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Dermatologo Dott. Del Sorbo

Dizionario dei termini utilizzati in dermatologia

a cura del Dermatologo Dott. Del Sorbo
SALERNO - SCAFATI

A

ACANTOLISI: consiste nella perdita di coesione tra le cellule dell’epidermide con formazione di vescicole e bolle. Essa si verifica in molte patologie cutanee come il pemfigo, il pemfigoide, l’herpes, l’impetigine bollosa, la malattia di Darier, la malattia di Grover e la malattia di Hailey Hailey.

ACANTOMA: è un tumore benigno della cute dovuto all’ispessimento dello strato malpighiano dell’epidermide.

ACANTOSI: indica l’aumento del numero delle cellule che compongono lo strato spinoso dell’epidermide. Nei processi benigni tali cellule aumentano di numero, conservando però tra di loro i normali rapporti di adesione intercellulare. Nei processi maligni esse invece perdono tali rapporti, accrescendosi in modo disordinato e tumultuoso; la forma e il volume di esse ne risultano perciò alterati. L’acanthosis nigricans invece è una patologia caratterizzata da pigmentazione e secchezza delle pieghe cutanee (es. collo, ascelle, inguine).

ACARIASI: indica un vasto gruppo di patologie cutanee causate dall’infestazione da acari. Una causa comune di acariasi è la scabbia.

ACARI: sono dei parassiti a 8 zampe (gli insetti ne hanno solo 6) e possono infestare la cute determinando diverse patologie. Il Sarcoptes scabiei è detto acaro della scabbia, mentre il dermatophagoides è detto acaro della polvere e può essere causa di reazioni allergiche di varia entità (rinite, asma, dermatite atopica). Un normale esame dermatoscopico con ottica di 50 ingrandimenti (entomoscopia) permette la visualizzazione dell’acaro.

ACAROFOBIA: paura di avere prurito o di essere infestato da parassiti che causano prurito. Si può associare alla sindrome di Münchhausen.

ACIDO ARACHIDONICO: è un acido grasso polinsaturo, precursore degli eicosanoidi (prostaglandine, leucotrieni, tromboxani).

ACRODERMATITE PAPULOSA INFANTILE: è una dermatite eruttiva scarsamente contagiosa, caratterizzata da papule eritematose agli arti, al viso e alle natiche; può associarsi a una epatite B anitterica. Alcuni virus sono stati associati a questo particolare quadro clinico dermatologico che colpisce quasi esclusivamente bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni. Quelli identificati più frequentemente sono: virus dell’epatite B, virus di Epstain-Barr, Coxsackie virus, ECHO virus. Il quadro clinico è caratterizzato da papule di color rosso-porpora. Le sedi prevalentemente colpite sono: guance, natiche, braccia e gambe. La malattia si risolve di solito spontaneamente nel giro di 3-6 settimane. Le recidive sono molto rare.

ACNE NEONATALE: l’acne neonatorum di Crocker o acne neonatale, fu descritta la prima volta il 19 Aprile 1884 dal dermatologo inglese Henry Rafcliffe Crocker e può esordire alla nascita o poche settimane dopo, con manifestazioni cliniche polimorfe, simile all’acne dell’adolescente (es. comedoni, papule, pustole, etc) localizzate soprattutto alle guance, al naso e alla regione frontale. L’acne del neonato (baby acne) è dovuta essenzialmente alla presenza fisiologica di androgeni materni in circolo, nelle settimane successive alla nascita e può talora persistere alcuni mesi. L’ambiente seborroico favorisce la crescita del lievito Malassezia furfur, quasi sempre conseguenza e non causa del problema. Al momento della visita, il dermatologo può suggerire dei rimedi topici mirati e non aggressivi, per accelerare il processo di risoluzione spontanea dell’acne neonatale, che si verifica solitamente entro i 6 mesi. È solitamente sconsigliata l’applicazione di creme molto grasse.

