degrada il sebo in acidi grassi irritanti, in maniera analoga a quanto si verifica nell'acne volgare ad opera del propionium bacterium acnes. Una concentrazione molto alta di demodex nella flora microbica cutanea, può indurre talora ad una pitiriasi del follicolo pilo sebaceo, con un quadro clinico simile alla rosacea e denominato demodicosi o follicolite da demodex (rosacea da demodex). I livelli aumentati di VEGF (fattore di crescita dell'endotelio vascolare) a livello del microcircolo cutaneo superficiale, rendono la cute dei pazienti affetti da rosacea, particolarmente reattiva ai normali stimoli ambientali. Nella patogenesi neurovascolare della rosacea, l'infiammazione del microcircolo ha un ruolo centrale (infiammazione neurogena) e vede coinvolti anche numerosi neuropeptidi (es. sostanza P, PACAP, etc), attività enzimatiche dell'epidermide (es. lipasi, callicreina 5 ed altre serinproteasi STCEs), peptidi antimicrobici (es. catelicidina, allarmine, difensine, etc) e citochine proinfiammatorie (es. IL8, TNFα, NFkB, etc).
Una rosacea da gram negativi (es. Klebsiella, Proteus, Escherichia coli, etc), sarà trattata con farmaci diversi rispetto ad una rosacea pustolosa o a una demodicosi. Al momento della visita specialistica, in base alla variante clinica di rosacea e soprattutto allo stadio (es. forma pustolosa, forma teleangectasica, etc), sarà programmata una terapia con farmaci sistemici o topici specifici. I trattamenti con luce pulsata, possono in alcuni casi migliorare il quadro clinico, ma rischi e benefici vanno valutati caso per caso, dal momento che non vi sono trattamenti rapidi ed ugualmente efficaci per tutti i casi. Esistono in commercio diverse linee dermocosmetiche specifiche per i pazienti affetti da rosacea, che comprendono detergenti delicati, creme lenitive foto e vasoprotettrici e prodotti di camouflage specifici, in grado di ridurre la componente eritematosa. Nei pazienti con rosacea, al momento della visita specialistica, viene associata quasi sempre alla terapia farmacologica topica o sistemica, una crema ad alto fattore di protezione solare, da applicare al mattino tutto l'anno, anche nei mesi freddi e nelle giornate piovose. Nelle donne alcuni di questi prodotti, possono essere anche adoperati come base cosmetica per il makeup. Rispetto alle comuni protezioni solari da mare, i prodotti specifici per pelli con rosacea, contengono al loro interno oltre ai comuni filtri solari, anche sostanze attive sulla protezione del microcircolo cutaneo.

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