ACQUADINIA: sensazione di bruciore alla pelle a contatto con l’acqua, che si associa talora a formicolio tipo punture di spilli o al cosiddetto prurito acquagenico.

AFTE: le afte sono ulcerazioni dolenti e recidivanti del cavo orale o dei genitali esterni.

ANETODERMIA: si tratta di un disturbo atrofico della cute per un difetto delle fibre elastiche. Esistono diverse varianti di anetodermia, tra cui ricordiamo la variante Pellizzari, la variante Alexander, la variante Jadassohn e la variante Schweninger Buzzi.

B

BABESIA MICROTI: protozoo dei roditori capace di parassitare gli eritrociti umani e animali. Babesia divergens è responsabile delle rare forme di babesiosi riscontrate in Europa.

BABESIOSI: la babesiosi umana è una zoonosi trasmessa da un roditore infetto per mezzo di una zecca del genere Ixodes che funge da vettore. Negli Stati Uniti d’America la zecca in questione è la Ixodes mentre in Europa è la Ixodes ricinus. Le zecche si infettano ingerendo i parassiti contenuti negli eritrociti.

BALANITE: fenomeno infiammatorio tipico delle mucose genitali maschili, localizzato a livello del glande (balanite), del prepuzio (postite) o in entrambe le sedi (balanopostite). Le cause più frequenti sono di tipo irritativo (es: balanite da sfregamento, balanite psoriasica, balanite seborroica, etc), allergico (es: balanite eczematosa da contatto, etc), degenerativo (es: balanite plasmacellulare di Zoon, balanite xerotica obliterans di Stuhmer, balanite pseudoepiteliomatosa cheratosica e micacea di Civatte, balanite gangrenosa di Fournier, eritroplasia di Queyrat, leucoplachia, carcinoma spinocellulare del glande, etc), endocrinologico (es: balanite diabetica), infettivo (es: balanite da candida, balanite da dermatofiti, etc) e autoimmune (es: balanopostite aftosica di Du Castel, balanite circinata di Bataille e Berdar).

BALANOSCOPIA: tecnica rapida e non invasiva utilizzata in dermatologia genitale per valutare le caratteristiche vascolari della mucosa genitale maschile. È anche nota con i termini di peniscopia, genitoscopia, microscopia di superficie e glandoscopia. Una tecnica analoga utilizzata in dermatologia genitale femminile si chiama vulvoscopia.

C

CANDIDOSI: è la più frequente infezione da lieviti (Candida albicans, Candida tropicalis, etc) dell’area genitale. Attraverso un semplice esame colturale il dermatologo al momento della visita può escludere o confermare la presenza di tale microrganismo. Nei diabetici è molto frequente la balanite o balanopostite da candida albicans. Una volta individuato il tipo di candida (generalmente impiega circa una settimana per crescere in coltura) si po’ programmare una terapia mirata.

CARCINOMA BASOCELLULARE: il carcinoma basocellulare, noto anche come epitelioma basocellulare, basotelioma o più semplicemente basalioma è il più frequente tumore cutaneo e si localizza generalmente nelle aree cutanee esposte per molti anni al sole.

CHELOIDE: cicatrice abnorme che può far seguito a un trauma cutaneo, come piercing, ferite chirurgiche, lesioni acneiche e ustioni. Vai all’articolo completo sui cheloidi.

CHERATOSI SEBORROICA: tumore cutaneo benigno e molto frequente. È anche conosciuta come verruca seborroica.

D

DERMATITE: termine generico utilizzato per indicare un’infiammazione della cute (sinonimo: eczema).

DERMATOFIBROMA LENTICOLARE: il dermatofibroma lenticolare è un tumore benigno della pelle, che si presenta generalmente scuro, duro e rilevato.

DERMATOLOGIA GENITALE: è la branca dermatologica che si occupa in particolare dello studio, della prevenzione e della cura delle problematiche relative a cute e mucose dei genitali esterni. In Italia essa è praticata da tutti i medici specialisti in dermatologia e venereologia e comprende sia le malattie contagiose che le malattie dermatologiche non infettive dei genitali esterni maschili e femminili.

DERMATOPOROSI: con il termine dermatoporosi viene indicata una fragilità cutanea cronica tipica dell’età geriatrica, importante soprattutto sul piano funzionale (es. atrofia cutanea, minore resistenza ai microtraumi, etc) oltre che estetico (es. porpora senile di Bateman, pseudocicatrici stellate di Colomb, etc).

E

ECTIMA CONTAGIOSO: Malattia causata dal parapoxvirus ovis e trasmessa dagli agnelli infetti all’uomo. L’ectima contagioso (ORF) si presenta con un quadro clinico abbastanza caratteristico, catatterizzato da macule rossastre sulla cute, che si trasformano rapidamente in pustole. Man mano che passano i giorni, la pustola somiglia man mano a un nodulo essudante ricoperto da una crosta e cade solitamente dopo qualche giorno senza lasciare cicatrici.

EPILUMINESCENZA: si tratta di una particolare tecnica diagnostica non invasiva che utilizza il dermatologo nell’osservazione della superficie cutanea (sinonimi: microscopia di superficie, dermatoscopia a epiluminescenza, mappa dei nei).

F

FOLLICOLITE: infiammazione della parte distale dell’unità pilosebacea, causata da trauma (es: rasatura, ceretta, epilazione) o da agenti patogeni (es: stafilococco, streptococco, etc). Le forme acute regrediscono in pochi giorni con adeguata terapia dermatologica. Le forme croniche, possono talora condurre alla distruzione permanente del pelo e conseguente alopecia cicatriziale (es: follicolite decalvante di Quinquaud).

FORUNCOLOSI: patologia infiammatoria cronica del follicolo pilifero, talora ricorrente, che si manifesta con pustole dolenti soprattutto a livello dei glutei.

G

GENITOSCOPIA: tecnica rapida e non invasiva con la quale è possibile osservare le mucose genitali maschili (penoscopia o balanoscopia) e femminili (vulvoscopia). Particolarmente utile in dermatologia genitale per differenziare fenomeni fisiologici come le papule perlacee e i grani di Fordyce, da eventuali infezioni da papillomavirus (es. creste di gallo).

GIANOTTI CROSTI: la malattia di Gianotti Crosti o acrodermatite papulosa infantile è una patologia esantematica tipica dell’età pediatrica. Essa si presenta con papule monomorfe al viso, ai glutei e gli arti, mentre il tronco è risparmiato.

GRANULOMA ANULARE: il granuloma anulare è reazione infiammatoria temporanea e reversibile della cute, che si presenta con chiazze di forma rotondeggiante, con bordi palpabili ben delimitati ed è dovuto a un’anomalia temporanea del derma e raramente del tessuto sottocutaneo. Molto raramente può essere associato a infezioni (es: Herpes, HIV, Virus di Epstein Barr, etc) ed esiste anche una variante generalizzata.

GONORREA: malattia venerea che si presenta con secrezioni uretrali (scolo). La gonorrea è provocata da dal gonococco e generalmente regredisce con la terapia dermatologica nel giro di qualche settimana.

H

HIGOUMENAKIS (segno di): ispessimento della parte mediale della clavicola, riscontrato in alcuni pazienti affetti da sifilide congenita (periostite luetica). Questo fenomeno fu osservato la prima volta nel 1927, dal dermatologo greco George Higoumenakis.

HPV HUMAN PAPILLOMA VIRUS: sono dei piccoli virus a DNA responsabili di svariate patologie, specie delle zone intime. I virus a basso rischio sono responsabili di patologie generalmente benigne (es: verruche volgari, verruche genitali o condilomi, verruche piane, verruche plantari, etc), mentre quelli ad alto rischio possono avere un ruolo determinante nella comparsa di tumori del distretto genitale.

I

IMPETIGINE CONTAGIOSA: malattia infettiva provocata dal contatto con lo streptococco o lo stafilococco, specie nella stagione estiva. I bambini sono maggiormente predisposti. Nel soggetto immunocompetente, una volta individuato il germe responsabile, l’impetigine rientra solitamente dopo pochi giorni dall’inizio della terapia antibiotica.

J

JESSNER KANHOF: l’infiltrazione linfocitaria benigna di Jessner Kanhof si presenta con placche rotondeggianti, rossastre e non desquamanti, che si estendono verso la periferia, mentre tendono a guarire verso il centro. Le chiazze si localizzano più frequentemente al volto e al dorso. La malattia ha un decorso prolungato con fasi di remissione e recidiva del quadro clinico. Con una visita dermatologica accurata si può escludere l’associazione con altre patologie.

K

KAPOSI (Malattia di Kaposi): il morbo di Kaposi è una patologia angioproliferativa multifocale della cute e delle mucose, che può colpire individui con basse difese immunitarie. Si presenta con chiazze e noduli di colorito violaceo. Recentemente si sta studiando il ruolo dell’herpes virus di tipo 8.

L

LICHEN SCLEROSUS: noto anche come lichen scleroatrofico è una patologia infiammatoria di tipo cronico, che si localizza frequentemente a livello del distretto anogenitale pur potendo interessare altri distretti cutanei (meno del 10% dei casi). Da come si può già intuire dal nome stesso, il termine scleroatrofico descrive le caratteristiche del quadro clinico. Le aree interessate infatti si presentano meno elastiche, di colorito disomogeneo (dal grigio perla al bruno marrone) e qualche volta può essere confuso con la vitiligine e la melanosi genitale, patologie che si presentano in queste zone rispettivamente con colorito ridotto (vitiligine) o aumentato (melanosi). Ma in queste due ultime condizioni l’unico aspetto clinico è il colorito non uniforme, mentre mancano invece i sintomi classici del lichen. Nel lichen sclerosus infatti, il colorito (a tratti più chiaro e a tratti più scuro) è dovuto soprattutto all’atrofia tissutale. Quando ad esempio nel maschio interessa il frenulo, può provocare una retrazione di questo e il glande risulta così costantemente scoperto. La disidratazione del glande dovuta alla ridotta capacità del prepuzio di svolgere la sua funzione protettiva, rende questa zona più vulnerabile e sensibile. Quando viene diagnosticato un lichen sclerosus in genere il Dermatologo spiega che il termine “cronico” significa che si tratta di una patologia che tende quasi sempre a persistere o a ripresentarsi. Quindi l’espressione utilizzata dal collega che l’ha visitata (con il lichen bisogna conviverci) è quindi concreta. E’ importante seguirne negli anni l’evoluzione, in quanto nella letteratura scientifica esistono casi di degenerazione neoplastica (circa il 5%). Si tratta spesso di persone con forme molto estese e trascurate per molti anni. Nella stragrande maggioranza dei casi invece il Dermatologo gestisce tale patologia con terapie locali o anche per via generale. Se è vero che dal lichen sclerosus non si guarisce mai del tutto, è anche vero che con i rimedi oggi esistenti si riesce a convivere con il problema quasi come se non ci fosse. Nelle donne tale problema, si presenta con la stessa frequenza del sesso maschile e determina altrettanti problemi di carattere pratico e le ripercussioni funzionali possono variare dalle semplici ragadi fino alla stenosi. Anche le donne necessitano pertanto di controllo specialistico, in quanto il rischio di degenerazione sebbene raro è una realtà concreta, infatti il lichen scleroatrofico è in entrambi i sessi una potenziale precancerosi, nel senso che nelle zone interessate dal lichen esisterebbe un’aumentata predisposizione alla comparsa di tumori cutanei (circa 5% dei casi secondo la letteratura). Le cause di questo disturbo così frequente non sono del tutto note e tra le varie ipotesi trova largo consenso la teoria autoimmunitaria, secondo la quale l’organismo produrrebbe degli autoanticorpi diretti contro la cute e le mucose delle aree interessate, con conseguente sclerosi, discromia, atrofia tissutale e quindi perdita di elasticità.

M

MELANOMA: costituisce il 3% di tutte le neoplasie maligne e origina solitamente dai melanociti della cute e delle mucose. In questi ultimi anni la sua incidenza nel mondo è aumentata (in Italia è superiore a 10 casi all’anno ogni 100.000 abitanti) ed è oggi responsabile di almeno l’1% dei decessi per tumori. Il melanoma può svilupparsi sulla cute sana o può insorgere in associazione con un neo preesistente. Oggi il dermatologo dispone di una tecnica rapida e non invasiva (dermatoscopia a epiluminescenza o mappa dei nei) in grado di stabilire in pochi minuti se un neo è semplicemente un neo.

MICOSI: infezione causata da funghi microscopici denominati miceti. Questi microrganismi si dividono in tre gruppi principali: dermatofiti, lieviti e muffe; e possono infettare la pelle, i capelli, le unghie e le aree genitali.

N


NEVO O NEO: il neo è una neoformazione generalmente benigna, caratterizzata dal raggruppamento di melanociti nel derma. La cosiddetta mappatura dei nevi (nevoscopia) va eseguita periodicamente presso il proprio dermatologo per differenziare un normale nevo comune dal melanoma, tumore particolarmente aggressivo.

NGAL: lipocalina associata alle gelatinasi dei neutrofili. Biomarcatore precoce di danno renale acuto, utilizzato insieme ai markers tradizionali di funzionalità renale (es. azotemia, creatininemia, cistatina C, Kidney Injury Molecule 1, interleuchina 18, etc), per valutare fin dalle primissime ore, l’insorgenza del danno renale (es. insufficienza renale acuta, nefropatia da mezzo di contrasto, danno renale da chemioterapici, nefrite da lupus eritematoso, etc). Questo importante marcatore di danno cellulare si può ricercare nel siero (s-NGAL) o più frequentemente nelle urine (u-NGAL) ed è noto in medicina anche come lipocalina 2. La NGAL è anche detta siderocalina, in quanto è in grado di legare il ferro (iron binding protein) e di sottrarlo al complesso ferro-sideroforo di alcuni batteri (es. propionibacterium acnes e tutti quei batteri che esprimono il cosiddetto lipocalin 2 binding siderophores), esercitando nei processi infiammatori, una possibile azione batteriostatica. Nei tessuti infiammati, la produzione di IL1β e l’attivazione di speciali toll like receptors (TLRs), stimolano la produzione di NGAL. La lipocalina 2 è oggi considerata un’importante fattore di crescita e un possibile biomarcatore di insulino resistenza, nelle pazienti con acne ed ovaio policistico. La lipocalina 2 (denominata anche adipochina, in quanto associata a obesità) sembra svolgere un’importante ruolo nel sistema immunitario, in particolare nella modulazione della cosiddetta bilancia Th1/Th2. In dermatologia sperimentale questa sostanza riveste un certo interesse, in quanto sembra essere coinvolta nella differenziazione dell’epidermide, specie durante la vita embrionale. Nell’adulto invece, livelli di NGAL sono riscontrabili a livello dei follicoli piliferi e in alcuni disturbi della cheratinizzazione (es. psoriasi, pitiriasi rubra pilaris, cheratinociti infetti da HPV, spinalioma, etc). Bassi livelli di lipocalina 2 sono stati riscontrati nella dermatite atopica, probabilmente legati ai bassi livelli di IL-17 (induttore di NGAL) dei pazienti atopici. Alcuni retinoidi sistemici impiegati per la cura delle malattie della pelle, inducono un’apoptosi cellulare, modulata da NGAL (neutrophil gelatinase associated lipocalin). L’isotretinoina ad esempio, induce l’apoptosi dei sebociti, mediante induzione di lipocalina 2. Secondo studi recenti, alla base di alcune forme di acne severa che rispondono ai retinoidi sistemici, vi sarebbe una ridotta trascrizione di NGAL. Molecole in grado di modulare la produzione di NGAL (immunocaline o lipocaline) potrebbero in futuro rappresentare una possibile alternativa a farmaci impegnativi come i retinoidi.

O

ONICOMICOSI: infezione delle unghie da parte di dermatofiti (es: microsporum, epidermophyton, trichophyton, etc), lieviti (es: candida) o muffe. Oggi il dermatologo dispone di un particolare esame (esame dell’unghia) in grado di rilevare nell’area sospetta la presenza di miceti.

P

PENODINIA: la penodinia è una condizione di ipersensibilità di cute e mucose genitali maschili, riferita come bruciore, dolore o prurito dei genitali esterni (male genital skin burning syndrome).

PENOSCOPIA: la penoscopia e la vulvoscopia sono due metodiche diagnostiche non invasive che permettono al dermatologo di valutare alcuni pattern morfologici che si possono osservare in corso di fenomeni fisiologici o patologici della cute e delle mucose dell’area genitale.

PITIRIASI ROSEA DI GIBERT: (si pronuncia in francese Gibé) è una patologia cutanea benigna, eritemato squamosa e spontaneamente risolutiva. La pitiriasi rosea fu descritta alla fine del 1860 dal dermatologo parigino Chamille Melchiorre Gibert.

POROCHERATOSI: gruppo di patologie cutanee causate da un’alterazione del processo di cheratinizzazione. Oltre alla porocheratosi di Mibelli (forma classica), esistono forme disseminate e attiniche. All’istologia si può osservare la tipica lamella cornoide.

PSEUDOCROMIDROSI PLANTARE: è detta anche tallone nero degli sportivi (talon noir in francese) ed è dovuta a un’emorragia puntiforme intracornea.

Q

QUEYRAT (eritroplasia di Queyrat): è una malattia degenerativa (precancerosi o carcinoma in situ) delle mucose genitali maschili (glande, prepuzio) e si presenta con delle chiazze rosse persistenti, che non regrediscono ad alcuna terapia locale.

R

REED (nevo di Reed): il nevo pigmentato a cellule fusate fu descritto da Reed nel 1985. All’esame dermatoscopico mostra delle caratteristiche cromatiche (pattern starbust ad esplosione stellare) che lo pone in diagnosi differenziale con il melanoma.

S

SARCOIDOSI: malattia granulomatosa cronica a carico degli organi in cui è presente il sistema istiocitario, cute compresa. La sarcoidosi cutanea può presentarsi con diverse varianti cliniche, sia a piccoli che a grandi noduli.

SCLEREDEMA: lo scleredema è un indurimento progressivo della cute del tronco e si può talora associare a importanti malattie sistemiche, come nel caso dello scleredema di Buschke.

SIFILIDE: malattia a trasmissione sessuale causata da un batterio denominato treponema pallidum. Esordisce generalmente con una piccola ferita indolore (sifiloma) localizzata al distretto anogenitale o al cavo orale, che appare 3-6 settimane dopo il rapporto “a rischio” per poi sparire spontaneamente entro qualche settimana. Spesso questa fase iniziale (sifilide primaria) passa inosservata soprattutto se si stanno assumendo antibiotici per altri motivi (es: per curare un mal di gola), ma l’infezione può persistere per anni, pur in assenza di sintomi. Se non viene curata, magari perché non si sa di averla contratta, può dar luogo prima a una dermatite diffusa su tutto il corpo detta roseola o sifilide secondaria fino a provocare, nei casi più impegnativi, cardiopatia, demenza, cecità, paralisi e morte (sifilide terziaria).

SUTTON (nevo di): si tratta di un nevo melanocitico circondato da un alone di depigmentazione (fenomeno di Sutton). È un nevo di tipo benigno, ma con una visita dermatologica accurata, si devono poter escudere eventuali patologie associate, come la vitiligine e in casi molto rari, il melanoma.

T

TOCOTRIENOLI: i tocotrienoli sono molecole dotate di un’ottima azione antiossidante. Essi vengono suddivisi in alfa, beta, gamma e delta e sono contenuti soprattutto nell’olio di palma e nell’olio di riso. Essi sono impiegati in dermatologia sia per uso topico che sistemico.

TPHA: Treponema Pallidum Hemagglutination Test è un test su prelievo ematico che viene praticato in tutti i laboratori, quando si sospetta una sifilide. Fa parte degli esami di screening per le malattie a trasmissione sessuale.

TRICODINIA: la tricodinia è una fastidiosa sensazione di dolore e bruciore avverita a livello dei capelli o del cuoio capelluto.

TRICOSCOPIA: l’esame tricoscopico viene effettuato al momento della visita dermatologica per monitorare alcune malattie dei capelli e del cuoio capelluto. Si esegue con un normale dermatoscopio, mediante il quale si possono ricercare specifiche strutture dermoscopiche, non ben visibili con una normale lente da ingrandimento (es. depressioni peripilari, vasi a forcina, follicoli vuoti, etc).

U

ULCERA MOLLE: detta anche ulcera venerea è un’infezione a trasmissione sessuale causata da un batterio gram negativo (Haemophilus ducreyi) e si presenta molle alla palpazione, al contrario dell’ulcera “dura” e indolente tipica della sifilide.

V

VITILIGINE: malattia dermatologica dal decorso piuttosto imprevedibile, caratterizzata da macule di colore bianco latte, in cui sono assenti i melanociti. Generalmente la repigmentazione delle chiazze avviene a partire dai melanociti del bordo e da quelli residui intorno ai follicoli piliferi dell’area acromica. A volte la vitiligine si può associare ad altre patologie autoimmuni.

VULVODINIA: la vulvodinia è una condizione di fastidio cronico dei genitali esterni femminili, percepita come dolore, bruciore, formicolio o prurito a livello vulvare, anche in assenza di manifestazioni cliniche evidenti.

VULVOSCOPIA: la vulvoscopia e la penoscopia sono due metodiche diagnostiche non invasive che permettono al dermatologo di valutare alcuni pattern morfologici che si possono osservare in corso di fenomeni fisiologici o patologici della cute e delle mucose dell’area genitale.

W

WICKHAM (Striae di Wickham): sono striature che si osservano tipicamente nel lichen planus e furono descritte per la prima volta agli inizi del 1900 dal dermatologo francese Louis Frédéric Wickham.

WINKLER (Noduli di Winkler): noduli dolorosi dell’orecchio esterno noti anche con il nome di condrodermatite nodulare dell’antelice.

X

XANTELASMA: gli xantelasmi o xantomi palpebrali, sono delle placchette giallastre localizzate alle palpebre. Il colore delle placche è dovuto all’accumulo di colesterolo nel derma.

XANTOGRANULOMA GIOVANILE: lo xantogranuloma giovanile a cellule giganti appartiene al vasto gruppo delle istiocitosi non a cellule di Langerhans e si presenta sia nel bambino che nell’adulto con delle tipiche papule di colore giallo arancio.

XERODERMA PIGMENTOSO: genodermatosi molto rara (circa 1000 casi al mondo) descritta da Kaposi nel 1870. I pazienti affetti da questa patologia hanno un difetto di riparazione dei danni del DNA, che porta a estrema fotosensibilità, tumori maligni e malattie oculari.

Y

YAG (laser Neodimio YAG): YAG indica la sigla del cristallo di Yttrio Alluminio e Garnet utilizzato per trattare alcune lesioni vascolari del viso (es: teleangectasie, rosacea) o del corpo (es: capillari, angiomi piani, etc). Queste apparecchiature emettono un fascio di luce a 1064 o 532 nm, specifico per le lesioni di colore rosso.

Z

ZOSTER (herpes zoster): detta anche fuoco di Sant’Antonio, è un’infezione molto frequente ed è causata dal virus varicella-zoster. Si presenta con vescicole a grappolo a volte dolenti e una volta diagnosticato, guarisce in seguito a una terapia dermatologica antierpetica per via orale e locale.

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